Sabotaggio gasdotti Nordstream, la procura tedesca incrimina un ucraino per crimini di guerra. L'avvocato Canestrini: "Dall'accusa tesi fragili, il processo chiarirà i fatti"
L'avvocato roveretano Nicola Canestrini difende Serhii Kuznietsov, accusato di essere coinvolto nel sabotaggio dei gasdotti Nordstream nel settembre del 2022: "L’accusa comprende per la prima volta l’imputazione di un crimine di guerra, e cioè che i fatti contestati si sono verificati nel contesto di un conflitto armato. Una circostanza sinora costantemente taciuta e che cambia radicalmente il quadro giuridico"

TRENTO. Svolta nell'indagine Nord Stream: la procura federale tedesca ha incriminato l'ucraino Serhii Kuznietsov per il suo presunto coinvolgimento nel sabotaggio dei due gasdotti avvenuto nel settembre 2022.
L'uomo è accusato di aver attaccato un’infrastruttura energetica civile, un crimine di guerra secondo il diritto internazionale, di aver causato un’esplosione e di aver distrutto opere edilizie.
Kuznetsov, arrestato a Rimini nel 2025 e poi estradato in Germania, si trova attualmente in detenzione preventiva ad Amburgo ed è la prima persona incriminata dalla procura tedesca per il sabotaggio dei due gasdotti.
A difendere l'ucraino c'è anche l'avvocato roveretano Nicola Canestrini, che ha salutato con sollievo l'atto di accusa notificatogli nella giornata di ieri, mercoledì 1 luglio: "Era ora - commenta Canestrini -. La difesa non teme la formulazione dell’accusa, al contrario: la accoglie con favore. Il processo chiarirà finalmente in modo completo i fatti e le responsabilità e dimostrerà che una condanna dell’imputato non è configurabile. Sono disponibili solidi argomenti, sia di diritto sostanziale sia processuale, per contrastare le fragili tesi dell’accusa, un’accusa edificata su un fondamento tanto fattuale quanto giuridico estremamente esile".
"Sin d’ora, tuttavia, deve rilevarsi una grave violazione del principio di specialità - prosegue l'avvocato -. Tale principio è una garanzia portante dell’assistenza giudiziaria europea: chi viene consegnato sulla base di un mandato d’arresto europeo può, di regola, essere perseguito soltanto per quei fatti per i quali lo Stato richiesto ha concesso la consegna. Il Procuratore Generale Federale ha formulato un’accusa che comprende per la prima volta l’imputazione di un crimine di guerra. Tale imputazione non era oggetto del mandato d’arresto europeo sulla cui base la Repubblica Italiana ha consegnato l’imputato. Egli è stato consegnato per il sospetto di sabotaggio e di distruzione di edifici, non per un crimine di guerra".
"Un aspetto è al riguardo notevole: con l’imputazione di crimine di guerra l’autorità inquirente ammette per la prima volta che i fatti contestati si sono verificati nel contesto di un conflitto armato, ossia nell’ambito di una guerra. Una circostanza sinora costantemente taciuta. Ne consegue che il quadro giuridico è radicalmente diverso da quello sulla cui base la consegna è stata ottenuta".
In sostanza secondo Canestrini la consegna è stata "carpita" mediante la rappresentazione di un'imputazione ridotta: "L’imputazione di diritto penale internazionale più grave è stata deliberatamente trattenuta nel mandato d’arresto e aggiunta solo dopo l’avvenuta consegna, in un momento in cui l’autorità italiana di esecuzione non poteva più esaminarla né far valere i propri motivi di rifiuto. Una consegna così carpita viola il principio di specialità e svuota la fiducia reciproca nonché il principio di leale cooperazione, sui quali soltanto si fonda la cooperazione giudiziaria nell’Unione europea. Chi ottiene la consegna sulla base di un’imputazione cosmeticamente ridotta, per poi formulare l’imputazione effettiva, elude le garanzie della procedura di consegna. La difesa esaurirà tutti i rimedi processuali, un modo di procedere che colpisce nel suo nucleo la tutela della specialità e la fiducia reciproca ed è inaccettabile sul piano dello Stato di diritto".
Infine l'avvocato ha ribadito che il pubblico ha diritto di sapere non solo le accuse contro l’imputato, ma anche le azioni e omissioni delle autorità e dei servizi segreti tedeschi. "In un caso di tale rilevanza politica, la giustizia deve svolgersi 'in una casa di vetro': aperta al controllo dell’opinione pubblica. Solo la piena trasparenza garantisce un processo equo, protegge l’imputato e rafforza la fiducia nello Stato di diritto".












