Doppio lavoro, nei guai un altro professore di Unitn: condannato a restituire 52mila euro
Mosè Ricci è stato condannato dalla Corte dei Conti a restituire 52.728 euro. Secondo l’accusa avrebbe agito con dolo cercando di occultare i suoi guadagni da libero professionista, nonostante fosse impegnato a tempo pieno come docente dell’Università di Trento

TRENTO. Dopo la condanna in primo grado di Giorgio Cacciaguerra, che dovrà restituire 288.417 euro, un altro docente dipartimento di ingegneria civile ambientale e meccanica di Trento è finito nel mirino della Corte dei Conti. Infatti, anche Mosè Ricci, architetto e coordinatore scientifico del tavolo di lavoro del Prg del Comune di Trento, è stato ritenuto colpevole di aver svolto degli incarichi come libero professionista nonostante avesse un contratto a tempo pieno con l’Università di Trento.
La querelle giudiziaria muove i passi dalle complesse indagini portate avanti dagli inquirenti e “spezzate” in due filoni quello degli “appalti spezzatino” e quello sul “doppio lavoro”, le accuse sono pesantissime e vanno dai bandi che sarebbero stati pilotati, agli scambi di favori tra privati e dipendenti dell'Università, fino alla “doppio lavoro”, con doppia retribuzione (articolo QUI).
A tenere le redini dell’accusa è il procuratore regionale Marcovalerio Pozzato, anche in questo caso il docente è stato condannato a restituire una cifra importante: 52.728 euro per la precisione. Somma calcolata in base alle differenze di stipendio fra i regimi di “tempo pieno” e “tempo definito” e per vi dei mancati contributi che Ricci avrebbe dovuto versare all’università.
La difesa di Ricci ha respinto con forza le accuse, anche se i giudici sono convinti che l’imputato abbia agito consapevolmente, con dolo, cercando di occultare i suoi guadagni da libero professionista. Ora si attende l’esito del processo che vede coinvolto un terzo docente: Giuseppe Scaglione pure lui finito nei guai per il doppio lavoro, la cifra contestata ammonta a 302.366 euro.













