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Coronavirus, l'allarme degli infermieri: ''Nelle Rsa situazione drammatica, personale allo stremo e servono dispositivi di protezione''. Bordon: ''Situazione difficile''

Le richieste sono quelle di garantire dispositivi di protezione individuale (DPI) adeguati alle situazioni: mascherine e filtranti facciali FFP2/FFP3, guanti, occhiali e camici; si chiedono dotazioni infermieristiche sicure, ora, nelle strutture maggiormente colpite, e appena conclusa questa emergenza l’attivazione di un tavolo per definire le dotazioni infermieristiche sicure e i livelli di leadership infermieristica, anche dirigenziale, nelle Rsa

Pubblicato il - 25 marzo 2020 - 17:48

TRENTO. “La situazione è drammatica” viene definita in questo modo da parte dell'Ordine delle professioni infermieristiche di Trento la situazione della Rsa trentine. Dove si stanno estendendo diversi focolai di coronavirus ma anche dove le assenze di infermieri e di operatori socio-sanitari per malattia o positività ai tamponi arrivano in alcune strutture anche al 50%. Da qui la richiesta alla Provincia, in tempi rapidi, di dispositivi di protezione e dotazioni infermieristiche sicure.

 

Il personale in servizio è costretto a turni prolungati con carichi assistenziali ed emotivi elevatissimi.  “Nelle strutture maggiormente colpite – ha spiegato in una nota il presidente dell'ordine Daniel Pedrotti - gli infermieri sono allo stremo ed esprimono esaurimento delle forze. Siamo professionisti, stiamo dando il massimo e di più e continueremo a farlo, ma pretendiamo di lavorare in sicurezza, pretendiamo rispetto per poter assistere gli ospiti e per garantire loro dignità sia durante l’assistenza sia nell’accompagnamento alla morte”. Una situazione inverosimile, viene spiegato sempre nella nota “indegna di una società civile, che mette in pericolo la salute delle persone residenti nelle strutture”.

Le Rsa accolgono le persone più fragili, dove i fenomeni negativi si sommano e muoiono, specie nelle aree a maggior rischio, persone anziane ogni giorno. Anche i dati locali, purtroppo, lo dimostrano quotidianamente. “L’aspetto più pesante in questi lunghissimi turni – viene spiegato - oltre ai carichi di lavoro non più sostenibili, è il rapporto con gli ospiti, non possono vedere nessuno se non noi infermieri dietro maschere di protezione. Ci guardano, con quegli occhi impauriti. Anche noi abbiamo paura, tantissima”.

 

Molti di questi infermieri sono mogli e mamme, non vedono i figli da giorni, perché hanno deciso di non andare a casa per tutelarli da un possibile contagio e si possono vedere e salutare solo in video chat. Assistere ospiti covid positivi, che in alcune Rsa hanno raggiunto numeri significativi, implica specifiche competenze e rigorose procedure di vestizione/svestizione, che richiedono tempo e concentrazione per evitare contaminazioni dei pazienti e degli operatori stessi ed implica un elevato carico emotivo correlato al continuo supporto per le difficoltà respiratorie, all’incertezza dell’evoluzione clinica, all’assistere persone gravi e all’accompagnamento alla morte che avviene in assenza dei propri familiari.

 

Se da un lato l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Trento prende atto e ringrazia degli sforzi la Giunta Provinciale e l’Apss, che hanno accolto e preso in carico le proposte fatte in merito alle priorità su dispositivi di sicurezza, potenziamento degli organici di infermieri nelle aree covid 19 ed estensione dei tamponi, dall'altro chiede aiuto affinché siano tutelati anche gli infermieri e gli operatori delle Rsa.

 

Quello che viene richiesto sono necessari interventi concreti delle Istituzioni a dimostrazione della volontà, oltre che responsabilità, di non lasciare soli i professionisti che vi operano e che non lasceranno mai soli i cittadini che sono affidati loro e che in prima persona chiedono aiuto.

 

Le richieste sono quelle di garantire dispositivi di protezione individuale (DPI) adeguati alle situazioni: mascherine e filtranti facciali FFP2/FFP3, guanti, occhiali e camici; si chiedono dotazioni infermieristiche sicure, ora, nelle strutture maggiormente colpite, e appena conclusa questa emergenza l’attivazione di un tavolo per definire le dotazioni infermieristiche sicure e i livelli di leadership infermieristica, anche dirigenziale, nelle Rsa.

 

Come Ordine è stato suggerito ad Upipa e alle Rsa, che si sono attivate già da subito, di chiedere la collaborazione ad infermieri recentemente andati in pensione, possibilità prevista dal decreto con contratti fino a 6 mesi; di emettere un avviso di manifestazione di interesse per infermieri, che abbiamo diffuso tramite i nostri canali; è stata inoltre estesa la richiesta di collaborazione agli infermieri libero professionisti; infine, congiuntamente ad Apss, è stato chiesto in via straordinaria l’anticipazione della sessione dell’esame finale del corso di laurea in infermieristica della sede di Trento dell’Università degli Studi di Verona, richiesta accolta dall’Università in uno spirito di piena collaborazione e che è stata programmata per la prossima settimana. I neo laureati saranno orientativamente una quarantina e saranno sicuramente una risorsa preziosa nelle strutture sanitarie e socio sanitarie, ma è necessario sia garantito loro un percorso strutturato di inserimento. “Vista l’emergenza – spiega in una nota l'ordine - e la necessità urgente di continuare a garantire livelli assistenziali sicure nelle Rsa maggiormente carenti di organici, chiediamo alla Provincia di valutare la possibilità tecnica di attingere professionisti dalla graduatoria degli infermieri a tempo determinato di Apss per offrire un rinforzo a tali strutture”.

 

A confermare la situazione di emergenza per le Rsa è anche il direttore dell'Apss Paolo Bordon. "La situazione è di forte difficoltà". Le persone sintomatiche coinvolte sono all'incirca 300 che vengono seguite nelle Rsa. In merito alle richieste Bordon spiega che "Non possiamo essere sordi, ci stiamo già muovendo con lo spostamento di personale infermieristico per rafforzare la presenza in alcune strutture". 

 

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