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La peggiore piena del Sarca da oltre 20 anni. Nel Lago il triplo del legname di un mese fa. Allerta per la navigazione per pericolo tronchi

In un giorno o poco più la portata del fiume ha raggiunto i 550 metri cubi al secondo il dato più alto dal 1999. Scaricarti nel lago detriti e legname contenuti dai 300 metri di reti calate dai vigili del fuoco che però non sono riuscite a bloccare tutto (si sono anche rotte). Ora è polemica sulla gestione politica del fenomeno. La Comunità del Garda chiede al Trentino interventi perché in un mese si sono verificati due eventi molto impattanti. Coppola interroga la Provincia

Pubblicato il - 06 October 2020 - 13:24

GARDA. Sarebbero 800 le tonnellate di legname scaricate dal Sarca dentro il Lago di Garda tra sabato e domenica sera. Una quantità impressionante, quasi il triplo rispetto a fine agosto, per la peggiore piena che ha riguardato il fiume negli ultimi 21 anni. Questo quanto emerge dagli studi post evento. L'idrometro di Ponte del Gobbo, che si trova a Dro, esiste dal 1994, ha rilevato un'altezza dell'acqua pari a 3,10 metri, equiparabili a una portata di circa 550 metri cubi al secondo, quando nell'evento del 1999 l'altezza era stata di 3,5 metri per una portata di circa 650 mc/s.

 

E proprio per questo le reti dei vigili del fuoco e della protezione civile, in alcuni casi, non hanno tenuto. Si tratta infatti di impianti progettati per contenere detriti spinti da un’onda di piena da 250-300 metri cubi al secondo, ma quella di sabato ha spinto, in alcuni frangenti, con una forza quasi doppia. A complicare, ulteriormente le cose, è arrivato il vento da sud che alla velocità di 30-35 nodi ha fatto sganciare alcune di queste protezioni. I 300 metri di reti, stese già all'alba di sabato dai vigili del fuoco di Riva del Garda, sono, comunque, stati decisivi a salvare il lago anche se, giocoforza, circa il 20-25% del materiale rischia di ''scappare'' per il moto ondoso e per le correnti.

 

 


 

E così molti tronchi, alberi, rami e rifiuti, sono stati spinto nel Garda mettendo in allarme porti e amministrazioni. In particolare la Guardia Costiera di Salò ha diramato l’allerta per la navigazione nell’Alto Garda per il pericolo di scontrasi con tronchi e grossi rami sparsi sulle acque. E la questione, a questo punto, è anche politica. Il segretario generale della Comunità del Garda, Pierlucio Ceresa a l'Arena ha spiegato che ci si attendono interventi dal Trentino perché due eventi di questa portata nell'arco di poco più di un mese devono far suonare più di un campanello d'allarme. ''Tecnologia, progettualità e risorse non mancano - ha dichiarato -. Ad esempio, credo sia doveroso potenziare le reti e le barriere di contenimento alla foce, ma anche intraprendere opere adeguate a monte, volte a limitare al massimo i corpi solidi e gli eventuali inquinanti in arrivo''.

 

E in Trentino sia il sindaco di Arco Betta (quello direttamente coinvolto dagli eventi di piena che a il Dolomiti ha rilasciato queste dichiarazioni QUI VIDEO) che la consigliera provinciale Lucia Coppola hanno avanzato più di un dubbio sulla gestione della Provincia di Trento della situazione. In particolare Coppola ha depositato un'interrogazione per sapere ''se risulta che sulla diga di ponte Pià con relativo invaso siano stati eseguiti interventi tali da immettere nel fiume Sarca stesso, improvvisamente, un'enorme quantità di acqua che ha provocato le esondazioni''. E ancora se ''in caso di risposta affermativa gli organi competenti ne fossero a conoscenza e se i sindaci di Dro, Arco e Riva del Garda fossero stati avvertiti di tale intervento e della quantità di acqua che sarebbe stata immessa nel fiume Sarca''.

 

Quel che è certo è che i danni ci sono stati in particolare nella zona di Pratosaiano, a Caneve e a Linfano. Nel corso del pomeriggio di ieri una delegazione provinciale con anche il presidente Fugatti ha visitato alcune situazione puntuali, prima nella zona di Pratosaiano, dove il fiume ha colpito alcune campagne della zona e un'azienda agricola, poi a Caneve dove invece sono state danneggiate abitazioni private e dove gli argini del fiume sono stati rinforzati dai Vigili del Fuoco con tre file di sacchetti di sabbia, infine in località Linfano, dove a rischio erano le attività produttive della zona. Qui per arginare l'avanzata dell'acqua il personale dei Bacini Montani ha alzato la pista ciclopedonale lungo l'argine con 80 camion di materiale.

 


 

"Dopo la tempesta Vaia - ha concluso Fugatti - abbiamo dato un preciso mandato alle strutture a tutela dell'incolumità pubblica, che è quello di intervenire sulla pulizia dell'alveo dei fiumi e lungo le strade del Trentino ove vi siano situazioni di rischio con piante vicine alla sede stradale. Sul fiume Sarca è già in programma un intervento, in base al piano di tagli provinciale". Forse tardivo? Forse, visto quanto accade ad ogni pioggia, ormai, anche in Trentino, bisognerebbe investire un po' più di risorse nella tutela dell'ambiente e del paesaggio e un po' meno nel tentativo di deturparlo o indebolirlo? Ai posteri l'ardua sentenza. L'assessora Zanotelli, nel rispondere al primo cittadino di Arco in merito ai danni causati dalla piena, ha concluso che si stanno eseguendo tutte le verifiche rispetto ai danni riportati anche dal settore agricolo, per valutare l'eventuale attivazione di possibili indennizzi a fronte delle perdite avute, al netto delle coperture assicurative presenti.

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