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''Oltre 700 firme per salvare il Museo delle Genti Trentine dopo la scelta scellerata di cacciare Kezich e Mott. Fugatti spieghi, non possiamo permetterci l'ennesima figuraccia''

Il futuro del Museo degli Usi e Costumi della Gente Tridentina pare essere sempre più in discussione dopo che ne sono state cacciate le figure trainanti, stimate in tutto il mondo per le loro capacità e la loro professionalità. Anche il cantante Francesco Guccini è tra i firmatari della petizione per salvarlo e ora la questione approda in consiglio provinciale con l'interrogazione di Luca Zeni 

Di Luca Pianesi - 18 marzo 2022 - 05:01

TRENTO. ''Ma com’è possibile che in Italia e in Europa si stiano raccogliendo centinaia di firme per “salvare” un museo, come quello degli Usi e Costumi della Gente Tridentina, che rischia di sbriciolare tutto il suo patrimonio di conoscenze e di ricerche, in nome di una indefinita scelta di politica culturale, che assomiglia sempre più ad una epurazione, anziché ad un progetto chiaro per il futuro della cultura trentina?''. Se lo chiede il consigliere del Pd Luca Zeni e il riferimento è alla petizione di cui vi abbiamo dato notizia (QUI ARTICOLO) già firmata da più di 700 persone, figure illustri del panorama italiano ed europeo della cultura e della scienza, semplici cittadini e tra i tanti anche il professor Francesco Guccini, per chiedere di salvare il Museo Usi e Costumi della Gente Trentina.

 

Approda in Aula, quindi, con un'interrogazione rivolta alla Giunta Fugatti, la ''cacciata'' dell'ex direttore del museo Giovanni Kezich, e dell’ex vice direttrice Antonella Mott sostituiti senza un’apparente motivazione nei mesi scorsi per decisione politica, volendo imprimere un segnale di rottura con il passato ma senza riuscire mai a restituire alla collettività una prospettiva di futuro per il museo. La situazione pare, anzi, essersi appiattita sulle ''epurazioni'' e tanto sarebbe bastato come segnale di cambiamento. Nella stessa petizione che sta raccogliendo centinaia di firme in serie (per aderire si può inviare la propria ''firma'' ad [email protected]) si specifica che a giugno 2021 Kezich è stato “cacciato repentinamente e senza motivo” dalla direzione del museo, che di fatto ha subito una “destabilizzazione” a cui non è seguito “alcun segnale concreto di cambiamento o di novità”. Poco tempo dopo la stessa sorte è toccata all’ormai ex vicedirettrice Mott, conservatrice territoriale molto conosciuta per la sua attività nel campo della valorizzazione dei beni di interesse etnografico.

 

''Dopo l’allontanamento improvviso e forzato - scrive Zeni nella sua interrogazione - perché non d’altro si tratta come dimostra l’evidenza dei fatti, del direttore e della vice-direttrice del Museo stesso, peraltro entrambi etnologi di fama internazionale, il Museo sembra sempre più destinato ad inabissarsi nella nebbia dell’inesistenza. Altro che rilancio. Altro che nuovo ruolo. Tutto tace e nessuno si è mai peritato di spiegare alla comunità trentina, verso la quale almeno un minimo di trasparenza dovrebbe essere d’obbligo, per quale ragione il prof. Kezich e la prof.a Mott sono stati allontanati e quale disegno sottende a questa scelta che assomiglia appunto più ad una “purga” culturale e politica, che non ad un disegno di rilancio dell’ente?''

 

Zeni parla, quindi di un ''silenzio imbarazzato ed imbarazzante dei vertici del Museo (che in realtà si era espresso con un'intervista del presidente Ezio Amistadi su l'Adige che, di fatto, faceva a pezzi il suo stesso museo ndr) e dell’Assessorato competente'' e della petizione ''per capire le ragioni delle suddette rimozioni e per conoscere gli orientamenti futuri di un Museo che è noto un po’ ovunque in Europa e che costituisce una delle ossature culturali dell’autonomia speciale''.

 

''Infatti - prosegue il consigliere del Pd - se sotto il profilo della tecnologia popolare il Museo di S. Michele è il più importante in Italia ed uno dei più prestigiosi in Europa, esso deve la sua vicenda a quella stagione straordinaria di rilancio dell’autonomia che prepara l’emanazione del secondo statuto d’autonomia e che è legata all’intuizione museografica di Giuseppe Sebesta ed al sostegno del Presidente Bruno Kessler. Si tratta di risultati importanti, ottenuti soprattutto con l’impegno e la professionalità, ovunque riconosciuta, del prof. Kezich, della dott.a Mott e dei loro collaboratori ed è a fronte di tutto questo che la rimozione di tali figure riesce del tutto incomprensibile, nonostante il goffo tentativo di spacciare questa scelta come un normale atto di rotazione della dirigenza pubblica, al pari dell’apparente stato di decadenza nel quale sembra avvolto il Museo e le sue iniziative''.

 

''Davanti ad una petizione nazionale e continentale - conclude Zeni - che raccogli firme illustri e fra le quali anche quella del prof. Francesco Guccini, non possiamo permetterci l’ennesima figuraccia e la Giunta provinciale deve assumersi le sue responsabilità, chiarendo, senza infingimenti, le reali motivazioni che l’hanno spinta ad una decisione che appare, senza dubbio, scellerata''.

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