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| 13 feb 2022 | 09:29

Museo degli Usi e Costumi, dopo l'ex direttore Kezich ora il 'forzato' trasferimento della vice direttrice Mott. La preoccupazione di diversi enti italiani che scrivono a Fugatti

Nel 2021 la Giunta Fugatti ha deciso di mandare via Giovanni Kezich ed ora l'espulsione di Antonella Mott, vice direttrice e conservatrice territoriale senza preavviso, senza nessun livello di concertazione, e contro il parere dell’interessata

Museo degli Usi e Costumi, dopo l'ex direttore Kezich ora il 'forzato' trasferimento della vice direttrice Mott

TRENTO. La situazione al Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina continua ad essere confusa e di difficile soluzione. Dopo la decisione, presa nel 2021 della Giunta provinciale di mandare via il direttore Giovanni Kezich, nei giorni scorsi il Museo ha deciso lo stesso destino anche per Antonella Mott, vice-direttrice e Conservatrice territoriale. 

 

Ma andiamo con ordine. Nel 2021 la Giunta Fugatti ha deciso di mandare via Giovanni Kezich direttore per circa 30 anni del Museo di San Michele. Una scelta per molti incomprensibile visto i risultati ottenuti dalla struttura e i progetti messi in campo. “Trent'anni da direttore del museo e quando ho saputo l'intenzione dell'assessore Bisesti di spostarmi ho chiesto un incontro. Sa cosa ho ottenuto? Cinque minuti al telefono, è vergognoso” aveva detto a ilDolomiti in una intervista l'ex direttore  Kezich (QUI L'INTERVISTA). Da quel momento, però, le cose non sono andate per nulla bene. 

 

Alla fine dello scorso anno due membri del Comitato Scientifico del Museo, Mauro Nequirito, storico di vaglia, già funzionario dell’Ufficio beni librari PAT, autore di studi di grande importanza sulle “Carte di Regola” del Trentino, ed Herlinde Menardi, già Direttrice del Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck, autorevolissima etnografa della cultura alpina, membro del Comitato Scientifico dal 1989, hanno deciso di dare le propri dimissioni. “Vorrei esprimere il mio disagio e il mio profondo rammarico per la situazione attuale, che sta danneggiando il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, che è uno dei più importanti musei etnologici in Italia e dell’Euregio” ha affermato Menardi in una nota per spiegare le proprie dimissioni. 

 

In tutto questo non si possono nascondere le posizioni espresse più volte anche alla stampa del  Presidente del Museo, Ezio Amistadi, spesso viste come vere e proprio “picconate” allo stesso museo (QUI L'ARTICOLO).

 

L'ultima notizia, è quella arrivata nei primi giorni di febbraio e riguarda l'espulsione di Antonella Mott, vice-direttrice e Conservatrice territoriale. Mott già negli scorsi mesi si era dimostrata critica proprio nei confronti del presidente Amistadi e della 'politica' museale assunta da quest'ultimo per il dopo Kezich (QUI L'ARTICOLO). Senza preavviso, senza nessun livello di concertazione, e contro il parere dell’interessata, spiegano alcune fonti, la dottoressa Mott, autrice di importanti studi etnografici sul Trentino è stata trasferita d’ufficio alla UMSe “rete etnografica dei piccoli musei ed ecomuseale” della Provincia: il neonato organismo di cui ancora si attende di conoscere qualità e competenze istituzionali, che attualmente non sono specificate. Tutto questo a fronte dell’impegno profuso dalla Mott in 28 anni di lavoro al Museo, in capacità non solo scientifiche, ma anche didattiche e concretamente organizzative.

In tale situazione bisogna poi citare anche la notizia che la Giunta provinciale ha disposto una procedura d'avviso per l'assunzione a tempo determinato di un nuovo direttore, nel quale le specifiche competenze sul versante dell’Antropologia Museale vengono poste sullo stesso piano di una esperienza in funzioni manageriali almeno quinquennale

 

Così, tra dimissioni e ruoli poco chiari, sembrano ben giustificate le preoccupazioni che sono arrivate nelle scorse ore da numerosi enti italiani che si occupano di antopologia, di museografia e beni demoetnoantropologici con una lettera scritta al presidente Maurizio Fugatti e l'assessore Mirko Bisesti. “A nome delle Associazioni antropologiche italiane e delle due Scuole di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici delle Università di Perugia e di Roma Sapienza – viene spiegato a conclusione della lettera - chiediamo di voler personalmente monitorare quanto stia accadendo nel vostro grande, onorato nonché bellissimo Museo, e di voler intervenire perché il Museo stesso sia dotato di una direzione scientifica degna di questo nome, che possa avvalersi di tutte le competenze, maturate in decenni di lavoro, e che abbiano fatto dell’etnografia della vostra regione il proprio interesse scientifico principale”.

 

Qui la lettera

 

 

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