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''Ci siamo dimenticati cosa è stato il Muse per Trento e rappresenta ancora oggi? Grazie a Lanzinger per aver migliorato la qualità della mia vita''

La fisica Giovanna Zobele Lipparini ha scritto una lettera di sostegno al direttore del Museo dopo l'ennesimo braccio di ferro con il presidente di nomina politica Stefano Zecchi: ''Davvero non capisco questo accanimento che trovo ingrato, ingiustificato e vergognoso''

Michele Lanzinger e Renzo Piano nella lobby del MUSE - Museo delle Scienze. Foto Wikipedia di Giacomo Vadalà/MUSE
Di L.P. - 07 December 2020 - 19:28

TRENTO. ''Ci siamo scordati “Il diluvio universale”, forse la più bella mostra che sia stata realizzata in un Museo scientifico italiano? Ci siamo dimenticati “Il terzo scimpanzè”? Ci siamo dimenticati che Trento è una piccola città, e che grazie al Muse lanciato da Lanzinger ha assunto una notorietà internazionale? Davvero non capisco questo accanimento che trovo ingrato, ingiustificato e vergognoso. Da parte mia ringrazio Lanzinger per aver migliorato la qualità della mia vita con la sua vastissima, incessante offerta culturale proposta''. Questa parte della lettera scritta da Giovanna Zobele Lipparini che ha voluto con il testo pubblicato qui sotto portare la sua vicinanza al direttore del Muse Michele Lanzinger al centro dell'ennesima polemica nata con il presidente di nomina politica Stefano Zecchi.

 

Tra le questioni sul tavolo della querelle anche quella, annosa, dei precari che da anni lavorano nel museo ma, in realtà, sembra essere più una partita di ''potere'' che dai grandi ideali. Zecchi è noto come mal sopporti il fatto che Lanzinger controlli la struttura senza troppa fatica avendola di fatto costruita e sviluppata negli anni grazie alle sue competenze nell'ambito, alle sue relazioni internazionali e all'assoluta stima di cui gode sia all'interno che all'esterno in ambito scientifico. E infatti lunedì 30 novembre il presidente si è astenuto nella votazione sulla variazione di bilancio, motivando il suo gesto con la “scarsa trasparenza” nella gestione del personale.

 

Nell'ultima videoconferenza con i membri del consiglio di amministrazione Laura Strada e Alberto Pacher, e con lo stesso presidente del Museo delle scienze di Trento, l'assessore alla Cultura Bisesti ha annunciato di voler sciogliere il nodo lavoratori organizzando un bando per le assunzioni. Sulle tempistiche, però, non c'è ancora chiarezza. “Riportare le funzioni all'interno è buona cosa – ha spiegato Pacher, raggiunto al telefono dal nostro giornale – solo la Provincia poteva decidere in merito. È positivo perché consolidiamo le competenze. Le precedenti condizioni dipendevano da una scelta della giunta precedente, che in base a considerazioni di costi e flessibilità, aveva deciso per mantenere esterne le competenze. Questa amministrazione qua, invece, sembra aver recuperato le risorse, anche se l'assessore Bisesti ha detto di volerlo fare senza ricorrere a nuovi finanziamenti”.

 

Ma a livello personale i trentini, si sa, stanno tutti con Lanzinger ben consci del miracolo compiuto all'epoca quando il Muse è ''partito'' alle Albere segnando ogni anno record su record (si pensi che nel 2015 in soli 21 mesi era stata superata la soglia di 1 milione di visitatori) e dando un plus inestimabile a livello culturale e sociale. Ecco allora la lettera di Giovanna Zobele Lipparini in solidarietà del direttore. 

 

Di certe cose non mi capacito, e questa lettera non avrei mai voluto scriverla. Da trentina, da naturalista nell’anima (pur essendo una fisica come formazione), da spettatrice di come la nostra città sia divenuta più viva e più allegra da quando il MUSE la riempie di visitatori (ricordate le domeniche in cui in giro non si vedeva un’anima? Era prima del Muse!), mi trovo il direttore Lanzinger (e di ricaduta, perché le cose sono inscindibili, il Muse stesso con il suo solido staff) messo in discussione e sotto accusa da parte di persone che forse non hanno percepito lo sforzo enorme che sta alla base di questa nostra appagante realtà, e l’altrettanto solido obiettivo raggiunto.

 

Al di là delle ragioni che hanno scatenato questa accusa posta in termini troppo personali per apparire oggettiva anche agli esterni, e troppo improvvisa, vorrei fare qualche considerazione. Il direttore di un museo, qualsiasi esso sia, non ha la bacchetta magica, e non è nemmeno Dio, che può risolvere ogni problema da solo, senza passare per gli organi ufficialmente deputati a gestire le problematiche presenti in ogni azienda con molti dipendenti. Insensato di conseguenza addossargli ogni responsabilità per situazioni che sono figlie di una situazione economica che ancora non si è scrollata la crisi del 2008 e successive per poi piombare nella tragedia del COVID. E d’altro canto sarebbe realmente contrario ad ogni principio democratico attribuire ad una sola persona, il direttore, la gestione dei collaboratori, di qualsiasi livello.

 

Da qui a parlare di “cittadella blindata” e “vasi di Pandora” da scoperchiare il passo è lungo, insensatamente lungo, e mi rimanda a fatti precedenti. Da quando nel 2018 ho visto bocciare sistematicamente le varie proposte del Muse, dal Planetario H2O alla gestione delle Albere, ho avuto la sensazione che il lavoro e la vulcanica vivacità di Lanzinger non fossero valutate oggettivamente e men che meno apprezzate. Il vento contrario soffiava forte. Di fatto, ogni tassello che avrebbe aggiunto interesse e attrattiva al già visitatissimo Muse è stato cassato.

 

Le controproposte erano economicamente insostenibili, e giustamente Lanzinger ha preferito rinunciare ai progetti piuttosto che lanciarsi in un’avventura che si sarebbe tradotta in un bagno di sangue dal punto di vista finanziario. Pochi, pochissimi, hanno speso parola a favore, molti hanno tuonato contro, capitanati da persone che col Muse non c’entravano più di tanto.

 

A questo proposito consentitemi una divagazione cattiva, che però evidenzia l’assurdità del momento che stiamo osservando nella museologia trentina: l’operazione Caravaggio al Mart era in partenza un bagno di sangue, vista la situazione epidemiologica, ma nessuno ha sollevato obiezioni, e tutti o quasi hanno sperato irrazionalmente nel miracolo del rinnovamento del prestito, rinnovamento che non è stato concesso, recando al contribuente un esborso notevolissimo per la fruizione di pochissime persone. Tutti schierati in favore del Presidente del Mart, in questo caso. Due pesi due misure? Ora questo nuovo attacco frontale, al direttore del Muse, con proposte di cambiamenti al vertice per “salvare la Patria”.

 

Alla guida della stessa Istituzione per 28 anni... Cambiare per rinnovare... Ma rinnovare vuol dire migliorare? Oppure vuol dire gettare ai cani esperienza, credibilità scientifica, affiatamento, e numeri che parlano assai più delle chiacchiere? Ci lamentiamo spesso che in Italia si affidano per scelte politiche posti di rilievo a persone che non sono cultori della materia, e di conseguenza facciamo figure da “scappati di casa” invece che da credibili professionisti.

 

Vogliamo fare la stessa cosa? Ci siamo sco dati le infinite ghiotte occasioni culturali che Lanzinger ed il suo staff ci hanno regalato, partendo da lontano, ancora nel vecchio Museo di via Calepina? Ci siamo scordati “Il diluvio universale”, forse la più bella mostra che sia stata realizzata in un Museo scientifico italiano? Ci siamo dimenticati “Il terzo scimpanzè”? Ci siamo dimenticati che Trento è una piccola città, e che grazie al Muse lanciato da Lanzinger ha assunto una notorietà internazionale? Davvero non capisco questo accanimento che trovo ingrato, ingiustificato e vergognoso.

 

Da parte mia ringrazio Lanzinger per aver migliorato la qualità della mia vita con la sua vastissima, incessante offerta culturale, e mi immalinconisce profondamente che questo valore assoluto venga messo in discussione e tramutato in accuse che ovviamente i fatti smentiranno. Ma delle smentite non parlerà nessuno.

Giovanna Zobele Lipparini

 

 

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