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Ex vertici della Cassa Risparmio di Bolzano rinviati a giudizio: avrebbero truffato piccoli risparmiatori anche 80enni

Le verifiche sulla presunta truffa sono state avviate dopo le segnalazioni pervenute all'ufficio giudiziario dalla Banca d’Italia e dal Centro Tutela Consumatori Utenti. I precedenti vertici della Cassa di Risparmio, allo scopo di rimediare a una situazione di grave dissesto e difficoltà finanziaria che l’istituto di credito stava attraversando, avrebbero ingannato il pubblico dei risparmiatori

 

 

 

Di G.Fin - 27 March 2020 - 12:09

BOLZANO. Moltissimi piccoli risparmiatori sarebbero stati truffati, gli inganni avrebbero coinvolto anche 80enni. Accanto a questo ci sarebbe la fornitura di dati falsi e aggiotaggio. Queste alcune delle imputazioni alle quali devono rispondere i quattro vertici della Cassa Risparmio di Bolzano in carica fino al 2014 per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio. E' bene chiarire che stiamo parlando di imputazioni derivanti dalle indagini portate avanti dalle forze dell'ordine che dovranno ora essere confermate o meno in giudizio. 

 

Il prossimo 6 maggio è fissata l'udienza preliminare nella quale sarà valutato il rinvio a giudizio degli imputati.

 

A finire nei guai, come già detto, sarebbero gli ex vertici della Cassa Risparmio di Bolzano rimasti in carica fino al 2014: nello specifico sono il presidente del Consiglio di Amministrazione, il direttore generale, il responsabile direzione crediti e treasury ed infine il responsabile direzione Finance & Controlling.

 

Gli approfondimenti sono stati avviati  dopo le segnalazioni pervenute all'ufficio giudiziario dalla Banca d’Italia e dal Centro Tutela Consumatori Utenti. Da qui sono partite le successive investigazioni che sono state svolte dal nucleo di polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bolzano e dal Ros dei carabinieri di Trento.

 

Indagini molto approfondite e a tutto campo avrebbero permesso di scoperchiare le presunte attività messe in campo dagli ex vertici per coprire la situazione di dissesto che avrebbero creato nella banca.

 

L'accusa fatta alla chiusura delle indagini sembra essere ben precisa: i precedenti vertici della Cassa di Risparmio, allo scopo di rimediare a una situazione di grave dissesto e difficoltà finanziaria che l’istituto di credito stava attraversando, avrebbero ingannato il pubblico dei risparmiatori, nascondendo loro i reali rischi che stavano correndo nell’acquistare azioni della banca. In altre parole, per convincere i risparmiatori a sottoscrivere le azioni della Cassa di Risparmio e finanziare, così, l’aumento di capitale necessario a ripianare le ingenti perdite maturate negli esercizi precedenti, sarebbero stati forniti dati falsi, ostentando utili in forte crescita (+79%), in realtà inesistenti, e nascondendo, appunto, le gravi perdite subite.

 

Secondo sempre quanto riportato dalle carte dell'inchiesta, l’attività ingannevole nei confronti dei risparmiatori avrebbe consentito alla banca di “rastrellare” circa 100 milioni di euro, che sarebbero stati poi utilizzati per l’aumento del capitale sociale effettuato nel 2012 e necessario per ripianare il dissesto creato dai vertici.

 

Le indagini preliminari hanno permesso di ricostruire la crisi della Cassa di Risparmio. Una perdita record di 231 milioni di euro, contabilizzata solamente nel 2014, ma che sarebbe, secondo sempre le indagini, già nota da alcuni anni ai vertici prima dell’avvio dell’aumento di capitale sociale del 2012. Con riferimento a quest’ultimo esercizio, la perdita ricostruita dagli investigatori è pari ad almeno 50 milioni di euro.

 

Ma quali sono stati i motivi di questa enorme perdita realizzata dagli ex vertici della Cassa Risparmio di Bolzano? Secondo quanto ricostruito dalle indagini, questa sarebbe maturata a causa della dissipazione delle risorse della banca in una serie di operazioni di finanziamento prive di merito creditizio, fatte ignorando il parere contrario dei competenti organi tecnici interni, sarebbero state violate elementari regole di sana e prudente gestione bancaria, di norma invece applicate alla generalità dei prodotti e servizi finanziari e, in particolare, ai finanziamenti nei confronti delle famiglie.

 

Una situazione alla quale gli attuali amministratori hanno chiesto conto ai precedenti vertici avviando anche un'azione di responsabilità finalizzata ad ottenere il risarcimento dei danni subiti.

 

Le indagini avrebbero portato a galla svariati casi limite, per decine di milioni di euro, in cui, ad esempio,  sarebbero stati anticipati al debitore, di fatto senza alcuna garanzia, crediti Iva risultati poi collegati a frodi in danno dell’Erario. Ma non solo, in alcuni casi  sarebbero stati accettati in garanzia immobili, stimati a pieno valore di mercato ma successivamente rivelatisi abusivi.

 

Ci sarebbero poi finanziamenti a lavori edili mai eseguiti, documentati da fatture false, oppure impianti fotovoltaici il cui titolare, a meno di un anno dall’ottenimento del prestito, aveva già manifestato l’intenzione di portare i libri in tribunale, fino ad arrivare a finanziamenti concessi a imprese che manifestamente non avrebbero mai potuto sostenere il peso degli interessi e restituire il capitale.

 

Un aspetto significativo collegato al reato di truffa contestato ai presunti responsabili sarebbe rappresentato, secondo le indagini, dal comportamento tenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio (socio di maggioranza assoluta, al 66%, della Cassa di Risparmio), la quale, nonostante le rosee previsioni circa l’investimento in nuove azioni della banca, avrebbero contenuto al minimo il proprio impegno a supporto dell’operazione di ricapitalizzazione. Allo stesso modo, i vertici dell’epoca dell’istituto di credito, alcuni con redditi annui pari a diverse centinaia di migliaia di euro,  avrebbero sottoscritto azioni di nuova emissione per cifre simboliche o nulle.

 

Ben diverso, invece, dagli approfondimenti fatti dalla Guardia di Finanza, è stato il comportamento che la banca avrebbe avuto nei confronti dei piccoli risparmiatori per quanto riguarda il collocamento delle nuove azioni necessarie per l'aumento del capitale sociale e coprire il dissesto. Solo nei confronti dei piccoli risparmiatori, in un mese e mezzo (dal 22 ottobre al 7 dicembre 2012) sono state vendute oltre 270 mila azioni della Cassa di Risparmio, a fronte di volumi di scambio inferiori a 30.000 titoli in tutto il 2011. Tutto questo in un periodo di turbolenza dei mercati finanziari.

 

Il prezzo delle azioni di nuova emissione sarebbe stato fortemente sopravvalutato: a fronte di un prezzo d’emissione di 210 euro, le prime stime interne hanno indicato valori delle azioni inferiori a 120 euro.

 

Pressioni sarebbero arrivate, secondo le indagini, anche per gli impiegati agli sportelli delle filiali allo scopo di vendere il maggior numero di azioni di nuova emissione. In alcuni casi, gli acquisti di azioni sarebbero stati conclusi da persone ultraottantenni, con limitate capacità di risparmio e che avevano dichiarato di non voler correre alcun rischio; per tale ragione, il personale che ha curato la vendita avrebbe provveduto alla “riprofilatura” dei clienti (all’insaputa degli stessi), al fine di farli risultare maggiormente propensi al rischio.

 

A tale riguardo, la banca ha sempre classificato le azioni come caratterizzate da un profilo di rischio medio, nonostante le obbligazioni dello stesso istituto (titoli notoriamente meno rischiosi), già a maggio del 2012 erano state declassate dall’agenzia di rating Moody’s a livello di titoli “spazzatura”.

 

Oltre alla truffa, sono stati contestati agli indagati, a vario titolo, anche i reati di “aggiotaggio bancario” (per aver diffuso notizie false sulla solidità della banca), “ostacolo alle funzioni di vigilanza della Banca d’Italia” (per aver occultato il reale grado di deterioramento del credito erogato e per aver presentato agli organi di vigilanza documenti falsi atti a nascondere l’assenza di adeguate procedure interne di valutazione dei crediti) e di “falso in prospetto” (per non aver rappresentato in modo adeguato, nel prospetto informativo, le reali condizioni economico patrimoniali della banca).

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