“La Funivia sul Bondone? Rischia di essere un greenwashing fallimentare”, gli attivisti chiedono una montagna gestita con lungimiranza e condivisione
L’allarme degli attivisti che chiedono di ripensare alcune opere come la funivia e il bacino artificiale: “Sul Bondone, come su tutte le Alpi, le temperature stanno crescendo a una velocità doppia rispetto alla media globale e l’intero Trentino si trova a gestire un cambiamento climatico repentino”

TRENTO. Quest’oggi, 18 fra associazioni e movimenti, si sono dati appuntamento sul Bondone per opporsi alla costruzione del bacino artificiale alle Viote e per chiedere una gestione della montagna lungimirante e condivisa. Alla “passeggiata collettiva” hanno partecipato circa 100 persone.
Fra queste: Michele Nardelli, autore del libro Inverno liquido; Tommaso Bonazza, portavoce Comitato Permanente per la Difesa delle Acque del Trentino; Marta Villa, antropologa, docente presso l'Università di Trento; Flavio Franceschini, presidente dell'Asuc di Vigolo Baselga e Silvano Baldessari, presidente dell'Asuc di Baselga del Bondone; Stefano Musaico di Extinction Rebellion; Gianni Nicolini, ex direttore Centro Ecologia Alpina e Sergio Merz, coordinatore della Lipu. Sono poi intervenuti anche i consiglieri di Europa Verde Andreas Fernandez e Lucia Coppola.
Recentemente il Bondone è stato interessato da due progetti che hanno sollevato parecchi dubbi: il bacino artificiale per l’innevamento delle piste e la funivia che dovrà collegare la città di Trento alla località Vason. Come ricordano gli attivisti il contesto nel quale si collocano queste proposte è quello di una montagna caratterizzata da un lato dall’altopiano delle Viote, “uno scrigno di biodiversità di estrema importanza quasi unico per il Trentino”, dall’altro da una cementificazione turistica in parte abbandonata, “ricordo di un passato di sviluppo turistico, soprattutto invernale, che si credeva illimitato”.
Il messaggio (e grido d’allarme) lanciato dalla manifestazione è chiaro: “Sul Bondone, come su tutte le Alpi, le temperature stanno crescendo a una velocità doppia rispetto alla media globale e l’intero Trentino si trova a gestire un cambiamento climatico repentino”. D’altra parte il turismo invernale è uno dei settori più sensibili all’aumento delle temperature soprattutto per i comprensori sotto i 2000 metri di quota. Questa una caratteristica comune a diversi comprensori sciistici trentini tra cui quello del Bondone. “L’innevamento artificiale rappresenta ad oggi la strategia di adattamento dominante, ma un recente studio di Banca d’Italia sostiene che non è cruciale nel sostenere i flussi turistici”. Inoltre, superata una certa soglia di temperature, l’innevamento artificiale non è nemmeno praticabile.
Ultimamente la costruzione di bacini artificiali viene prospettata come l’unica soluzione possibile per far fronte agli effetti negativi della siccità e garantire, al contempo, l'approvvigionamento idrico necessario all’industria dello sci alpino. “Si tratta di una miope illusione – obiettano gli attivisti – in primis perché i bacini artificiali sono molto diversi tra loro e solo raramente sono progettati per soddisfare una molteplicità di usi”.
Come se non bastasse il luogo proposto per la costruzione del bacino si trova nella piana delle Viote che, con la sua torbiera e i suoi pascoli, un sito dunque di estremo interesse naturalistico che rientra nel registro delle aree protette della Provincia di Trento. “Inutile sottolineare come la costruzione di un invaso di grandi dimensioni impatterebbe in modo devastante ed irreversibile su questo delicato ecosistema”, dicono gli attivisti.
Tuttavia sono diversi anche i dubbi che riguardano la costruzione della funivia. “Per una riqualificazione del Bondone lungimirante occorre però prima definire un piano di sviluppo complessivo che coinvolga gli operatori ma anche i cittadini e le associazioni, senza escludere i vari comuni che questa montagna coinvolge”. Per gli attivisti il primo passo per il rilancio del Bondone non può essere la costruzione della funivia senza un ragionamento globale, senza un piano di valorizzazione degli edifici abbandonati esistenti in tutti i suoi versanti (a cominciare dalle caserme delle Viote). “Una funivia pensata per trasportare oltre 900mila passeggeri all’anno, secondo le stime, ma che, soprattutto senza una chiusura della strada alle auto, rischia di essere un nuovo capitolo del fallimento del Bondone e di rivelarsi un mero greenwashing di mobilità sostenibile”, concludono gli attivisti.














