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Aborto, negli Stati Uniti ritorno al passato? Migliaia di donne protestano e gli Stati democratici pronti a salvaguardare il diritto acquisito

Mentre ci sono stati storicamente repubblicani che stanno già, in parte, aggirando la sentenza “Roe versus Wade” che nel 1973 aveva sancito la possibilità (a livello nazionale, seppur entro determinati limiti) di interrompere una gravidanza, c'è grande apprensione negli Usa per quanto deciderà il giudice Samuel Alito

Di Sara De Pascale - 06 maggio 2022 - 17:21

TRENTO. Il tempo a volte sembra scorrere a ritroso e quando alcuni diritti vengono finalmente ottenuti (e sembrano a quel punto inalienabili), finiscono invece per essere prontamente rimessi in discussione. Questo è quanto sta avvenendo in questi giorni negli Stati Uniti, dove la corte suprema vuole cancellare la sentenza “Roe versus Wade” che nel 1973 aveva sancito la possibilità (a livello nazionale, seppur entro determinati limiti) di interrompere una gravidanza.

 

Una fuga di notizie relativa a pochi giorni fa ha tuttavia fatto intendere che ciò potrebbe cambiare: la corte si pronuncerà in maniera definitiva il prossimo giugno, anche se le premesse non lasciano ben sperare. La nuova sentenza del giudice Samuel Alito porterebbe infatti 22 stati del sud e midwest a rendere illegale (o fortemente limitata) la possibilità d’interruzione di gravidanza. Quel diritto che Jane Roe (nome di fantasia attribuito a Norma McCorvey) aveva ottenuto (e fatto ottenere a tutte le sue connazionali) quando, rimasta incinta del terzo figlio frutto d’un violento matrimonio, aveva deciso di portare il caso in tribunale per affermare la sua volontà di abortire, facendo causa al procuratore del Texas Wade.

 

Nel 1973 la Corte suprema rendeva così possibile l’interruzione di gravidanza grazie alla famosa sentenza, sottraendo di fatto ai singoli stati americani potere decisionale in merito. Da allora negli Usa sono stati effettuati milioni di aborti: recentemente, però, sembra essere aumentato il numero degli stati che, come Mississippi o Oklahoma, hanno silenziosamente aggirato la “Roe vs Wade” imponendo durissime restrizioni, che rendono così (nuovamente) difficile riuscire ad abortire.

 

La scrittrice statunitense di origine indiana (e vincitrice del premio Pulitzer) Jhumpa Lahiri, si è detta estremamente preoccupata riguardo a tale questione: “E' una cosa che va combattuta e contro cui bisogna resistere con tutte le forze”, ha dichiarato, riferendosi alla sentenza di Alito. Una notizia che se divenisse realtà produrrebbe “un danno storico per la società e causerebbe ancora più divisione”. Lahiri non è tuttavia l’unica convinta che questa sentenza condurrebbe al ritorno a un “periodo buio, frutto del danno lasciato dalla scia di Trump e della natura divisa di questo Paese”: accanto a lei vi sono infatti migliaia di donne che in questi giorni stanno protestando, scendendo nelle piazze di città come Washington o New York per contrastare un possibile ritorno al Medioevo.

 

L’impossibilità di abortire resta una questione estremamente delicata, che trascina con sé implicazioni psicologiche e economiche non indifferenti: è stato infatti stabilito che a farne le spese saranno “soprattutto le donne più povere che non potranno permettersi di recarsi in altri stati, venendo quindi lasciate sole e finendo per ricorrere a aborti clandestini”, cosa che, prima della legalizzazione dell’aborto spesso accadeva. Migliaia di donne finivano infatti in ospedale ogni anno a causa di pericolose pratiche abortive “casalinghe” finite male. Resta quantomeno un lume di speranza dato dagli stati democratici (come la California), che si stanno fortunatamente muovendo nella direzione opposta, cercando di salvaguardare il diritto all'aborto, incrementando il personale medico che può praticarlo, per poter così accogliere donne da altri stati.

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