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| 31 dic 2021 | 13:13

Covid19, l'allarme dei medici di famiglia: ''Con omicron impatto devastante, i nostri studi al collasso''

“Se continua così i medici di famiglia, almeno due terzi dei 300, abdicheranno definitivamente  ed il sistema di assistenza territoriale andrà nel caos, retto solo da farmacisti tamponatori e infermieri di comunità”. Per il segretario della Cisl Medici "“Reggere questa onda d’urto, in meno di 300 medici, non è più possibile. La minore gravità clinica, inesorabilmente, determina un carico impossibile da sostenere nelle dodici ore che dedichiamo loro ogni giorno"

Covid19, l'allarme dei medici di famiglia: Con omicron impatto devastante, i nostri studi al collasso''
di Redazione

TRENTO. “ Non saremo in grado a lungo di reggere l’impatto devastante anche in Trentino della variante Omicron, che non porterà un grande numero di ospedalizzazioni ma che ricadrà immancabilmente sulla gestione assistenziale del medico di famiglia”. Sono queste le parole usate da Nicola Paoli segretario generale della Cisl medici del Trentino in merito alla situazione che si sta vivendo sul territorio con la quarta ondata di contagi.

 

Una situazione, spiega in una nota Paoli, ulteriormente appesantita dalle condizione nelle quali alcuni medici devono operare. “Si era parlato di gruppi integrati con segretarie indennizzate: nulla di tutto questo sta avvenendo. Apss – spiega Paoli - non risponde alla richiesta dei medici di medicina generale di attivare immediatamente i gruppi e il filtro con il pubblico diventa per noi problematico. Si era parlato di dare gli ambulatori gratuitamente ai medici di famiglia. Nulla di tutto questo. Può deciderlo la Provincia caso per caso e molti Comuni non rispondono a questa richiesta. Soprattutto nel Comune di Trento, viene completamente ignorata dalla municipalità, facendo pagare ai medici che lavorano. Il risultato è che nei prossimi giorni alcune circoscrizioni, per esempio, lavoreranno solo con un medico su quattro con una popolazione quattro volte maggiore, dovendo per le ingenti spese, chiudere i secondi e i terzi ambulatori”

 

Per la Cisl medici, il territorio cuore dell’assistenza medica di prossimità, rischia cosi di rimanere sguarnito in questo tragico momento pandemico. Di 43 posti messi a concorso il 17 novembre 2021,che fa il paio con quella precedente di marzo 2021, hanno risposto solo una manciata di medici e 45000 cittadini rimarranno da qui a Pasqua 2022 senza curante.

 

“Molti dei nostri colleghi – spiega Paoli - stanno lasciando, stressati da due anni di lavoro incessante, mal retribuito e con tutte le spese a carico nostro, chiedendo il prepensionamento o mettendosi in malattia, e nessuno viene in Trentino per sentirsi dire dal Comune di Trento che deve pagare un ambulatorio secondario, aperto unicamente per stare vicino alle persone non autosufficienti e in difficoltà”.

 

Per Paoli i medici non “sono supportati”. “Sono migliaia di migliaia le certificazioni di quarantena, isolamento, consulti telefonici e sms che quotidianamente arrivano ai singoli medici di medicina generale da parte di cittadini” e tutto questo si somma alle visite incessanti negli ambulatori, ai tamponi e ai vaccini anticovid-19 che stanno facendo anche e non solo i medici di base trentini.

 

Reggere questa onda d’urto, in meno di 300 medici, non è più possibile. La minore gravità clinica, inesorabilmente, determina un carico impossibile da sostenere nelle dodici ore che dedichiamo loro ogni giorno. Temiano la rivoluzione prospettata dalla nuova Legge nazionale che prevederà solo 38 ore settimanali per ogni medico, e che la stessa Provincia di Trento dovrà subire, impensabile con l’attuale carico di lavoro dei nostri medici. Stiamo parlando di migliaia di persone influenzate o che hanno il Covid e ci viene detto dai Distretti che non ci sono più Usca, previsti appunto per legge per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da Covid, in nostra sostituzione obbligatoria” continua Nicola Paoli.

 

I numeri dei contagi stanno continuando a salire in maniera esponenziale. “Se continua così i medici di famiglia, almeno due terzi dei 300, abdicheranno definitivamente  ed il sistema di assistenza territoriale andrà nel caos, retto solo da farmacisti tamponatori e infermieri di comunità”.

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