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''Basta Impianti'', la spettacolare (LE FOTO) protesta sulla Marmolada: ''Qui partito il turismo di massa 70 anni fa. Ora diventi modello di sostenibilità''

Manifestanti in quota questa mattina tra striscioni di grandi dimensioni calati dalle pareti della Regina delle Dolomiti e gli stessi impianti di risalita per dire ''no'' al Carosello in Marmolada, il collegamento di passo Fedaia a Sass Bianchet e un eventuale collegamento Trentino- Veneto

Di L.P. - 10 novembre 2020 - 16:48

CANAZEI. ''Fermiamo lo sfruttamento indiscriminato delle montagne, non costruiamo nuovi impianti di risalita''. Questo il messaggio portato in quota da alcuni manifestanti e amanti della montagna oggi, martedì 10 novembre, sulla Regina delle Dolomiti, la Marmolada. E così la scritta ''Basta Impianti'' è apparsa enorme, distesa su dei lunghi manifesti, dalle creste della montagna agli stessi impianti di risalita, a ricordare che la misura è colma e lo sfruttamento del nostro patrimonio naturalistico è giunto oltre ogni limite sostenibile.  

 

''Consapevoli che la macchina dello sfruttamento della montagna con la costruzione di nuovi impianti non si fermerà di fronte alla pandemia e consci dell'emergenza sanitaria in corso - comunicano i manifestanti - abbiamo deciso di manifestare staticamente comunque la nostra contrarietà, ritrovandoci sulla cima del Col de Bousc con un primo gruppo e in prossimità della ex cabinovia di Pian dei Fiacconi con un secondo gruppo, volutamente di esigue proporzioni. Da sempre la Regina delle Dolomiti, è stata una montagna simbolo del nostro patrimonio naturalistico, amata e conosciuta in tutto il mondo, è stata montagna pioniera aprendo la strada al turismo di massa, al turismo degli impianti di risalita, terra di confine, di guerra e di divisione''.

 

''Dopo 70 anni - proseguono - la Marmolada Trentina si ritrova senza impianti di risalita e pensiamo sia arrivato il momento di cambiare direzione ed andare verso un modello turistico che esuli dalle logiche dei grandi numeri e del turismo di massa che sono alla base della redditività economica degli impianti di risalita. Alla luce del cambiamento di tendenza delle richieste turistiche, il mercato sciistico ha evidenziato un lento ma continuo declino negli ultimi anni, l'aumento dei costi di manutenzione (innevamento, bacini artificiali) dovuto ai cambiamenti climatici sta portando ad una insostenibilità economica e all'intensificazione di campagne di marketing per la conquista di nuovi mercati.  D'altro canto, sempre maggiore è il desiderio da parte dei turisti di stare a contatto con la natura e con la cultura del luogo in cui hanno deciso di trascorrere le loro vacanze''.

 


 

Per queste ragioni la protesta è diretta principalmente al progetto del Carosello in Marmolada, con il collegamento di passo Fedaia a Sass Bianchet e un eventuale collegamento Trentino- Veneto. ''Impossibile - spiegano ancora - non considerare, il notevole impatto paesaggistico delle nuove  stazioni degli impianti, considerando che tale progetto prevede l'arroccamento in mezzo al ghiacciaio in una zona ancora libera da infrastrutture e molto pericolosa dal punto di vista geologico a causa dei numerosi crepacci. Con la costruzione di nuovi piloni e una nuova stazione in mezzo al versante nord della Marmolada si andrebbe a sfregiare definitivamente la dignità della montagna già notevolmente compromessa dai precedenti interventi umani''.

 

Gli impianti definiti come ”pesanti” sono caratterizzati da un notevole costo iniziale di costruzione e significativi oneri di manutenzione. ''Gli inevitabili costi derivanti dalla riconsiderazione di tutte le piste - aggiungono i manifestanti - la necessità di grandi aree di parcheggio, la costruzione di imponenti opere anti-valanghive fanno pensare ad una insostenibilità economica, anche ipotizzando un ottimistico raddoppiamento dei passaggi a seguito del progetto di sviluppo impiantistico. Il forte vento e l'alto rischio valanghivo di tutto il versante nord e l'inevitabile posizione soggetta a rischio valanghe della stazione a valle è un altro elemento a nostro avviso non sufficientemente valutato. Pensiamo invece sia indispensabile costruire un progetto turistico sostenibile per la salvaguardia e la valorizzazione della Marmolada''.

 

 


 

Coloro che sono saliti in quota questa mattina invece sono per investire su un progetto costruito su sostenibilità ambientale, economica e sociale pensando a un'iniziativa esperienziale fondata sulle risorse ambientali, naturalistiche e storico-culturali. Un progetto che vuole rilanciare la Marmolada come esempio da seguire per un nuovo modello di sviluppo sostenibile, tramite la realizzazione d’interventi che rispondano positivamente anche in termini economici e che si differenzino dal modello di turismo di massa senza intaccare l'ecosistema.

 


 

 

Così come la Marmolada è stata 70 anni fa la pioniera del turismo di massa con gli impianti di risalita, ora, per i manifestanti, può tornare ad essere capofila di un nuovo modello basato su una logica di sviluppo a lungo termine che tiene conto della valorizzazione del patrimonio culturale, la conservazione e il rispetto dell'ambiente, mantenendo intatta l'attrattività dei luoghi di questo patrimonio mondiale dell'umanità. E i manifestanti si rifanno, quindi, allo studio del Muse “Verso un turismo sostenibile per l'area della Marmolada” che ha fatto emergere come il bacino di utenza turistica presenti già una dotazione di piste e impianti completa, sia per tipologia che per posizione, e come le infrastrutture impiantistiche esistenti non vengano utilizzate al pieno delle proprie potenzialità.

 

 


 

''Con la realizzazione di nuovi impianti e il collegamento tra i due versanti si rimarrebbe imprigionati in una visione obsoleta del turismo legata al passato - concludono -. Immaginiamo il progetto condiviso, grazie alla collaborazione attiva di protagonisti come la Sat, il Muse, gli operatori locali, le guide alpine, la comunità Fassana e le istituzioni, le associazioni ambientaliste, l'istituto ladino di Fassa, assieme a tutti coloro che vorranno portare la loro esperienza ad un progetto veramente innovativo. Con questo progetto si svilupperebbe un'offerta completamente distinta rispetto alla tradizione Dolomitica ponendosi in un'ottima condizione di competitività rispetto ai prodotti turistici esistenti, non perseguendo solo lo sport e il divertimento ma anche la valorizzazione paesaggistica, antropologica, storica della montagna simbolo delle Dolomiti; la  Marmolada. Ricordiamo infine che sia Punta Rocca che Punta Serauta sono attualmente già raggiungibili con la funivia che parte da Malga Ciapela. Pensiamo che il futuro del turismo in montagna debba cambiare strada, rendendo efficienti gli impianti esistenti e diversificando l’offerta turistica''.

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