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Coronavirus, “Le case di riposo sono in difficoltà, non si trovano più né infermieri né oss”, l’allarme dei sindacati

I sindacati sono preoccupati dalla situazione nelle Rsa: “Siamo tornati alla situazione di marzo, il personale che risulta positivo non viene sostituto perché praticamente non si trovano Oss e infermieri pronti a entrare in servizio”. Inoltre i dipendenti delle Apsp continuano a essere penalizzati rispetto ai colleghi dell’azienda sanitaria

Di Tiziano Grottolo - 20 novembre 2020 - 21:19

TRENTO. “La situazione attuale è molto grave, il Covid è entrato in molte Rsa ma soprattutto ci sono gravi carenze di personale”, è questo il grido d’allarme dei sindacati di Cgil, Cisl e Fenalt, che si sono datati appuntamento davanti alla Provincia per chiedere il rinnovo dei contratti pubblici. Le tre sigle vogliono far arrivare un messaggio chiaro all’esecutivo di Piazza Dante: dopo la prima ondata le case di riposo sono di nuovo sottopressione.

 

Durante l’estate non è stato predisposto un protocollo di sicurezza adeguato – denuncia Alessandro Lazzarini della Cgil – ora le Rsa sono nuovamente in grave difficoltà anche perché non si trovano né infermieri né oss”. Non solo, perché alle carenze di persone si aggiungono le criticità sulle tempistiche dei tamponi, peraltro già segnalate (QUI articolo), “ci sono grossi ritardi – conferma Lazzarini – può capitare che il risultato di un tampone arrivi 5 giorni dopo ma nel frattempo i dipendenti devono recarsi al lavoro rischiando di portare inconsapevolmente il virus nelle strutture”.

 

Il problema è che se qualcosa va storto gli stessi operatori si sentono direttamente responsabili: I sanitari devono essere sostenuti anche dal punto di vista psicologico – sostiene Elisabetta Pecoraro della Cisl – non possono essere abbandonati a loro stessi. Durante la prima fase non c’erano i Dpi ma il personale delle Rsa non si è tirato indietro arrivando addirittura a fabbricarsele, ore le protezioni sono arrivate ma le persone sono stanche e provate. Il dipendete che risulta positivo non viene sostituto perché praticamente non si trovano Oss e infermieri pronti a entrare in servizio”. Secondo la sindacalista in certe zone del Trentino si è arrivati ad assumere persino ausiliari per rimpiazzare i dipendenti in malattia: “Personale che viene messo subito a fare assistenza, ma senza infermieri e oss c’è il rischio di sguarnire le case di riposo”.

 

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il responsabile Fenalt del comparto, Roberto Moser che parla di una situazione critica: “Le Rsa hanno pagato il prezzo più alto durante la prima ondata per questo chiediamo una revisione dei contratti, ma l’assessorato ha chiuso le relazioni sindacali e l’assessora Stefania Segnana non vuole incontrarci. Sembra di essere tornati indietro a marzo, in più da alcune strutture ci arriva notizia che i Dpi iniziano a scarseggiare”.

 

Per questo i sindacati chiedono il potenziamento del sistema di tracciamento dei positivi e un’accelerazione sul responso dei tamponi sui sanitari, oltre a un protocollo di sicurezza chiaro e definito. “Queste cose andavano pensate prima – conclude Lazzarini – bisogna intervenire immediatamente. Da tempo chiediamo che i contratti di Oss e infermieri delle Apsp siano parificati a quelli dei colleghi che lavorano in azienda sanitaria. Per ora le Rsa sono penalizzate ma non è possibile considerare i dipendenti delle case di riposo inferiori, è stata la stessa pandemia a dimostrare che non lo sono”.

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