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Coronavirus, ''Rispettate le regole, noi siamo sfiniti e provati''. L'appello degli infermieri trentini. Pedrotti: ''Carenza di personale, si poteva fare di più''

Da inizio ottobre i ricoveri negli ospedali sono tornati ad aumentare e nelle Rsa la situazione è drammatica. Il presidente dell'Ordine degli Infermieri spiega: "I ricoveri stanno aumentano e così anche i bisogni dei pazienti. Ci preoccupano le settimane e i mesi difficili che ci troviamo davanti perché gli infermieri sono sfiniti e provati"

Foto da internet
Di Giuseppe Fin - 26 ottobre 2020 - 06:10

TRENTO. E' come essere di nuovo trascinati al fronte per riprendere a combattere una guerra, quella contro il coronavirus, che è tornata a fare molte vittime. Un morto al giorno, due, tre, le ultime ore dei propri cari negate ai familiari e tanto dolore. “Abbiamo dato tutto e anche di più nella prima ondata di questo virus in termini di professionalità, umanità e flessibilità, ora siamo ancora emotivamente provati e siamo molto preoccupati di quello che ci aspetta nelle prossime settimane” spiegano gli infermieri trentini che già dai primi di ottobre hanno visto aumentare di giorno in giorno le persone ricoverate per Covid-19.

 

Uomini e donne che negli scorsi mesi hanno lavorato senza sosta per lottare, assieme ai pazienti, contro un virus che non lascia tregua. Oggi non hanno ancora avuto il tempo di prendere un attimo di respiro che sono costretti ancora a resistere. Sono quegli eroi (anche se non a tutti piace questo termine) di cui molte persone si sono riempite la bocca qualche mese fa per poi dimenticarsene.

 

Ma loro, stanchi, ci sono. Sono tornati a lasciare moglie, mariti, fidanzati, genitori, le proprie famiglie, per rimettere tute e mascherine ed entrare nelle corsie Covid che in Trentino ospitano a oggi quasi 80 pazienti. “Dai primi di ottobre la situazione è iniziata a peggiorare esponenzialmente giorno dopo giorno, i ricoveri stanno aumentano e così anche i bisogni dei pazienti. Ci preoccupano le settimane e i mesi difficili che ci troviamo davanti perché gli infermieri sono sfiniti e provati” ci dice Daniel Pedrotti, presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche del Trentino.

 

Le criticità non sono solamente negli ospedali principali come quelli di Trento e Rovereto, dove i reparti Covid sono stati riaperti da qualche settimana e negli ospedali periferici. Ma sul territorio si devono fare i conti con dotazioni di infermieri e medici sottodimensionate anche a fronte di un aumento significativo dei carichi assistenziali correlati all'emergenza sanitaria. Nelle Rsa la situazione è drammatica e l'allarme da parte dell'Ordine degli infermieri era già stato lanciato nei mesi scorsi al presidente della Provincia, Maurizio Fugatti e all'assessora alla Salute, Stefania Segnana. Lettera morta. Anche gli infermieri di Rsa si contagiano, si ammalano e la carenza di personale va a ripercuotersi anche sulla sicurezza e qualità dell'assistenza che le strutture riescono ad offrire agli anziani e quindi sulle famiglie. “Il problema – spiega Pedrotti – è stato fatto presente in più occasioni e all'ultima lettera che abbiamo inviato alla Provincia che propone anche delle strategie stiamo ancora attendendo una risposta”.

 

 

Sia nelle strutture per anziani che negli ospedali c'è però un tema che molti fanno finta di non vedere pensando che gli infermieri si possano spostare da un reparto all'altro come nulla fosse. Se da un punto di vista quantitativo è vero, ovviamente, che con un maggior numero di infermieri in un reparto migliorano gli esiti di salute dei malati, dall'altro c'è una questione qualitativa. Gli infermieri sono sempre più specializzati e spostarli per coprire ammanchi senza considerare il criterio della competenza è rischioso. “Ci vuole certamente un minimo di flessibilità, ma la specializzazione di un infermiere non può essere ignorata. Su questo ci stiamo battendo da tempo perché le competenze possano essere formalmente valorizzate. Per noi infermieri è irrinunciabile essere nelle condizioni di poter prenderci cura dei pazienti in sicurezza; ci aspettiamo che la nostra elevata qualificazione e le nostre competenze siano valorizzate attraverso percorsi formalizzati di sviluppo professionale e di carriera” afferma il presidente dell'Ordine degli Infermieri.

 

Oggi, però, sembra che anche in Trentino i mesi estivi non siano stati sfruttati al massimo. Qualcuno, insomma, dovrà spiegare per quale motivo non si sia pensato di assumere più personale oppure di prepararsi con una organizzazione migliore nelle Rsa come quella che ancora a luglio l'Ordine degli infermieri aveva proposto. “Si poteva fare certamente di più soprattutto con un potenziamento sul territorio, che deve avere un ruolo sempre più centrale oltre che nella gestione della pandemia anche nella presa in carico delle cronicità con un approccio multi-professionale e di prossimità ed iniziativa” chiarisce al dolomiti.it Pedrotti. “Il personale infermieristico e non solo – continua - è ancora molto colpito dal punto di vista anche emotivo. Nei reparti ci sono state esperienze umane. Ci sono infermieri che hanno accompagnato i pazienti nelle loro ultime ore di vita ed ora non vogliono rivivere un incubo simile”. Sono situazioni che non si dimenticano,  se a marzo la gravità della situazione era giustificata anche dal virus che è arrivato come uno tsunami, ora tutto quello che sta accadendo non lo è più. “Era possibile pianificare meglio e gli infermieri si aspettavano una preparazione migliore” conclude Pedrotti. “L'appello che facciamo ora alle persone è quello alla responsabilità, di uscire di casa solo lo stretto necessario e di rispettare le regole del distanziamento, della mascherina e dell'igiene delle mani”.

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