Coronavirus in Trentino, terza ondata? Ferro: ''Mi aspetto una riduzione ora e poi una ricrescita del contagio con il riaprire alcune attività''
La scorsa primavera si è intervenuti d'urto con il lockdown, mentre in assenza di una serrata la curva epidemica fatica ora a scendere più rapidamente. Ruscitti: "Se usiamo schemi matematici astratti, dovremmo arrivare all'estate con un'immunità non di gregge completa ma comunque più alta tra guariti e vaccinati, eredi malati della prima fase. Ma questo virus non si comporta in maniera lineare e quindi è difficile dirlo"

TRENTO. "Nessun focolaio all'ospedale di Borgo, ma abbiamo avuto una serie di persone con la patologia da coronavirus. Per ora è sotto controllo". Così Giancarlo Ruscitti, dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali, il quale rassicura sul contagio al nosocomio borghigiano. Anche se tecnicamente "diversi casi" (più di 2 contagi) è considerato un focolaio, si cerca di tenere la situazione nel perimetro della tranquillità.
Nelle ultime 24 ore sono stati registrati altri 369 positivi e 16 decessi. Seppur stabile, il contagio resta alto sul territorio, così come i numeri delle ospedalizzazioni e dei pazienti in terapia intensiva sono ancora importanti (Qui articolo).
"In questo momento - commenta Antonio Ferro, direttore sanitario e del Dipartimento prevenzione dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari - viviamo la coda della seconda ondata e vediamo come la riduzione del numero dei casi sia più lenta rispetto a marzo. Il Trentino è rimasto zona gialla e non abbiamo avuto un vero blocco della circolazione virale".
La scorsa primavera si è intervenuti d'urto con il lockdown, mentre in assenza di una serrata la curva epidemica fatica ora a scendere più rapidamente. "Mi aspetto una riduzione ora e poi una ricrescita del contagio con il riaprire alcune attività. Per questo - spiega Ferro - dovremo tenere monitorato tutto il sistema. Ma sono convinto che chiudere tutto sia un impoverire il Paese che porta anche conseguenze sulla salute. Dobbiamo riuscire a regolamentare la questione sanitaria con il mondo produttivo e con le scuole per mantenere l'epidemia controllabile e non come è avvenuto nei mesi estivi, mi riferisco al periodo delle discoteche e eccetera che hanno sicuramente aumentato le possibilità di contagio, avvenute anche sul nostro territorio".
Il timore è quello di una terza ondata appena trascorse le festività e la riapertura di alcune attività, come la scuola, i trasporti o gli impianti da sci, dopo l'Epifania; momenti questi che evidentemente rappresentano una fonte di stress a livello di prevenzione.
"Se usiamo schemi matematici astratti - dice Ruscitti - dovremmo arrivare all'estate con un'immunità non di gregge completa ma comunque più alta tra guariti e vaccinati, eredi malati della prima fase. Ma questo virus non si comporta in maniera lineare e quindi è difficile dirlo. Oggettivamente se questi sono i numeri che quotidianamente comunichiamo, dovremmo augurarci che la terza ondata possa essere meno forte".
Un altro argomento è quello delle persone che si riammalano di Covid-19. Se si guarda lo studio presentato da Apss e Pat il 75% dei guariti presenta ancora anticorpi attivi per circa 6 mesi ma il 25% della popolazione li perde prima e quindi può ammalarsi nuovamente. A rendere più complicata la questione è l'impossibilità di stabilire a quale gruppo appartengono i guariti.
"Non possiamo ancora dire con sicurezza che chi ha contratto Covid non si ammalerà nuovamente. Aspettiamo le certificazioni dall'Istituto superiore di sanità e dal ministero, però anche i dati del nostro studio sui 5 Comuni mostrano che queste persone hanno degli anticorpi neutralizzanti. Sicuramente chi ha passato il coronavirus ha una protezione ma fino a quando non avremmo certezze è opportuno che le persone utilizzino le precauzioni perché, anche se rare, abbiamo segnalazioni di cittadini che si sono ammalati nuovamente", conclude Ferro.


















