Covid in Trentino, l'allarme di Nursing up: ''Ai 200 sanitari sospesi perché senza vaccino ora si aggiungono i 280 positivi. Situazione grave''
Seppur a livelli più contenuti rispetto alle precedenti ondate, la pressione sul sistema sanitario è ancora molto forte a causa dell'emergenza Covid. Cesare Hoffer (Nursing up): "L’enorme mole di attività, viste anche le campagne vaccinali tutt’ora in essere, finisce per gravare sempre sulla stessa compagine lavorativa ormai sfinita e senza più risorse psicofisiche"

TRENTO. "C'è un'alta occupazione delle terapie intensive con il 75% dei posti letto occupati da pazienti no vax". A dirlo Cesare Hoffer, coordinatore di Nursing up, a margine di un incontro tra le le parti sociali e l'Azienda provinciale per i servizi sanitari. Ma non è l'unica fonte di preoccupazione per i sindacati. "Un altro dato allarmante è ci sono inoltre 280 operatori sanitari in quarantena perché positivi: questo si aggiunge agli attuali 200 dipendenti e addetti all'assistenza sospesi perché non vaccinati. La situazione è grave e il personale ormai sempre più provato".
Seppur a livelli più contenuti rispetto alle precedenti ondate, la pressione sul sistema sanitario è ancora molto forte a causa dell'emergenza Covid. Il tasso di ospedalizzazione trentino in terapia intensiva è del 30% mentre l'occupazione in area non critica si attesta al 21% (Fonte dati Agenas al 10 gennaio) rispetto alla media nazionale rispettivamente al 17% e 26%. L'Alto Adige per quanto riguarda le rianimazioni si trova al 18%, quindi Friuli Venezia Giulia (21%), Lazio (21%), Liguria (21%) e Veneto (21%), poi Calabria (18%), Emilia Romagna (17%), Lombardia (16%) e Umbria (15%).
"E' una situazione grave - dice Hoffer - quella riguarda l'Azienda provinciale per i servizi sanitari emersa a seguito dell'incontro con il direttore generale Antonio Ferro e la direttrice del Dipartimento risorse umane Morandini. Il tasso in rianimazione è il più alto d'Italia. A questo quadro si aggiungono le defezioni del personale sanitario tra quarantene e sospensioni: 200 dipendenti e addetti all’assistenza sospesi in azienda sanitaria perché non vaccinati (ci cui 100 infermieri), ora si aggiungono altri 280 professionisti a casa in quarantena perché risultati positivi".
Una situazione che preoccupa i sindacati. "L’enorme mole di attività, viste anche le campagne vaccinali tutt’ora in essere, finisce per gravare sempre sulla stessa compagine lavorativa - evidenzia Hoffer - ormai sfinita e senza più risorse psicofisiche, con la conseguenza di un sempre maggiore abbandono della professione o migrazione verso istituti privati e Stati esteri, che concedono maggiori riconoscimenti economici e di carriera".
A fronte di tutto questo, le parti sociali hanno chiesto l’attivazione di un tavolo aziendale, con la presenza anche dei rappresentanti politici, per individuare tutti gli interventi per attrarre nuovo personale, evitando poi che quello presente in servizio si licenzi. "Una dinamica questa che accade sempre più spesso. Abbiamo proposto di migliorare le condizioni di lavoro - prosegue la Nursing up - garantire punti di ascolto e maggior supporto psicologico agli operatori, attivare immediatamente i tavoli sindacali per garantire celeri riconoscimenti economici come l’erogazione di indennità specifiche, delle fasce economiche e incentivi per il personale coinvolto nell’emergenza Covid, sviluppare una politica di benefit per attrarre professionalità da altre regioni (appartamenti, asili nido), potenziare il parco macchine aziendale, assumere personale con incarichi lunghi o possibilmente a tempo indeterminato, concedere part-time al personale in particolare situazione di difficoltà".
Il sistema sanitario è ormai impegnato in prima linea contro l'emergenza Covid da quasi 2 anni senza soste. "Ora però ci vogliono i fatti e non soltanto le tante belle chiacchere che finora abbiamo sentito, non basta dire che tanto il personale manca in tutta Italia e non riusciamo a trovarlo, politica e azienda si assumano le proprie responsabilità e si rimbocchino le maniche. A rischio c'è la salute di operatori, ormai sfiniti e in numero sempre più esiguo non sono più un grado di mantenere una qualità di cura elevata nei confronti dei cittadini, perché ormai sono loro stessi che si ammalano sempre di più devono essere supportati, vista anche l’impossibilità di conciliare vita familiare e lavorativa per i continui richiami in servizio. E’ ora e tempo di prendersi cura di chi cura. Ansia, burn out e depressione colpiscono in particolare il personale infermieristico, che è di fatto quello più esposto, gli effetti di questo stress post traumatico dovrebbero essere riconosciuto come malattia professionale", conclude Hoffer.














