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Coronavirus, in Trentino il più alto rapporto di contagi per persone testate. Zeni: ''Centinaia di positivi con i test antigenici ma i tamponi vengono fatti tardi quando spesso sono negativi''

L'analisi di Gedi Visual per Repubblica riferita ai dati di sabato cambia la narrazione che si ha in provincia di Trento da settimane (''siamo quelli che fanno più tamponi'' e ''va tutto bene'') perché analizza i dati dell'Iss nel dettaglio rapportando i positivi non tanto ai tamponi ma alle persone testate: il risultato è che c'è un contagiato ogni due persone testate un dato più alto anche di Bolzano

Di Luca Pianesi - 01 November 2020 - 20:12

TRENTO. Continuano ad esserci delle forti discrepanze tra la ''narrazione'' provinciale sull'andamento della curva del contagio in Trentino e quanto emerge poi a livello nazionale e circola sottotraccia. In particolare qualcosa pare non tornare rispetto al numero di tamponi fatti (vero fiore all'occhiello del sistema fugattiano con il presidente che ad ogni uscita pubblica ribadisce che ''siamo quelli che ne fanno più di tutti'') e le persone testate, sempre molto poche rispetto al totale.

 

Andando a vedere il dato di ieri, per esempio, la provincia di Trento superficialmente risultava essere, assieme alla Provincia di Bolzano, quella che aveva fatto più tamponi ogni 100.000 abitanti però si entra nel dettaglio, nella qualità del tampone, si può vedere che i positivi per persone testate fanno crollare il Trentino all'ultimo posto facendo schizzare il livello di contagio. L'analisi di Gedi Visula per Repubblica mostra chiaramente che sabato 31 ottobre il più alto livello di positivi per persone testate d'Italia si è rilevato in Trentino addirittura con il 50% di positivi per persone testate.

 

Questo vuol dire 1 positivo ogni 2 perché a fronte di 390 contagi trovati sabato e di 3.056 tamponi eseguiti le persone testate erano solo 773 (mentre per esempio in Alto Adige a fronte di 557 contagi le persone testate sono state 1.472, più del doppio del Trentino nonostante i tamponi siano stati quasi uguali a Trento, 3099). Il problema lo avevamo già sollevato qualche giorno fa (Coronavirus, nella seconda ondata un terzo dei casi a Trento che martedì in proporzione ha fatto peggio di Milano. Analizzati 3mila tamponi ma testate 449 persone, quale il criterio?) ed è stato l'ex rettore Davide Bassi a cercare di spiegare la questione (qui l'analisi completa). ''Riassumendo – concludeva Bassi – se usiamo come riferimento il numero totale dei tamponi fatti sovrastimiamo il numero dei tamponi effettivamente dedicati alla ricerca di nuovi positivi. Viceversa se usiamo come riferimento il numero di nuove persone sottoposte a tampone sottostimiamo il numero dei tamponi di ricerca, penalizzando le Regioni/PPAA che fanno attività di screening in maniera più estesa. Purtroppo non possiamo correggere questi errori neppure guardano al numero di casi trovati nell’ambito di attività di screening, anche perché molti di questi numeri non sono affatto affidabili''.

 

E lo sono ancora meno se si pensa che in Trentino, ormai, si fanno anche molti test antigenici. Per qualche giorno l'Apss e la Pat li comunicavano assieme ai tamponi molecolari, tanta era l'affidabilità del risultato in caso di positività, ma poi questo dato è stato tolto dalla comunicazione perché, giustamente, il ministero richiedeva informazioni il più possibile univoche e in Trentino si stava venendo a generare la solita confusione (alla comunità si spiegava, per esempio giovedì 15 ottobre, che c'erano 111 positivi totali di cui 62 trovati con 1.656 tamponi molecolari e 49 con 256 test rapidi).

 

 

Il problema è che, ormai, con le difficoltà che ci sono a seguire l'evolversi dell'epidemia, chi risulta positivo al test antigenico (e sono centinaia ogni giorno in Trentino quindi i dati, se fossero eseguiti immediatamente i tamponi, sui positivi rischierebbero di raddoppiare) viene isolato a casa e messo in attesa di un tampone di conferma che, però, spesso e volentieri si trasforma in un test di ''negatività'' arrivando anche 10 giorni dopo la scoperta positività.

 

La questione è stata sollevata anche dall'ex assessore alla sanità Luca Zeni: ''La procedura prevede che quando una persona risulta positiva al tampone rapido, deve fare un tampone molecolare di conferma, e il numero di positivi ufficiale è solo quello dei tamponi molecolari. Da alcune settimane la giunta provinciale non comunica il numero delle centinaia di persone che ogni giorno sono positive al tampone antigenico rapido, perché “tanto poi deve essere confermato dal tampone molecolare, quindi fornire il doppio dato rischia di fare confusione”. Quindi un po’ di trasparenza in meno, ma l’argomentazione è comprensibile. Cosa è successo però in queste settimane? È successo che il tampone molecolare non viene più effettuato il giorno successivo alla positività al tampone rapido, ma passano molti giorni, spesso anche 7-10 giorni, tra uno e l’altro''.

 

Il risultato è chiaro: ''Questa discrasia temporale - spiega Zeni - tra tampone rapido positivo e tampone molecolare di conferma di molti giorni, ha portato molti positivi a “negativizzarsi” nel frattempo. Cioè al tampone molecolare dopo 10 giorni quei positivi risultano spesso (per fortuna) negativi, perché nel frattempo sono guariti. Ma non risultano come positivi in nessun conteggio, in nessun data base. Per il sistema sono semplicemente dei tamponi negativi''. Insomma la questione è aperta e i dati, per come sono dati, lasciano il tempo che trovano sia in un senso che nell'altro. La sensazione che i positivi siano quasi doppi, soprattutto negli ultimi giorni, è concreta e potrebbe essere utile comunicarlo alla cittadinanza per far comprendere quanto è grande il problema e quanto è importante, ridurre davvero al minimo gli spostamenti. ''Nel frattempo - conclude Zeni - se il sistema trentino non è più in grado di confermare il tampone rapido in maniera tempestiva, almeno si forniscano i dati in maniera precisa e trasparente, o ragioniamo su numeri sfalsati''.

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