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Ecomostri abbandonati sulla Marmolada, raccolta firme per rimuoverli e liberare la Regina delle Dolomiti

La petizione, lanciata dal titolare del rifugio Pian dei Fiacconi Guido Trevisan, punta a chiedere alla Provincia di lavorare per rimuovere i resti degli obsoleti impianti di risalita chiusi ma mai demoliti prima di costruire la nuova sciovia

Pubblicato il - 18 agosto 2020 - 16:56

CANAZEI. Liberiamo la Marmolada dagli ecomostri in cemento armato. Questa la petizione lanciata da Guido Trevisan, da vent’anni titolare del Rifugio Pian dei Fiacconi, su Change.org. Una raccolta firme per richiedere che i proprietari delle ex sciovie e ski-lift, vengano obbligati dalla Provincia a demolirli e che quest’operazione avvenga prima dell’inizio dei lavori per un nuovo impianto.

 

Il 15 settembre 2019 la cestovia Graffer, che dal passo Fedaia portava dal Pian dei Fiacconi, ha fatto la sua ultima corsa. Inaugurato nel 1974, l’impianto è stato chiuso dopo 45 anni di attività, in vista della realizzazione di una nuova telecabina che dal Fedaia dovrebbe portare fino a Capanna Ghiacciaio, della quale però, al momento, non si hanno né una data di inizio dei lavori, né un progetto ufficiale. La struttura del vecchio impianto non è ancora stata rimossa.

 

Lo scheletro della cestovia Graffer è solo l’ultimo di una serie di pilastri e piattaforme di cemento abbandonati. A deturpare i fianchi della Marmolada ci sono altri quattro impianti chiusi e dimenticati. Sulla Regina delle Dolomiti sorgono infatti i plinti di calcestruzzo appartenuti ad un impianto di risalita cominciato negli anni ’80 e mai portato a termine, la piattaforma del vecchio ski-lift che giace a pochi metri dal rifugio Ghiacciaio Marmolada, anch’essa rimossa solo in parte, le rovine dell’impianto Sisem, demolito dal Comune di Rocca Pietore nel 1973 e le colonne di un’altra vecchia sciovia, presenti sulla montagna dal 1974. Un vero e proprio cimitero di impianti di risalita.

 

Tutti orrori che restano a spogliare di bellezza e naturalità un territorio selvaggio: un territorio che è possibile salvare da nuova speculazione, come minimo chiedendo che venga cancellata l'inutile e deturpante memoria delle antiche strutture”, scrive Trevisan nel testo che accompagna la petizione.

 

L’anno scorso il rifugio Pian dei Fiacconi, che sorge a 2626 metri d’altitudine, aveva subito un duro colpo per via della chiusura della cestovia. Nonostante questo imprevisto, il titolare e i suoi collaboratori non si sono dati per vinti sostenendo che i veri appassionati di montagna non si sarebbero fatti scoraggiare dalla fatica. Nonostante il rifugio rimanga aperto, la mancanza di un impianto di risalita non facilita certo l’arrivo dei turisti.

 

Lo stesso Guido Trevisan ha però deciso di mettere gli affari in secondo piano e chiedere alla Provincia che la priorità, prima di costruire una nuova sciovia, sia di rimuovere i vecchi impianti “ancora manifestamente sparpagliati come tristi trincee sulla Marmolada”.

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