“Produrre neve artificiale è un accanimento terapeutico, basta con la monocultura degli impianti” (FOTO): sulla Panarotta la protesta di “The outdoor manifesto”
L'iniziativa fa parte di una mobilitazione nazionale che ha coinvolto 11 località di 8 regioni italiane, fra cui il Trentino-Alto Adige e in particolare la Panarotta: “L'obiettivo è quello di sottolineare la necessità di un concreto cambio di paradigma per lo sviluppo delle montagne della penisola in grado di ri-immaginare l’inverno slegandolo dalla monocultura impiantistica e dello sci da discesa”

TRENTO. Quest’anno gli impianti in Panarotta sono rimasti spenti, a causa della crisi energetica i gestori hanno preferito tenere chiuso. Questa decisione però non ha fermato i tanti escursionisti e famiglie che ogni settimana hanno raggiunto la montagna dimostrando che un’altra forma di turismo è possibile. È anche per questo che oggi, domenica 12 marzo, che Extinction Rebellion Trentino, Residenza Artistica Montana, Fridays for Future Trento, Comitato Permanente per la difesa delle acque e Associazione Gas hanno raggiunto la montagna: “Ormai è noto a tutti che a causa dei cambiamenti climatici la neve naturale è diventata sempre più rara ma i comprensori sciistici sono corsi ai ripari investendo (grazie a milioni di fondi pubblici) in impianti di innevamento artificiale”.
I manifestanti hanno raggiunto la cima assieme al fotografo Giulio Boccardi e alla regista Silvia Girardi. L'iniziativa fa parte di una mobilitazione nazionale che ha coinvolto 11 località di 8 regioni italiane ed è stata lanciata da “The outdoor manifesto” e numerose associazioni, comitati e gruppi spontanei che si occupano di tematiche ambientali. “L'obiettivo – spiegano – è quello di sottolineare la necessità di un concreto cambio di paradigma per lo sviluppo delle montagne in grado di ri-immaginare l’inverno slegandolo dalla monocultura impiantistica e dello sci da discesa”.
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Non è un caso che l’Italia, stando alle ultime stime disponibili, è tra i Paesi alpini più dipendenti dalla neve artificiale con il 90% di piste innevate artificialmente, seguita da Austria (70%), Svizzera (50%) e Francia (39%). Come sottolineano i manifestanti i bacini idrici artificiali utilizzati principalmente per l’innevamento artificiale sono ben 142. Il Trentino Alto Adige detiene il primato con 59 invasi, seguito da Lombardia con 17. “Produrre neve artificiale non è una pratica sostenibile e tanto meno di adattamento ai cambiamenti climatici, visto che comporta consistenti consumi di acqua, energia e suolo in territori di grande pregio”. Uno degli aspetti più sottovalutati dell’innevamento programmato, molto spesso, è proprio il consumo di acqua ed energia elettrica.
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“Con un metro cubo di acqua è possibile produrre mediamente 2,5 metri cubi di neve. Per innevare un ettaro di pista con uno strato di fondo alto 30 centimetri servono circa mille metri cubi di acqua, quasi metà dell’acqua contenuta in una piscina olimpionica. Per lo stesso ettaro di pista, inoltre, servono tra i 2.000 e i 7.000 kilowattora”. Ovviamente le varie crisi climatiche, energetiche ed economiche hanno portato nel 2023 a un aumento sia degli impianti dismessi che hanno raggiunto i 249, ma anche quelli temporaneamente chiusi (138) e quelli che sopravvivono solo grazie a forti iniezioni di denaro pubblico (181).
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Per questo le varie associazioni chiedono da tempo di immaginare una gestione alternativa del turismo invernale: “Purtroppo in tante località si continua con la stessa logica degli anni ‘70 con una sorta di accanimento terapeutico”. Il paradosso è che sulla Panarotta si procede in questa direzione tanto che si vorrebbe costruire un nuovo bacino artificiale per garantire l’innevamento delle piste. “Così si rischia soltanto di prolungare l’agonia della stazione sciistica e le perdite della società pubblica che gestisce gli impianti”.



















