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Coronavirus, gli infermieri: ''La tregua estiva non è stata usata per migliorare le Rsa, la situazione è drammatica''

Numerose criticità sono state più volte sollevate dagli infermieri che fino ad oggi però sono rimaste senza una risposta. E spiegano: "Gli studenti del corso di laurea in infermieristica – spiega Pedrotti - non possono essere considerati forza lavoro"

Pubblicato il - 31 ottobre 2020 - 19:29

TRENTO. La tregua estiva non sembra essere stata sfruttata per prepararsi e nelle case di riposo trentine la situazione è drammatica. Lo fanno capire bene gli infermieri con una nota nella quale sollevano diverse criticità importanti alle quali fino ad oggi la Provincia, purtroppo, non ha dato alcuna risposta.

 

“Nelle Rsa la situazione è grave già da prima della pandemia – spiega il presidente dell'Ordine degli Infermieri, Daniel Pedrotti - con dotazioni infermieristiche sottodimensionate, che mettono a rischio la sicurezza dell’assistenza ad ospiti con bisogni sanitari e assistenziali sempre più complessi e dove l’emergenza sanitaria ha ulteriormente palesato l’anacronismo dei modelli organizzativi e assistenziali”.

 

Gli ospiti e i famigliari delle strutture hanno pagato tantissimo in termini di vite umane nella prima ondata epidemica, e ora si trovano ancora a fronteggiare il contagio che è rientrato in alcune strutture.

 

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche della Provincia Autonoma di Trento ha più volte espresso la forte preoccupazione per la carenza di infermieri e per la scarsa attrattività delle Rsa e avanzato proposte all’assessorato alla Salute e ad Upipa a partire dall’attivazione di un tavolo dedicato per una riforma condivisa e complessiva delle RSA trentine. Disponibilità a collaborare e proposte rimaste ad oggi inascoltate.

 

L’Ordine, si dice però anche contrario alle ultime dichiarazioni fatte dalla presidente dell'Upipa Parolari in merito agli infermieri. “Gli studenti del corso di laurea in infermieristica – spiega Pedrotti - non possono essere considerati forza lavoro. Grave inoltre la dichiarazione che mette in discussione l’istituzione dell’Infermiere di comunità e famiglia perché mancano infermieri, dichiarazione che l’Ordine non accetta e respinge al mittente. La figura dell’infermiere di famiglia e comunità non è un 'surplus', è una figura istituita con legge dello Stato, recepita e sostenuta dalla Provincia Autonoma di Trento, ora in fase iniziale di sperimentazione, e che avrà un ruolo determinante in integrazione con Mmg e l’assistenza domiciliare nella gestione dei bisogni emergenti della popolazione legati alle cronicità e non autosufficienza in un’ottica di prevenzione, iniziativa e prossimità”.

 

In merito alla proposta di “utilizzare” gli studenti del terzo anno della Laurea in Infermieristica, il presidente dell'Ordine spiega: “La loro presenza può essere significativa in supporto alle problematiche dei pazienti e ospiti non correlabili a covid-19, e così favorire che i professionisti esperti possano concentrarsi sulle situazioni più critiche. Pertanto, consapevoli della responsabilità di formare nuovi professionisti competenti per il nostro sistema sanitario, si ritiene interessante l’opportunità di ri-accogliere in tirocinio gli studenti in Rsa selezionate, che possono garantire condizioni di apprendimento e di sicurezza per gli ospiti e per gli studenti stessi”.

 

L’Ordine è pronto ad un confronto con la Provincia Autonoma di Trento, Upipa, SPES, Ordine dei Medici e gli altri stakeholder, anche in previsione dell’elaborazione delle direttive Rsa 2021. “Siamo pronti a proporre e a contribuire a disegnare nuovi modelli di assistenza che vadano in questo senso e che garantiscano, grazie all’uso appropriato e alla valorizzazione di tutte le professionalità, la miglior assistenza dei cittadini” ha concluso Pedrotti.

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