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Coronavirus, Fugatti parla con Pfizer: le dosi iniziali di vaccino per il Trentino saranno 18700. Si parte ad inizio gennaio

La campagna di vaccinazione in Italia partirà con le prime 1.833.975 dosi di vaccino anti Covid 19 che verranno distribuite da Pfizer e inviate alle Regioni. Per il Trentino nella prima fase arriveranno circa 18700 dosi mentre nella seconda circa 25 mila 

Di Giuseppe Fin - 16 dicembre 2020 - 18:54

TRENTO. Con gennaio partirà la campagna di vaccinazione in Italia. Sono 1.833.975 le prime dosi di vaccino che verranno distribuite da Pfizer. Questa mattina nel corso della riunione Stato – Regioni il commissario straordinario per l'emergenza Covid, Domenico Arcuri, ha elencato per ogni singolo territorio quante saranno le dosi riservate.

 

Per quanto riguarda il Trentino Alto Adige, in questo primo invio, Trento riceverà 18.700 dosi mentre Bolzano 27.521 dosi.

 

Ci sono poi le altre regioni Abruzzo 25.480; Basilicata 19.455; Calabria 53.131; Campania 135.890; Emilia Romagna 183.138; Friuli VG 50.094; Lazio 179.818; Liguria 60.142; Lombardia 304.955; Marche 37.872; Molise 9.294; Piemonte 170.995; Puglia 94.526; Sardegna 33.801; Sicilia 129.047; Toscana 116.240; Umbria 16.308; Valle d’Aosta 3.334 e Veneto 164.278.

 

La seconda fornitura garantita da Pfizer sarà di 2.507.700 dosi ( da 25 alle 27mila dosi per il Trentino), che consentiranno nelle settimane successive di somministrare la seconda dose alle categorie prioritarie, nonché di avviare la vaccinazione della popolazione più fragile.

 

Proprio questa mattina la Provincia di Trento ha avuto una riunione tecnica con i rappresentanti di Pfizer durante la quale è stato spiegato in che modo agisce il vaccino, di come, prima di essere messo sul mercato venga sottoposto ad una serie di studi per accertarne l'efficacia e la sicurezza.

 

Quello della Pfizer è il primo vaccino disponibile. E' stato provato inizialmente su 300 volontari per confermare che fosse in grado di stimolare il sistema immunitario umano. Grazie a queste prime analisi si è potuto individuare la dose ottimale e ottenere informazioni importante sulla sicurezza.

 

Nel luglio del 2020 il vaccino è stato somministrato a 44 mila persone per testarne l'efficacia e raccogliere ulteriori dati. Dopo la commercializzazione proseguirà il monitoraggio sulla sicurezza che permetterà, nel caso, di evidenziare eventuali effetti collaterali rari che si manifestano.

 

Dovranno essere somministrate due dosi a distanza di 21 giorni e dovrà essere garantita la catena del freddo. Scongelato dovrà essere diluito e pronto alla somministrazione in poco tempo. Da qui si capisce l'importanza degli aspetti organizzativi.

 

“E' bene far capire che gli scienziati – ha spiegato Fugatti – ci hanno spiegato che questo vaccino è estremamente efficace, parliamo del 94%, nel prevenire il contagio nelle persone anziane, cioè quelle che si trovano sopra i 65 anni”.

 

Al Trentino, come detto, arriveranno circa 18700 dosi. “Questa è la prima fase e i numeri sono aggiornabili” ha detto Fugatti. La somministrazione, per iniziare, verrà fatta al personale socio-sanitario presente nei presidi ospedalieri e agli ospiti e operatori nelle Rsa.

 

“Tutte le Regioni – ha concluso Fugatti - si stanno organizzando per la somministrazione. E' stato fatto un avviso, a livello nazionale,  per selezionare 1700 unità di personale e una quota spetterà anche al Trentino. Anche se questo non avverrà siamo comunque pronti con il nostro personale per avviare la vaccinazione”. 

 

Ad intervenire sul tema dei vaccini è stato anche Giancarlo Ruscitti, dirigente del dipartimento Salute della Provincia di Trento. "Ciò che verrà iniettato - ha spiegato - consentirà di sollecitare determinati linfociti facendoli reagire come fosse il virus. In questo modo si prepara il sistema immunitario a rispondere". Il vaccino arriverà in boccette monodose che verranno messe nei nuovi super frigo a meno 80 gradi. "La boccetta - ha concluso Ruscitti -  viene scongelata mezz'ora prima della somministrazione"

 

In merito alla vaccinazione per chi ha già contratto il virus a rispondere è Antonio Ferro, direttore sanitario e del Dipartimento prevenzione dell'Apss. "I dati tecnici che abbiamo al momento ci dicono che è possibile vaccinare anche coloro che hanno avuto il Covid perché sulla questione immunità non è stata posta alcuna parola definitiva". 

 

 

 

 

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