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| 13 dic 2021 | 09:56

Covid19, salgono i ricoveri e gli infermieri sono stremati: turni fino a 10 ore. La quarta ondata fa paura, Pedrotti: ''Situazione aggravata dai sanitari no vax sospesi''

L'aumento dei contagi sta facendo aumentare la pressione sugli ospedali trentini e anche sul personale sanitario già stremato da questa pandemia. Il presidente dell'Ordine degli Infermieri, Daniel Pedrotti: ''Il peso della situazione si è ulteriormente acuito dalle sospensioni che abbiamo avuto. Stiamo parlando di circa il 3% degli iscritti ma con una carenza cronica anche una quota residuale che non è sul campo pesa sui colleghi che sono in servizio”

Covid19, salgono i ricoveri e gli infermieri sono stremati: turni fino a 10 ore

TRENTO. Ci sono i no vax, i no pass e i negazionisti, convinti che non immunizzarsi e vagare indisturbati col rischio di contagiare il prossimo sia indice di chissà quale sacrosanta libertà. A lottare ogni giorno per salvare vite, per curare chi si infetta di CoViD-19 continuano invece ad esserci sempre loro, gli infermieri. Donne e uomini che da ormai due anni sono in prima linea contro questo virus che nelle ultime settimane sembra aver rialzato la testa. “Continuiamo ad esserci ma le forze di tante colleghe e di tanti colleghi, sia a livello fisico che psicologico, sono ormai allo stremodice a ilDolomiti Daniel Pedrotti, presidente dell'Ordine provinciale degli Infermieri.

 

La prima e la seconda ondata sono state caratterizzate da emozioni come la paura, l'impotenza, la frustrazione e la solitudine, ma si sentiva anche un forte supporto sociale. Nella terza ondata è subentrata la speranza, la voglia di uscire da questo incubo grazie anche e soprattutto al vaccino. Oggi, nel bel mezzo della quarta ondata, ci troviamo nuovamente con una zona gialla alle porte. I casi stanno aumentano in modo significativo, sia dal punto di vista delle degenze che dei ricoveri in terapia intensiva. Ci sono 99 ricoveri di cui 18 in rianimazione.

 

“Gli ospedali chiaramente sono sotto pressione e così lo sono ovviamente anche i sanitari” spiega Pedrotti. La carenza cronica di personale è ormai un dato di fatto da diverso tempo. “Ora – continua il presidente dell'Ordine – il peso della situazione si è ulteriormente acuito in seguito alle sospensioni che abbiamo avuto. Stiamo parlando di 150 infermieri ancora sospesi per non aver assolto l'obbligo vaccinale previsto dalla legge. Stiamo parlando di circa il 3% degli iscritti, ma in un contesto di carenza cronica anche questa quota residuale che non è sul campo incide e il peso ricade sui colleghi che sono in servizio”.

 

Tutto questo sta portando ad un ulteriore aumento del carico di lavoro che si traduce in turni che possono arrivare anche ad essere di 10 ore consecutive passate all'interno degli “scafandri”, pesanti tute protettive per evitare infezioni.

 

E' vero che rispetto alle precedenti ondate i sintomi sono più lievi grazie agli effetti delle vaccinazioni e i pazienti che finiscono in terapia intensiva sono quasi tutti non vaccinati, ma è anche vero che il numero delle ospedalizzazioni si sta alzando senza sosta e questa significa maggiore impegno richiesto ai sanitari che combattono già da mesi e che sono stanchi.

 

“Il sistema sanitario si sta riorganizzando – afferma Pedrotti – con quell'effetto a fisarmonica che permette di aumentare i posti letto CoViD-19 disponibili nelle strutture. Questo implica però uno sforzo ulteriore del personale sanitario. E qui entra in gioco anche l'equità del sistema sanitario, perché aumentando le risposte per il CoViD-19 vengono meno quelle per i pazienti non CoViD-19 che sono portatori di altri bisogni come quelli derivanti dalle malattie croniche oppure che necessitano di interventi chirurgici”. Per questo il fatto che una persona non si vaccini riguarda tutti noi. “Ci sono posti letto e personale che potrebbero garantire risposte a bisogni sanitari dei pazienti non CoViD-19, che rischiano di essere posticipate. Il fatto che una persona non si vaccini aumenta significativamente il rischio di ricovero, ma anche di mettere a rischio altre persone” chiarisce Pedrotti.

 

Quello che è certo è l'impegno che per la quarta ondata i sanitari stanno mettendo in campo. “Veniamo fuori da una maratona vaccinale – spiega il presidente dell'Ordine degli infermieri - che abbiamo sostenuto perché ha rappresentato un'importante azione di salute pubblica, ma allo stesso tempo ha richiesto ai sanitari di essere in prima linea per 5 giorni oltre all'assistenza quotidiana. In molti sono davvero allo stremo delle forze ma nonostante ciò continuiamo ad esserci, a fare turni di ore e ore, costretti magari anche a programmare quando andare in bagno. Il tutto assieme al timore di poter contagiare i propri famigliari”.

 

Lavoro, competenza e tanto impegno fin troppe volte, purtroppo, non riconosciuti in primis da quella politica che si è riempita la bocca di “grazie'' e della parola “eroi”. Dagli infermieri viene oggi richiesto, nel mezzo della quarta ondata e di una importante riorganizzazione dell'Azienda sanitaria – di mantenere gli standard di infermieri e personale di supporto sia quantitativi che qualitativi. Inoltre, non è accettabile e sicuro spostare gli infermieri da un servizio all’altro senza tenere conto delle specifiche competenze clinico-assistenziali in possesso dell’infermiere e necessarie. “Un infermiere non è interscambiabile nell'assistere qualsiasi persona e nel caso proprio serva è necessario un appropriato periodo di inserimento per acquisire determinate competenze” spiega Pedrotti. Ma c'è poi un altro punto che riguarda la politica. E' quello del riconoscimento giuridico ed economico per gli infermieri che di fatto prenda atto delle effettive responsabilità che quotidianamente assumono. Un atto dovuto a cui la politica deve dar seguito senza attendere oltre.

 

“Non è semplice andare avanti dopo due anni in cui ci si è spesi completamente per combattere questo virus. E’ preoccupante il diffuso e dilagante senso di frustrazione e di demotivazione tra gli infermieri ad ogni livello.

Questo non deriva solo dalla quarta ondata che alimenta comunque la situazione di pesantezza ma anche dal fatto che è indiscutibilmente giunto il momento di dare segnali concreti di riconoscimento della professione infermieristica con tutto ciò che ne deriva” conclude Daniel Pedrotti.

 

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