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Coronavirus, l’ultimo saluto ai famigliari contagiati: “È possibile, con le dovute precauzioni si può stare accanto ai propri cari”

Il dramma della solitudine che colpisce chi è ricoverato, ma anche chi resta a casa in attesa di notizie, la rianimatrice: “La terapia del paziente è la cosa più importante, ma non si può prescindere dal fatto che i famigliari hanno bisogno di sapere come stanno i parenti in ospedale”

Di Tiziano Grottolo - 21 December 2020 - 20:37

TRENTO. La pandemia sta avendo costi economici altissimi ma che non possono far passare in secondo piano i costi sociali che riguardano da vicino moltissime famiglie. In molti hanno dovuto affrontare il lutto nella più completa solitudine. Se durante la prima fase della pandemia ospedali e Rsa vennero completamente blindati, con le famiglie che si trovarono separate dai propri cari senza nemmeno la possibilità di comunicare, con il passare del tempo si è cercato, per quanto possibile, di trovare delle soluzioni.

 

La terapia del paziente è la cosa più importante – afferma Lucia Pilati rianimatrice dell’ospedale Santa Chiara – ma non si può prescindere dal fatto che i famigliari hanno bisogno di sapere come sta il parente ricoverato. Non va dimenticato che queste persone spesso e volentieri si sono viste portare via il marito, la moglie o i genitori in ambulanza e in pessime condizioni”.

 

Anche in questa fase, per ovvie ragioni, le porte degli ospedali rimangono chiuse alle visite e non è possibile incontrare i propri cari, salvo alcune eccezioni. Il sistema prevede almeno una telefonata al giorno – spiega Pilati – quando possibile anche attraverso videochiamate”. Talvolta infatti, le condizioni dei pazienti sono così gravi che non consentono questo tipo di interazioni. “In rianimazione – prosegue la rianimatrice – è abbastanza raro che le condizioni di salute dei ricoverati permettano di effettuare delle videochiamate”.

 

In altri casi anche chi rimane a casa è malato e per questo deve fare i conti, oltre che con le preoccupazioni per i propri cari ricoverati, anche con la solitudine. “In queste situazioni ci sono aspetti umani che vanno tenuti in considerazione”, commenta Pilati. Non meno importante è la questione del fine vita, purtroppo non tutti sopravvivono al coronavirus ed è soprattutto in queste situazioni che diventa indispensabile poter contattare i propri famigliari, almeno per un ultimo saluto. 

 

“Per quanto riguarda il fine vita – ricorda Giancarlo Ruscitti, dirigente del Dipartimento salute e politiche sociali – il Dpcm lascia alla discrezionalità dei referenti sanitari di ospedali e Rsa l’opportunità di aprire visite. Con le dovute misure precauzionali è possibile essere accanto ai propri congiunti. È evidente però, che su questo concetto talvolta c’è un interpretazione diversa da parte dei famigliari che magari vorrebbero stare più a lungo del consentito accanto ai parenti malati”.

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