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Coronavirus, in Trentino il virus sta colpendo anche le Rsa che nella prima ondata erano rimaste indenni. Parolari: ''Chiesti nuovi Dpi alla Protezione civile''

L'allerta è molto alta e sono molte le strutture che si trovano ad affrontare casi di coronavirus tra operatori e ospiti. La presidente di Upipa: "L'obiettivo ora è rafforzare le misure e andare a caccia del virus"

Di GF - 09 novembre 2020 - 18:49

TRENTO. Quello che stanno vivendo in queste settimane le case di riposo trentine è una terribile riedizione del dramma già vissuto nella prima ondata della pandemia. Ogni giorno si registrano nuovi casi di contagi. Il virus non si ferma davanti a nulla e la situazione, questa volta, per certi versi è addirittura più allarmante.

 

“I nuovi casi di contagio – spiega la presidente di Upipa, Francesca Parolari – si stanno allargando a macchia di leopardo. Ci sono alcune strutture che erano rimaste indenni nella prima ondata che oggi non lo sono più e l'allerta è molto alta”.

 

Ci sono casi di focolai già ben conosciuti come a Malè o Cadine dove la situazione sta mettendo sotto pressione le strutture. Gran parte di Rsa si trovano però ad affrontare pochi casi che si cercano di arginare immediatamente per evitare che possano coinvolgere gli ospiti. “Sono contagi che arrivano dall'esterno - ha spiegato Parolari – e l'attenzione è molto alta”.

 

Con il passare dei giorni non mancano le conseguenze sui dispositivi di protezione che si hanno a disposizione. Le riserve si stanno esaurendo ed è per questo che è stata già inviata una richiesta alla Protezione civile per nuovi dispositivi. “ Si stanno affrontando diverse situazioni e i dispositivi si stanno esaurendo. Come Upipa, grazie anche all'aiuto delle donazioni e tra queste anche quella di Dolomiti Energia, siamo riusciti ad acquistare 4 – 5 mila tute lavabili per 70 volte. Una spesa complessiva di 100 mila euro” ha spiegato la presidente di Upipa.

 

Al momento non si sta pensando all'introduzione nuove misure. Le strutture che hanno registrato un numero elevato di casi hanno bloccato le visite. Per le altre, invece, rimangono le misure messe in campo negli scorsi mesi. “ L'obiettivo ora – spiega Parolari – è quello di rafforzare la compartimentazione, la gestione in piccoli gruppi degli utenti e andare a caccia del virus che vuole entrare”.

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