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Gli ambientalisti contro la strada che invade l’habitat del gallo cedrone: “Pronti a iniziative legali”

La strada che minaccia l’habitat del gallo cedrone nel Parco Naturale del Paneveggio potrebbe arrivare in tribunale, gli ambientalisti: “Sfregio permanente alla natura in un’area protetta, pronti a intraprendere ogni iniziativa legale consentita dall’ordinamento, in sede nazionale ed europea”

Gallo cedrone foto di Giovanni Pelucchi (Wikipedia)
Di Tiziano Grottolo - 15 May 2020 - 12:14

TRENTO. Sta suscitando un vero e proprio vespaio di polemiche la concessione, rilasciata a una delle ditte che si occupano del recupero del legname schiantato dalla tempesta Vaia, che prevede la costruzione di una strada camionabile all’interno del Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino (articoli QUI e QUI). Il problema è che, oltre ad intersecare un’area sottoposta a vari vincoli di tutela, il tracciato andrebbe a distruggere un’importante arena di canto del gallo cedrone.

 

Al coro delle critiche si è aggiunta anche quella del Gruppo Unitario per le Foreste Italiane (Gufi), che chiede uno stop immediato alla realizzazione della strada “per scongiurare uno sfregio severo e persistente alla natura in un’area protetta, habitat del gallo cedrone”. L’Associazione ricorda come questa specie rappresenti anche un indicatore biologico importante, perché con la sua presenza testimonia le buone condizioni ecologiche del soprassuolo forestale del piano montano superiore e di quello sub-alpino inferiore delle Alpi.

 

“Se la strada fosse realizzata – spiegano gli ambientalisti – si andrebbe a disboscare una straordinaria arena di canto. I luoghi con tali caratteristiche – proseguono – sono ormai molto rari sulle Alpi Orientali, la frammentazione che verrebbe apportata dalla strada e il disturbo conseguente e reiterato nel tempo causato dal traffico anche turistico, oltre a danneggiare severamente la foresta, sarebbe fatale per la colonia di gallo cedrone. Inoltre si porterebbe degrado e artificializzazione in un angolo di foresta sopravvissuto alla violenza della tempesta Vaia”.

 

Il progetto in questione è stato reso possibile grazie all’escamotage della legislazione in deroga prevista dal post-Vaia, la realizzazione del collegamento infatti, era già stata bocciata una prima volta: “Riteniamo illegittimo il ricorso alla legislazione straordinaria – fa sapere il Gufi – la legislazione speciale può essere valida soltanto per consentire l’accesso alle aree boschive danneggiate dall’evento meteorologico eccezionale, al contrario, la strada in oggetto risulta avere tali caratteristiche solo per poche centinaia di metri iniziali”.

 

Secondo l’associazione la situazione che è venuta a crearsi è paradossale: per ripulire una zona della foresta devastata dalla tempesta Vaia, se ne distrugge una che era stata scarsamente interessata dalla dall’evento. “Lo sfregio questa volta deliberato, prevedibile ed evitabile, eseguito sotto lo scudo della Protezione Civile, sarebbe però permanente – accusano – trattandosi di una strada che provoca consumo irreversibile di suolo, frammentazione e disturbo di habitat pregiati di alta quota”. Alla luce di queste considerazioni il Gufi chiede di fermare subito i lavori e ripristinare l’area già interessata dal cantiere, “Siamo pronti a intraprendere ogni iniziativa legale consentita dall’ordinamento, in sede nazionale ed europea”, avvertono gli ambientalisti.

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