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Coronavirus, al via il V-Day in Trentino. Ines, la prima sanitaria vaccinata: "Affidiamoci alla scienza"

Hanno preso avvio, dopo una breve cerimonia alla presenza delle autorità politiche e sanitarie, le operazioni di vaccinazione in Trentino. All'ospedale Santa Chiara di Trento sono 30 i sanitari selezionati per cominciare. Il direttore della Prevenzione di Apss Antonio Ferro: "Vediamo la luce in fondo al tunnel. Giornata fondamentale per la sanità mondiale"

Di Davide Leveghi e Giuseppe Fin - 27 dicembre 2020 - 10:07

TRENTO. Pronti e via. Finalmente, dopo mesi di attesa, la campagna di vaccinazione contro il Covid-19 ha preso avvio anche in Trentino. Alla presenza delle autorità, il V-Day ha visto la somministrazione di 100 dosi a sanitari, ospiti e personale delle Rsa. A essere interessate sono tutte le strutture ospedaliere trentine, dal Santa Chiara di Trento agli ospedali di Rovereto, Cles, Borgo Valsugana, Tione, Arco e Cavalese, così come delle Rsa.

 

Dobbiamo arrivare a vaccinare buona parte della popolazione e l'avvio di domani (cioè domenica 27 dicembre, ndA) è molto importante – aveva detto alla vigilia il presidente della Provincia Maurizio Fugattiquesto ci porterà secondo i programmi del governo alla distribuzione di 4500 dosi a settimane per arrivare nell'arco di circa un mese a 18mila vaccinazioni”.

 


 

Ad ogni “puntura”, seguirà il richiamo a 21 giorni di distanza. Così avverrà, pertanto, anche per i 30 sanitari che nella “cerimonia ufficiale” del V-Day trentino, tenutasi all'ospedale Santa Chiara, sono stati protagonisti delle prime iniezioni del vaccino contro il Sars-Cov-2. Suddivisi per le varie regioni all'arrivo in Italia – nei giorni scorsi, i camion con le prime dosi avevano passato il valico del Brennero scortate dalle forze dell'ordine – e trasferiti all'aeroporto militare di Pratica di Mare, i vaccini sono stati distribuiti su tutto il territorio, raggiungendo i vari capoluoghi.

 


 

Il carico destinato a Trento è atterrato all'aeroporto Catullo di Verona, dove è stato preso in consegna dai guastatori alpini della Brigata Julia, che lo hanno trasportato nella loro caserma. Le prime fiale, contenenti le 100 dosi destinate al Trentino, sono state a quel punto portate all'ospedale Santa Chiara e da qui smistate verso i diversi centri.

 

“L'inizio della campagna di vaccinazione è un giorno importante nella lotta al virus che solo in Italia ha ucciso 70mila persone – ha esultato sui social il sindaco del capoluogo Franco Ianeselli – il vaccino avrà bisogno di mesi per dispiegare la propria forza. Intanto siamo chiamati a continuare uno sforzo collettivo di prevenzione dei contagi: mascherina, distanziamento, igiene delle mani. Ma vaccinarsi sarà un atto di responsabilità civile. Assieme a tantissimi altri sindaci aderisco alla campagna 'Liberiamo le città' e mi vaccinerò con convinzione appena arriverà il mio turno”.

 

“Lo farò ricordando che la possibilità di immunizzarci è una responsabilità nei confronti di noi stessi e della comunità – ha concluso – anche dall'esito della campagna di vaccinazione dipenderà la capacità del Trentino e dell'Italia di risollevarsi e ripartire. Ricordandoci che avere a disposizione gratis un vaccino è un privilegio rispetto a milioni di persone nel mondo che questa possibilità non la avranno per molto tempo”.

 

“Sono fiducioso nella sperimentazione e negli scienziati che hanno portato avanti la ricerca – ha commentato l'Oss della sala operatoria del Santa Chiara Roberto Depedri – speriamo di liberarci al più presto del virus”. “L'operatore sanitario che decide di vaccinarsi lo fa perché nei suoi valori deontologici e morali c'è quello di prendersi cura degli altri. Per noi vaccinarsi è un atto di amore verso gli altri”, dichiara invece Claudia Frisanco, operatrice sanitaria prestatasi a questa prima giornata di vaccinazione assieme al marito Luca Osti, anch'egli lavoratore nel settore.

 

 

 

 

L'adesione dei sanitari, decisiva per la lotta al virus, è apparsa meno scontata del previsto. L'intero Paese è stato infatti interessato da un certo scetticismo anche in ambito medico, con casi come l'Alto Adige, dove un sondaggio svolto dall'Azienda sanitaria sui propri lavoratori ha svelato un 30% di personale diffidente. “Attendiamo le evidenze scientifiche”, avevano detto. Da parte loro, i massimi virologi italiani, come il dottor Massimo Galli dell'ospedale Sacco di Milano, avevano espresso tutto il fastidio del mondo scientifico verso questi scettici. “Cambino mestiere”, aveva sibilato seccamente in un seguito programma di La7. Sugli effetti collaterali, il capo della Prevenzione dell'Apss Antonio Ferro aveva invece velocemente liquidato la questione, definendoli “banali e controllabili”.

 

“E' un vaccino sicuro – ha ribadito lo stesso Ferro ai nostri microfoni, nei minuti precedenti alla somministrazione della prima dose – i dati sono molto solidi visto che la coorte su cui è stato testato conta circa 44mila persone, con un'efficacia dimostrata del 95%. Le reazioni collaterali si sono dimostrate molto lievi. Oggi è un giorno fondamentale per la sanità italiana e mondiale, perché si può finalmente vedere la luce in fondo al tunnel. Abbiamo tutti gli elementi scientifici per dire che è cominciata la battaglia decisiva contro il virus”.

 

Bisogna affidarsi alla scienza e non alle credenze popolari – ha affermato Ines Antoniani, infermiera anestesista e prima sanitaria vaccinata al Santa Chiara, rivolgendosi ai colleghi scettici – è per responsabilità verso i pazienti e con la speranza di uscirne al più presto che lo faccio. È stata dura in questo periodo ma ho trovato risorse che non pensavo di avere. Ora ciò mi aspetta è semplicemente una puntura sulla spalla”.

 

 

 

 

Dopo il discorso introduttivo del direttore generale dell'Azienda sanitaria Pier Paolo Benetollo, con tanto di minuto di silenzio per le vittime, la parola è passata al presidente della Provincia Maurizio Fugatti, che ha ringraziato i sanitari e esultato per l'avvio di un processo ancora lungo. “Oggi abbiamo raggiunto un obiettivo ma quello finale è ancora lontano. Abbiamo ancora davanti settimane e mesi difficili, e voi sarete in prima linea. Partire da qui, dal mondo ospedaliero, è quindi bene partire per dare un messaggio di speranza”.

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