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Un’operatrice dell’assistenza domiciliare positiva al coronavirus, la Cgil: ''Servono risposte immediate, non possono essere i lavoratori ad assumersi rischi sanitari''

Un'altra criticità è legata alla carenza dei Dispositivi di protezione individuale tra le forze dell'ordine. Diaspro (Fp Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Marcella Tomasi (Uil Fpl): "Mancano indicazioni sanitarie, mancano i Dpi, manca un vero riconoscimento del grande servizio che viene portato avanti"

Di Luca Andreazza - 15 marzo 2020 - 16:52

TRENTO. "I lavoratori sono preoccupatissimi e, dopo il caso positivo di un’operatrice dell’assistenza domiciliare, alcuni sono presi dal panico", commenta Luigi Diaspro, segretario della Fp Cgil, che aggiunge: "E’ il momento di mettere ordine alle priorità e dare risposte: garantire la salute di questi operatori vuol dire garantire la possibilità stessa di continuare le loro prestazioni per un periodo che si prospetta lungo".

 

I sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto più volte alle associazioni datoriali di artigiani, industriali, federazione cooperative e Croce rossa italiana verifiche rigorose sulle condizioni di effettività dell’osservanza della distanza di sicurezza interpersonale di un metro nei diversi servizi, la riduzione al minimo dei servizi essenziali, le precauzioni massime nei servizi in compresenza.

 

"Si possono assicurare i servizi sanitari e gli altri servizi pubblici essenziali - prosegue Diaspro - solo se gli operatori sono messi in condizioni di sicurezza per la propria salute. Occorre fermare le attività economiche e produttive di beni e servizi di non prima necessità e dirottare tutte le risorse per affrontare l’emergenza, che è prima di tutto un’emergenza sanitaria, e ciò a partire dai dispositivi di prevenzione e protezione come le mascherine. Se la situazione sta peggiorando così rapidamente occorre mettere in sicurezza prima di tutto gli operatori del sistema dei servizi essenziali per la cura delle persone fragili, anziani, disabili, oltre che di tutto il sistema sanitario".

 

Il Protocollo condiviso delle parti sociali per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro va in questa direzione; per questo devono a maggior ragione essere fatte scelte coerenti nei servizi di pubblica utilità di particolare rischio quali case di riposo e assistenza domiciliare.

 

"Il combinato disposto di mancanza delle mascherine di protezione, il diffondersi del contagio e l’impossibilità del rispetto della distanza interpersonale di un metro - aggiunge Diaspro - come nelle attività di igiene personale e in compresenza, sono condizioni che non consentono di poter operare in sicurezza: se c’è mancanza dei dispositivi e l’operatore non può rispettare le prescrizioni per la distanza minima di un metro – cui è tenuto per legge pena espresse sanzioni in caso di inosservanza - il servizio non si può garantire. Abbiamo svolto il nostro ruolo con la massima responsabilità e attenzione. Oggi è il tempo delle risposte immediate, non possono essere i lavoratori a doversi assumere il rischio sanitario né tanto meno quello di interruzione dei servizi".

 

Un'altra criticità è quella legata alla carenza di Dispositivi di protezione individuale per le forze dell'ordine. "E' fondamentale - spiegano Diaspro, Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Marcella Tomasi (Uil Fpl) - che i cittadini rispettino le regole. A controllare che le indicazioni vengano rispettate ci sono polizia, carabinieri e polizia locale che tutti i giorni presidiano il nostro territorio. Mancano indicazioni sanitarie, mancano i Dpi, manca un vero riconoscimento del grande servizio che viene portato avanti".

 

I sindacati evidenziano che i Protocolli nazionali e locali creano non poche difficoltà nell'applicazione pratica in questo settore perché sono assenti le indicazioni specifiche che dovrebbero venire dai Comuni di appartenenza. "Chiediamo - concludono Diaspro, Pallanch e Tomasi - con forza ai sindaci trentini di farsi carico della sicurezza di questi loro dipendenti che tutti i giorni, compresi questi di grande emergenza sanitaria, sono sulle strade della nostra Provincia a presidiare la sicurezza di tutti noi. Chiediamo fin d'ora agli enti un impegno finanziario importante per riconoscere a tutto il personale che ha operato nell'emergenza sanitaria un riconoscimento economico dignitoso".

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