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“Le banconote da 500 sono diventate illegali”, truffa da 210.000 euro scoperta dai carabinieri

Una truffa che sembra uscita dalla trama di un film: due malviventi sono riusciti a mettere la mani su 210.000 euro convincendo un 41enne che le banconote da 500 erano state dichiarate illegali. La ricostruzione dei carabinieri che hanno scovato  il fantomatico “Fabrizio”, il nome scelto da uno dei malviventi per celare la propria identità

Foto d'archivio
Di T.G. - 17 ottobre 2020 - 17:06

PESCHIERA DEL GARDA (VR). Le migliori bugie sono quelle che contengono una parte di verità, un modo di dire che probabilmente le persone che hanno truffato un cittadino albanese conoscevano bene visto lo stratagemma architettato per attirare la vittima in trappola. Tutto è iniziato quando un 41enne originario di Tirana ha preso contatti per acquistare un orologio da 15.000 euro. Dopo aver concordato i dettagli della vendita il 41enne e gli emissari del proprietario dell’orologio si sono dati appuntamento in Italia, più precisamente in un centro commerciale di Verona, dove fra una battuta e l’altra i truffatori hanno gettato l’amo per trarre in inganno l’ignaro acquirente. È stato in questa circostanza infatti che i due “emissari”, dopo aver mostrato l’orologio in questione, hanno proposto un ulteriore affare al 41enne.

 

I due malviventi hanno convinto il cittadino albanese che le banconote da 500 euro erano state dichiarate illegali e pertanto non erano più spendibili. La “mezza verità” risiede nel fatto che tali banconote, dal 1° gennaio 2019, effettivamente non vengono più stampate, una decisione presa a livello europeo per contrastare il riciclaggio di denaro. Ciò però non significa che le banconote non siano più spendibili, ma semplicemente che quando sono depositate in una banca queste vengono ritirate dalla circolazione.

 

Ad ogni modo, i due truffatori hanno proposto al 41enne un “affare”: in cambio di banconote di taglio inferiore loro avrebbero consegnato quelle da 500 euro, a detta loro non più spendibili in Italia, assicurandogli per il disturbo un guadagno pari al 10%. Allettato dai soldi facili, il 20 gennaio scorso il cittadino albanese è tornato in Italia, a Peschiera del Garda, dove ad attenderlo c’era uno dei due uomini, tale “Fabrizio”. Il 41enne ha scambiato 18.000 euro in banconote da 100, per una cifra di 20.000 euro, ovviamente in pezzi da 500.

 

Considerato che l’affare era andato a buon fine, i due hanno concordato un nuovo scambio. Questa volta però, le cifre in ballo erano decisamente più importanti. Il cittadino albanese infatti, il 25 gennaio, è tornato in Italia con ben 210.000 euro in pezzi da 100. In questa occasione lo scambio è avvenuto all’interno di un’abitazione a Peschiera del Garda, peccato che approfittando di un momento di distrazione “Fabrizio”, con l’aiuto di una complice, è riuscito a impossessarsi dell’intera somma dandosi poi alla fuga in auto. Avendo capito di essere stato truffato, il 41enne si è messo in contatto con i carabinieri. I militari, arrivati sul posto, hanno trovato il cittadino albanese e due donne che affermavano di essere le proprietarie dell’abitazione, la stessa che avrebbero affittato all’uomo che si faceva chiamare Fabrizio.

 

I carabinieri hanno aperto subito un’indagine e sfruttando anche le varie telecamere della zona sono riusciti a individuare l’auto a bordo della quale si trovava il truffatore. In seconda battuta è stato possibile identificare sia il fantomatico “Fabrizio”, in realtà un 47enne residente nella provincia di Vicenza, che l’uomo che aveva partecipato al primo incontro. I carabinieri sono convinti che questi due soggetti siano i principali artefici della truffa, tesi che sarebbe avvalorata dagli indizi rilevati nei rispettivi conti corrente. Resta al vaglio degli inquirenti la posizione dell’intestatario del mezzo, un uomo di etnia sinti residente in un campo nomadi di una provincia veneta, e quella delle due proprietarie dell’appartamento anch’esse di etnia sinti.

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