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Coronavirus, Ruscitti: “A marzo, nelle Rsa 135 decessi in più rispetto al 2018-19, un dato drammatico”

Confermato quanto anticipato da Il Dolomiti che segnalava l’aumento anomalo dei decessi a fronte di “soli” 67 decessi riconducibili al covid-19. Nava: “L’ipotesi che il coronavirus sia responsabile dell’incremento della mortalità è altamente accreditata”

Di Tiziano Grottolo - 16 aprile 2020 - 19:19

TRENTO. Se nei mesi di gennaio e febbraio i decessi registrati nelle Rsa trentine sono stati più o meno in linea con gli anni passati lo stesso non è avvenuto a marzo quando è stata rilevata una drammatica impennata delle vittime, questo in sintesi l’intervento di Giancarlo Ruscitti, dirigente generale del dipartimento salute e politiche sociali, durante la consueta conferenza stampa.

 

“A marzo 2020 – ha confermato Ruscitti – nelle Rsa ci sono stati 135 decessi in più rispetto allo stesso periodo del 2018 e 2019”, parole che rimandano a quanto anticipato da il Dolomiti già il 4 aprile quando riprendendo i grafici presentati dal direttore per l'integrazione socio-sanitaria, Enrico Nava, avevamo mostrato lo spaventoso aumento della mortalità all’interno delle case di riposo (QUI articolo).

 

Per la precisione, nel marzo di quest’anno, si sono contati 282 decessi, di queste però “solo” 67 attribuite ufficialmente al coronavirus, una discrepanza notevole considerando che nel marzo 2019 si contavano 141 morti, stiamo parlando di un aumento praticamente del 100%. Dati che hanno allarmato molti operatori sanitari e cittadini, fra questi Paolo Zanella, che in una lettera aperta chiedeva a Giunta e Apss di “fare chiarezza” perché spiegava “negare la verità sottrae dignità a chi ci lascia e alimenta frustrazioni in chi resta”.

 

Dal canto suo Ruscitti ha ricordato che “non tutte le morti sono attribuibili al covid-19. Stiamo analizzando questo dato – ha puntualizzato – che comunque resta impressionante”. Ciononostante l’aumento è evidentemente legato all’epidemia, tanto che lo stesso Nava, in un’intervista rilasciata a Il Dolomiti, affermava: “L’ipotesi che il coronavirus sia responsabile dell’incremento della mortalità registrata nel mese di marzo 2020, rispetto alla media degli anni passati, è altamente accreditata”.

 

A margine del suo intervento in conferenza stampa, Ruscitti ha provato a rassicurare gli utenti collegati: “Nella rima metà di aprile il trend dei decessi era ancora in crescita, da alcuni giorni però sta diminuendo, nei prossimi mesi ci auguriamo di tornare a un trend normale”. Eppure, nonostante i tentativi di minimizzare, “l’elefante nella stanza” è ancora lì con tutto il suo peso, che grava in particolare sui famigliari delle vittime che ad oggi non hanno ancora una risposta ma solo dei fondati sospetti.

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