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“L’aborto per gravi malformazioni viola la Costituzione”, in Polonia svolta antiabortista. Endrici: “Si mette in pericolo la salute stessa delle donne”

In Polonia passa la linea della destra conservatrice e clericale: l’aborto, anche in caso di malformazioni del feto, diventerà illegale. Migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro al decisione della Corte costituzionale. La scrittrice trentina Camilla Endrici: “Le donne continueranno a ricorrere all’aborto ma dovranno farlo seguendo canali clandestini esponendosi a maggiori rischi per la propria salute”

Di Tiziano Grottolo - 23 ottobre 2020 - 12:35

VARSAVIA. Già lo scorso aprile (e prima ancora nel 2016) il governo polacco, guidato dalla destra conservatrice e clericale del presidente Andrzej Duda, aveva tentato di far approvare una legge per introdurre nuove restrizioni in materia di aborto. Una riforma in senso restrittivo che venne respinta con forza da moltissime donne e dalla mobilitazione di molte organizzazioni che di fatto costrinsero il Governo a fare marcia indietro. Il 22 ottobre però c’è stata un’importante svolta dopo che la Corte costituzionale polacca si è espressa su richiesta di circa un centinaio di parlamentari che avevano sollevato il caso sostenendo che l’interruzione di gravidanza a causa di malformazioni fetali violasse i principi della Costituzione. I giudici hanno accolto la tesi dei parlamentari conservatori con 11 voti su 13, sostenendo che questa pratica violerebbe il principio costituzionale per il quale la vita di ogni individuo va protetta.

 

Eppure la Polonia poteva contare già su una legge sull’aborto estremamente restrittiva che lo permetteva solo in tre tipi di situazione: in caso di stupro, qualora la madre fosse in pericolo di vita e per gravi malformazioni del feto. Quest’ultima era anche la via utilizzata nella maggior parte dei casi, va da sé che escludendola si renderà estremamente complicato abortire. La sentenza, come c’era da immaginarsi, ha provocato dure reazioni e nelle ultime ore migliaia di persone sono scese in strada per protestare.

 

“Con questa decisione si rende di fatto impossibile alle donne polacche accedere all’aborto – spiega Camilla Endrici, scrittrice trentina autrice del libro ‘194 - Diciannove modi per dirlo’ – inoltre si mette in pericolo la salute stessa. Se possibile questa pronuncia diventa ancora più grave nel momento in cui viene adottata nel pieno dellemergenza sanitaria mondiale che rende più difficile l’accesso all’interruzione di gravidanza”. Come rileva la scrittrice una situazione emersa anche in Italia durante il lockdown con un rapporto di Human Rights Watch che sottolineava come in quel periodo le donne si fossero trovate di fronte a ostacoli talvolta insormontabili per ottenere le cure sanitarie sessuali e riproduttive di cui avevano bisogno in un momento di crisi.

 

“Inutile nascondersi dietro un dito – prosegue Endrici – in Polonia le donne continueranno a ricorrere all’aborto ma dovranno farlo seguendo canali clandestini esponendosi a maggiori rischi per la propria salute. Le più fortunate potranno fare affidamento sulla rete di associazioni che da tempo aiuta le donne a cercare soluzioni all’estero, mentre le altre saranno lasciate in balia di loro stesse”. Seppur con i dovuti distinguo, perché fra Italia e Polonia esistono enormi differenze sul piano dei diritti civili, con l’arrivo della seconda ondata di contagi la situazione potrebbe tornare ad aggravarsi: “L’emergenza Covid ha avuto, e avrà, un impatto sul sistema sanitario. Per questo l’accesso all’aborto dev’essere garantito nonostante il numero degli obiettori negli ospedali sia ancora molto alto. Per le donne non è il momento di abbassare la guardia”.

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