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| 13 gen 2022 | 05:01

Covid19, molti infermieri contagiati e 584 senza la terza dose. Pedrotti: ''Situazione pesante, potremmo non bastare più per la presa in carico dei pazienti''

Le assenze degli operatori (per contagi, sospensioni e carenza cronica) stanno mettendo ancora una volta a dura prova la tenuta dell'intero sistema sanitario. Difficile in questa quarta ondata del virus dare risposte ai pazienti con patologie croniche. Pedrotti: "A breve partiranno le verifiche per i 584 infermieri che non hanno ancora effettuato la dose booster. Gran parte è in buona fede e si metterà in regola'' 

Foto Apss - Piero Falco
Foto Apss - Piero Falco

TRENTO. Stiamo affrontando un’altra fase molto critica della pandemia con servizi sanitari territoriali e ospedali sempre più sotto pressione e in affanno. E' in questa situazione che giorno dopo giorno si sta assistendo anche ad un inesorabile contagio tra gli operatori sanitari. Qualche settimana fa erano cinquanta, poi sono diventati cento, duecento ed ora siamo attorno ai 300 tra medici infermieri e Oss costretti a rimanere a casa perché positivi al CoViD - 19. 

Assenze di professionisti che pesano moltissimo in un sistema sanitario già da tempo azzoppato dai tagli. “Stiamo assistendo – spiega Daniel Pedrotti, presidente dell'Ordine degli Infermieri - ad un numero significativo di casi con una compresenza di contagi determinati dalla variante Omicron e dalla variante Delta. Da quanto affermano gli esperti, da metà dicembre in poi la variante Delta è stata sovrastata numericamente dalla variante Omicron, per la sua alta contagiosità, e potrebbe superare, in alcune zone, il 90% del virus in circolazione con una grande diffusione tra i sanitari come fra la popolazione”. 

 

La variante Omicron, come dimostrano i dati che fino ad oggi sono disponibili, determina un minor impatto sulla salute rispetto alla variante Delta, in particolare nelle persone vaccinate entro i quattro mesi perchè il vaccino è estremamente efficace per prevenire la malattia. “Stiamo registrando una evidenza di aumento importante dei contagi tra gli infermieri. Ci stanno arrivando notizie dai colleghi che sono a casa positivi, per fortuna asintomatici o pauci-sintomatici, ma con queste assenze vi è una pesante ricaduta sul sistema sanitario che va ad associarsi alla carenza cronica oltre alle sospensioni” chiarisce il presidente dell'Ordine degli Infermieri.

 

I colleghi che riportano questi dati – precisa il presidente Daniel Pedrotti – sono preoccupati e sono allo stremo delle forze. Stanno raddoppiando e triplicando i turni di lavoro e saltando i turni di riposo. A ciascun infermiere in corsia tocca coprire il lavoro di quelli assenti. Di questo passo, e le previsioni degli epidemiologi fanno temere il peggio nelle prossime settimane: "l’assistenza infermieristica nel sistema sanitario trentino è fortemente a rischio. Non perché mancano i posti letto, al momento. Ma perché fra poco, con l’impennata di casi e di ricoveri che ogni giorno aumenta, il rischio è che gli infermieri potrebbero non essere sufficienti per la presa in carico dei pazienti" spiegano dall'Ordine.

 

Il mondo della Sanità si trova infatti a fare i conti con tre aspetti: le assenze degli operatori che diventano positivi, le sospensioni del personale no vax e la carenza cronica di infermieri in particolare in specifici contesti ad alta complessità e criticità assistenziale. 

 

Inoltre “è imprescindibile tenere in considerazione la competenza clinico – assistenziale necessaria per eventuali spostamenti di un infermiere da un'area ad un'altra, o se non possibile, deve essere garantito un percorso di inserimento strutturato che permetta al professionista di sviluppare le competenze specifiche per assistere in sicurezza i pazienti in quello specifico setting di cura. Un infermiere non è interscambiabile nell'assistere qualsiasi persona” ha spiegato Pedrotti.

 

“L'elemento di criticità – spiega il presidente degli Infermieri - è che siamo nel pieno della recrudescenza della quarta ondata e sta venendo meno una quota significativa di professionisti e ciò sta impattando sulla capacità del sistema sanitario di dare risposte di salute ai cittadini”. L'aumento dei contagi ha portato un po' alla volta a rimodulare il sistema verso l’assistenza dei pazienti CoViD-19. Questo impatta inevitabilmente sulla capacità di risposta nei confronti di tutti quei pazienti non CoViD e in particolare preoccupano le persone con patologie croniche che rischiano di non trovare risposte o che queste siano garantite in tempi più lunghi

 

“La situazione che abbiamo sotto gli occhi da ormai due anni – continua il presidente degli Infermieri trentini - è evidentemente il frutto di una politica miope che viene da lontano ed è legata ai tagli che ci sono stati, ai fondi che sono stati tolti a livello nazionale al bilancio sulla salute perché servivano in altri capitoli, ma anche a livello provinciale a un mancato potenziamento negli anni delle dotazioni quali e quantitative di infermieri e di altre professionalità, in particolare in specifici servizi e contesti sanitari, a fronte di un aumento esponenziale della complessità dei bisogni di salute dei cittadini legato alla cronicità, a un mancato potenziamento dell’assistenza territoriale e investimento su modelli organizzativi innovativi ad alta interprofessionalità con un conseguente indebolimento del sistema sanitario sempre più in difficoltà a far fronte a situazioni ordinarie e in crisi in situazioni di stress. Deve essere chiaro alla politica che investire sul sistema sanitario, e in primis sui professionisti sanitari che ne sono la colonna portante, l’anima pulsante, significa investire sulla salute dei cittadini, sul nostro futuro, sul nostro Trentino”.

 

Le proposte avanzate alla politica e alle istituzioni dall’Ordine degli Infermieri di Trento, molte delle quali in sinergia con gli altri Ordini delle professioni sanitarie e sociali, potrebbero dare un importante contributo sia sul breve che a medio-lungo termine. Prima fra tutte il potenziamento reale dell’assistenza territoriale. È necessario ascoltare gli infermieri, e gli altri professionisti della salute, quali testimoni privilegiati che abitano e vivono quotidianamente il nostro sistema salute trentino, per trasformare le risorse sempre più definite in riforme basate sull’appropriatezza volte a ristabilire e ricostituire il nostro Servizio sanitario provinciale.

 

TERZA DOSE PER I SANITARI
L'Ordine delle professioni infermieristiche per effetto del DL 172/2021 è attore principale per il controllo e la verifica delle sospensioni. Da qualche settimana, infatti, la funzione di accertamento di inosservanza dell’obbligo vaccinale fa capo agli ordini professionali, non più al Dipartimento di prevenzione dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari. 

Ad oggi sono 584 su 4569 gli infermieri che non hanno ancora effettuato il richiamo con la terza dose e hanno quindi fatto accendere una sorta di “semaforo rosso”. 

“A breve partiranno le verifiche – spiega il presidente dell'Ordine degli infermieri – per gli iscritti per i quali sono decorsi i 5 mesi dalla conclusione del ciclo primario. Stiamo portando avanti un'attività di informazione e molti in buona fede sono in ritardo per la dose booster e si metteranno in regola. Verranno comunque portati avanti degli accertamenti, ci sarà la lettera di invito alla vaccinazione e si potrà rispondere con il certificato di terza dose, oppure con la prenotazione entro 20 giorni o con la documentazione di esonero fatta dal medico di medicina generale”.

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