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Ianeselli: “No a prestanomi, in lista solo chi è disposto a sedere in Consiglio”. Cia: “Il passo successivo saranno i gulag?”

Ianeselli lancia la sfida a Baracetti: “In lista solo chi sarà disposto davvero a entrare in Comune, umiliante esprimere una preferenza per chi poi rinuncerà al seggio”. La Replica di Cia (che però sostiene Carli): “Quando le proposte politiche scarseggiano, le idee e le buone intenzioni vengono di solito sostituite da attacchi, più o meno gratuiti”

Di Tiziano Grottolo - 12 giugno 2020 - 17:09

TRENTO. Si riaccende la campagna elettorale per le comuni 2020, con il candidato sindaco a Trento del Centrosinistra-autonomista Franco Ianeselli che ha lanciato una proposta, che suona un po’ come una sfida, al suo principale avversario Alessandro Baracetti. “Non pensavo sarebbe mai successo ma sono assolutamente d’accordo Andrea de Bertoldi – ha spiegano Ianeselli, riferendosi a un’intervista rilasciata dal senatore di Fratelli d’Italia al quotidiano l’Adige – che non intende prendere in giro gli elettori candidandosi a elezioni comunali sapendo già di dimettersi il giorno dopo per restare in Senato”.

 

Anche in Trentino infatti, non sono mancate le occasioni in cui i partiti hanno preferito candidare un volto noto, che magari ricopriva già una carica istituzionale (con più visibilità mediatica), salvo poi lasciar spazio (una volta eletto) ad altre persone in lista. Insomma un metodo facile per raccogliere più consensi. Sia chiaro, si tratta di una pratica largamente utilizzata e del tutto legittima ma che talvolta può portare a delle storture con candidati semi-sconosciuti (e che magari in pochi hanno votato) che si trovano quasi per caso a sedere fra i banchi di un’istituzione pubblica.

 

“Ho sempre trovato incomprensibile – afferma Ianeselli – e persino umiliante per gli elettori il fatto di votare e di dare la propria preferenza ad una persona che non ha però alcuna intenzione di restare nel posto per il quale chiede di essere eletta. Per il candidato si tratta di una vera e propria presa in giro: “Eppure – accusa – negli scorsi mesi, da parte di consiglieri come il leghista Devid Moranduzzo, Claudio Cia fino alla parlamentare Martina Loss, sempre della Lega, ho sentito dichiarazioni opposte, ancora di apertura ad un simile balletto”.

 

Di qui la proposta rivolta in particolare al candidato sindaco della destra Baracetti (ma probabilmente estesa anche a tutte le altre forze politiche in corsa) affinché all’interno delle liste per le comunali 2020 trovino spazio solo persone disposte veramente ad entrare in Consiglio comunale “non prestanomi già pronti a ritornare alla carica di prima se più retribuita, ma solo donne e uomini che si propongono per il Comune con la reale volontà di lavorare per bene di questo e dell’intera comunità cittadina” a concluso il candidato del Centrosinistra-autonomista.

 

In attesa che Baracetti, direttamente chiamato in causa, faccia sapere la sua posizione è arrivata la risposta piccata del consigliere Claudio Cia (anche lui tirato in ballo da Ianeselli): “Quando le proposte politiche scarseggiano, le idee e le buone intenzioni vengono di solito sostituite da attacchi, più o meno gratuiti”, osserva il leader di Agire che nei giorni scorsi ha comunicato il suo interesse per il progetto che ruota attorno alla candidatura di Marcello Carli (QUI articolo).

 

Il consigliere provinciale punta il dito contro lo stesso Ianeselli, accusandolo di utilizzare gli stessi metodi: sarebbe il caso dell’avvocata Monica Baggia, presidente di Trentino Trasporti – anche se è lo stesso Cia ad ammettere che la donna è in scadenza di mandato – accusata di “sfruttare la mediaticità politica che il ruolo le garantisce per lanciare attacchi alla Giunta provinciale”. Nel mirino del leader di Agire finisce anche “il barbuto compagno di Ianeselli” Andrea Grosselli accusato di ricoprire il doppio ruolo di segretario della Cgil e presidente del Fondo di Solidarietà del Trentino. “Al contrario di Ianeselli – conclude Cia – al sottoscritto non è mai passato per la testa di limitare un diritto costituzionalmente garantito quale quello all’elettorato passivo, soprattutto se applicato agli ‘oppositori politici’. Se questo è l’inizio, figuriamoci la prosecuzione: il gulag, d’altronde è sempre dietro l'angolo”.

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