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Parolari: “Nelle Rsa gli ospiti non sono mai stati trasformati in numeri, abbiamo offerto le migliori cure possibili”

Parolari parla della pandemia che ha colpito duramente le case di riposo: “Il virus si è diffuso nelle nostre strutture non per incapacità di curare gli ospiti ma proprio perché le Rsa sono ambienti comunitari”. Nel frattempo resta alta l’attenzione perché: “L’emergenza non è ancora finita”

Pubblicato il - 10 August 2020 - 15:32

TRENTO. Con la pandemia di coronavirus le Rsa sono finite nell’occhio del ciclone per via dei molti casi registrati in alcune strutture che, purtroppo, si sono tradotti in molti decessi. In un rapporto redatto dall’Azienda sanitaria (aggiornato all’11 maggio) si contavano 342 casi, che corrispondono circa al 77% del totale (QUI articolo). Dopo la “tempesta” la situazione si sta progressivamente normalizzando anche se per quanto riguarda le visite ai parenti ospitati nelle case di riposo esistono ancora molte restrizioni, introdotte per evitare la nascita di nuovi e pericolosi focolai. Una situazione delicata perché se da un lato c’è da proteggere la salute fisica delle persone dall’altro ci sono aspetti psicologici da tenere in considerazione.

 

L’isolamento” al quale sono sottoposti gli ospiti, nella difficoltà di poter incontrare i propri cari senza la possibilità di ricevere, o dare, una carezza può avere delle ricadute sulla stessa salute. In questi giorni il coordinamento dei famigliari delle oltre 30 case di riposo presenti in Trentino ha scritto una lettera al presidente della Pat Marizio Fugatti e all’assessora Stefania Segnana per rivedere le norme che regolamentano le visite, chiedendo in tal senso un’apertura (QUI articolo).

 

Attorno alle case di riposo si è sviluppato un ampio dibattito e in alcuni casi sono anche state mosse delle critiche, prontamente smentite dalla presidente di Upipa Francesca Parolari: “In questo periodo assistiamo spesso a uscite di chi crede di saperne di più e la spara più grossa e le Rsa, purtroppo, anche causa Covid, sono diventate bersaglio facile da puntare. Nelle nostre Rsa – aggiunge Parolari – è sempre stata prestata molta attenzione alla personalizzazione della prestazione, alla cura dell’individuo che non è mai un numero ma una persona di cui ci prendiamo carico nella sua globalità, dalla dimensione familiare, affettiva sino ai bisogni sanitari più specifici”.

 

La presidente di Upipa ha voluto ribadire come le strutture trentine rappresentino uno dei fiori all’occhiello dell’assistenza socio-sanitaria e assistenziale nazionale: Durante l’emergenza epidemiologica le Rsa trentine hanno offerto le cure migliori possibili, nelle nostre strutture lavorano, con passione, molti professionisti che quotidianamente offrono cure di qualità agli ospiti, la cui salute al momento dell’accesso è sempre più critica”. Respinta con fermezza anche l’accusa di non riservare sufficienti attenzioni agli ospiti: “Le Rsa sono strutture nelle quali l’invecchiamento non è considerato e non è trattato come una malattia ma come una condizione umana, alla stessa stregua della giovinezza”. Proprio per questo nelle case di riposo passano molti volontari e moltissime associazioni che contribuiscono ad animare le giornate dei residenti.

 

La socialità, le relazioni, la vita in comune sono sempre stati elementi imprescindibili dell’organizzazione. Purtroppo però questo si è rivelato un tallone d’Achille durante l’emergenza sanitaria: “Il virus – sottolinea Parolari – si è diffuso nelle nostre strutture non per incapacità di curare gli ospiti ma proprio perché le nostre Rsa sono ambienti comunitari e laddove è così, purtroppo, il virus si diffonde più velocemente”. Non è un caso che la risposta alla situazione sia stata molto decisa: In questo momento di emergenza, che non è affatto finita, anziché di contrapposizioni avremmo bisogno tutti di alzare lo sguardo e crescere, insieme, per uscirne veramente migliori”.

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