Dopo Kezich via anche la vicedirettrice, gli antropologi italiani a Fugatti: ''Che state facendo al Museo degli Usi e Costumi?''. Mott: ''Le competenze non interessano più''
Lettera dell'ex vicedirettrice del museo che dopo la cacciata di Kezich non ha taciuto i dubbi e le perplessità per quanto stava facendo la politica al museo. Forse anche per questo è stata a sua volta allontanata e intanto per la figura del nuovo direttore l'essere competente in materia di antropologia è considerata al pari di un'esperienza in funzioni manageriali

TRENTO. ''A otto mesi dall’allontanamento non motivato del Direttore Giovanni Kezich dal Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, dal Museo sono stata allontanata anch’io. Anche nel mio caso non si conoscono le motivazioni''. ''Desidero ringraziare tutti coloro che negli anni mi hanno aiutato, hanno collaborato con me. (...) Ringrazio anche i colleghi vicini e lontani, le decine di ragazzi che hanno svolto il servizio civile presso il Museo e i coadiutori tecnici che mi hanno affiancata, così come le tantissime persone che da tutto il Trentino e da tutta Italia in questi giorni difficili mi fanno sentire il proprio sostegno ed esprimono il proprio sdegno. Senza la loro vicinanza non potrei essere quella che sono''. Sono, questi due virgolettati, l'inizio e la fine di una lettera che, l'ormai, ex vicedirettrice del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina Antonella Mott ha scritto a il Dolomiti.
Un testo che vuole da un lato essere un saluto a quanti per quasi 30 anni l'hanno accompagnata nel suo percorso lavorativo e di vita ed hanno imparato a conoscerla e a stimarla e dall'altro un atto di denuncia rispetto a quanto sta accadendo all'interno del Museo di San Michele. Che fosse in atto un processo di smantellamento di quel che è stato e che ha reso il museo una delle realtà più apprezzate e conosciute del panorama nazionale, era parso evidente con la ''cacciata'' in brutto stile dell'ex direttore Giovanni Kezich ma oggi, a distanza di quasi un anno da quell'atto, sembra sempre più evidente che si sta smantellando tanto per smantellare. La Giunta Fugatti si è fatta eleggere al grido del ''cambiamento'' ed effettivamente cambiare sta cambiando, purtroppo, però, in molti casi, con una totale assenza di visione facendo a pezzi realtà di altissimo profilo (soprattutto nell'ambito della ricerca e della cultura).
E così mentre l'opinione pubblica è affaccendata in altre faccende, come il concertone di Vasco Rossi, negli ultimi mesi una realtà decennale come il Museo degli Usi e Costumi è stata messa alla berlina. Alla fine dello scorso anno due membri del Comitato Scientifico, Mauro Nequirito e Herlinde Menardi, hanno deciso di dare le propri dimissioni. Menardi se ne è andata dicendo: “Vorrei esprimere il mio disagio e il mio profondo rammarico per la situazione attuale, che sta danneggiando il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, che è uno dei più importanti musei etnologici in Italia e dell’Euregio”. Prima c'era stata la ''cacciata'' del direttore Kezich, in mezzo, le parole al vetriolo dell'attuale presidente Ezio Amistadi, vere e proprio “picconate” date dall'interno allo stesso museo (QUI L'ARTICOLO). Qualche giorno fa è arrivato anche l'allontanamento di Antonella Mott, vicedirettrice e conservatrice territoriale dal 1995. Figura stimatissima e che aveva avuto il coraggio di denunciare pubblicamente quanto stava succedendo nel museo con il chiaro intento di salvarlo. E forse anche per questo, per non aver taciuto e non essere rimasta al ''suo posto'', senza preavviso, senza nessun livello di concertazione e contro il parere dell’interessata è stata mandata via.
E come se non bastasse la Giunta provinciale ha disposto una procedura d'avviso per l'assunzione a tempo determinato di un nuovo direttore, nel quale le specifiche competenze sul versante dell’Antropologia Museale vengono poste sullo stesso piano di un'esperienza in funzioni manageriali almeno quinquennale.
Ora la preoccupazione per il destino del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina sta raggiungendo livelli di guardia altissimi. Addirittura i principali enti, professionisti e associazioni di antropologia nazionali hanno scritto al presidente Fugatti e all'assessore Bisesti per avere chiarimenti e ricordare quanto erano considerati e stimati il museo, il suo direttore Kezich e la vicedirettrice Mott. ''Alla luce di questi fatti, e dei rilievi soprascritti, siamo pertanto a chiederVi, signor Presidente e signor Assessore, a nome delle Associazioni antropologiche italiane e delle due Scuole di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici delle Università di Perugia e di Roma Sapienza, - scrivono in una lettera - di voler personalmente monitorare quanto stia accadendo nel vostro grande, onorato nonché bellissimo Museo, e di voler intervenire perché il Museo stesso sia dotato di una direzione scientifica degna di questo nome, che possa avvalersi di tutte le competenze, maturate in decenni di lavoro, e che abbiano fatto dell’etnografia della vostra regione il proprio interesse scientifico principale. Su tali questioni aperte, che sono all’attenzione di tutta la nostra comunità scientifica nazionale, restiamo in attesa di un Suo/Vostro cortese quanto sollecito riscontro''.
Intanto però il museo non potrà più contare su Antonella Mott che ha scritto questa lettera di ''commiato'' che pubblichiamo integralmente.
Ho preso servizio al Museo di San Michele nel 1995, in un’epoca in cui i musei erano considerati dei luoghi di cultura importanti, ed erano rispettati; si riconosceva il valore delle collezioni che custodiscono, ed era implicito che il compito di studiare e valorizzare le collezioni spettasse a personale preparato e motivato. Lavorare in un museo era il mestiere che desideravo fare quando sedevo nei banchi della scuola superiore, e arrivare al Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina è stato per me un traguardo importante: avevo la possibilità di conseguire quanto è confacente alle mie attitudini e di impegnarmi in un ambito che mi avrebbe permesso di comprendere meglio la mia terra e le persone che la abitano.
Le mie prime esperienze sono state nel settore della didattica e della conservazione, poi via via ho avuto l’opportunità di misurarmi in tutti i comparti su cui si basa l’attività museale: mi sono occupata di catalogazione, di ricerca, di museografia etnografica, di allestimento di mostre, di organizzazione di eventi, di editoria, di promozione, ho gestito due progetti europei. Alcuni studi svolti nel Trentino nel settore dei beni demoetnoantropologici sono confluiti nella pubblicazione di volumi e di articoli scientifici. In tutto questo, ho avuto due importanti maestri: Giuseppe Šebesta e Giovanni Kezich.
Ho avuto la fortuna di frequentare il fondatore del Museo dall’inizio della mia carriera fino al 2005, anno della sua morte, e di lavorare insieme a chi ne ha raccolto l’eredità, etnografo l’uno, antropologo l’altro, studiosi conosciuti in ambito internazionale, tesi alla ricerca della verità delle cose, quella che frantuma i luoghi comuni, gli stereotipi, le ideologie, e che con le loro opere hanno aperto nuove frontiere culturali. Le loro parole soddisfano il piacere dell’intelletto, stimolano il desiderio di sapere, forniscono gli strumenti per indagare la realtà. E insegnano un metodo. Sulla mia scrivania, sgualciti per la continua consultazione, sono stati “Il lavoro dei contadini” di Paul Scheuermeier, “Comunità alpine” di Pier Paolo Viazzo, “La frontiera nascosta” di John W. Cole ed Eric R. Wolf, “In equilibrio sopra un’alpe” di Robert McC. Netting, “Il pane annuale” di Marcel Maget, ricerche magistrali che costituiscono le basi da cui partire per indagare il mondo rurale e quello della montagna alpina.
Nel corso degli anni ho cercato di confrontarmi il più possibile con colleghi del Trentino, di tutta Italia e d’Europa per tenermi aggiornata, per imparare, per scambiare opinioni, per cogliere sempre nuove sfide; ho partecipato a convegni sulla didattica museale, sulla dialettologia, sulla museografia, sulla storia delle Alpi, sull’agricoltura sostenibile per imparare e per far conoscere il nostro operato confrontandolo con quello altrui; ho percorso vie e sentieri in tutto il Trentino per visitare musei e siti di interesse etnografico e paesaggistico, ho incontrato malghesi, allevatori, agricoltori, boscaioli, artigiani di ieri e di oggi per farmi spiegare il proprio lavoro, capire gli oggetti che conserva il Museo e trasmettere poi questo sapere al pubblico.
Queste competenze, al Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, ora non interessano più. Così come non è stato tenuto in considerazione il patrimonio immateriale costituito dal gruppo di lavoro del Museo che, con le persone giuste al posto giusto, ha saputo ideare e condurre attività di alto livello, esemplari per chi lavora nel nostro settore e non solo. Negando l’importanza delle competenze viene anche a interrompersi la tradizione virtuosa che ha fatto del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina un luogo invidiato da tutti in Italia, un pezzo importante della storia culturale del Trentino: partecipavo ai miei primi convegni e le persone mi avvicinavano lodando il lavoro di Giuseppe Šebesta e i politici illuminati che con lungimiranza avevano istituito questo grande museo di tradizioni popolari nel convento agostiniano di San Michele all’Adige.
La fama di cui ha sempre goduto il Museo mi ha fatto sentire come una necessità dedicarmi allo studio del pensiero fondativo che è alla sua origine, e trascorrere del tempo con Šebesta, mettendomi al servizio dell’istituzione, che ho sempre sentito di dover contribuire a conservare e valorizzare così come si fa con un’opera d’arte. Desidero ringraziare pubblicamente con questa mia, tutti coloro che negli anni mi hanno aiutato, hanno collaborato con me, mi hanno fatto entrare nelle proprie case e nei propri luoghi di lavoro, hanno risposto alle mie domande, hanno ascoltato i miei pareri, hanno condiviso i miei pensieri, hanno realizzato con me dei progetti, hanno permesso che scattassi delle fotografie, mi hanno invitata a tenere lezioni e conferenze, hanno contribuito alla mia formazione.
Ringrazio anche i colleghi vicini e lontani, le decine di ragazzi che hanno svolto il servizio civile presso il Museo e i coadiutori tecnici che mi hanno affiancata, così come le tantissime persone che da tutto il Trentino e da tutta Italia in questi giorni difficili mi fanno sentire il proprio sostegno ed esprimono il proprio sdegno. Senza la loro vicinanza non potrei essere quella che sono.
Antonella Mott
già Vicedirettrice del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina












