Casi di influenza in aumento in Trentino, Ioppi: “Dai Paesi dell'est Europa arrivano indicazioni di un ceppo più virulento, nel dubbio meglio fare il tampone”
Sul territorio provinciale il presidente dell'ordine dei medici Marco Ioppi parla di un “aumento della sindrome influenzale” superiore rispetto a quello avuto lo scorso anno: “Fondamentale la diagnosi differenziale, servono i tamponi per escludere si tratti di Covid-19. Contiamo di riuscire a contenere la diffusione non solo grazie alla vaccinazione ma anche al rispetto delle norme sanitarie”

TRENTO. “Nei Paesi dell'est Europa di norma i virus influenzali si manifestano anche 10-15 giorni prima rispetto all'Italia e sono già arrivate indicazioni di un ceppo più virulento rispetto a quello dello scorso anno, con una sintomatologia più 'tosta'”. Queste le parole del presidente dell'ordine dei medici del Trentino Marco Ioppi mentre anche sul territorio provinciale in questa fase si sta osservando “un aumento di sindromi influenzali” superiore rispetto a quello avuto lo scorso anno.
“Il picco per quanto riguarda l'influenza – spiega infatti Ioppi a il Dolomiti – è previsto per dicembre ma già oggi c'è la necessità di spingere sulla diagnosi differenziale, e quindi sull'utilizzo dei tamponi, per escludere che si tratti di Covid-19”. In presenza di una sintomatologia anche lieve infatti, sottolinea il presidente dell'ordine dei medici, ricorrere ai test porta a vantaggi sia in via precauzionale sia per quanto riguarda il tracciamento anche se “è più difficile per chi presenta sintomi lievi trasmettere il virus, in particolare se si parla di soggetti vaccinati”.
La questione però è differente, sottolinea Ioppi, per chi è vaccinato contro il Covid-19 e contro l'influenza e chi invece non è 'coperto'. “Certamente di fronte ad una persona non vaccinata con sintomatologia para-influenzale – spiega il medico – bisogna fare più attenzione e ricorrere al tampone di controllo perché c'è più rischio. In entrambi i casi, sia in merito all'influenza che al Covid-19, i vaccinati sono più protetti. Con la vaccinazione anti-influenzale si vuole in pratica evitare che quest'anno l'influenza provochi una psicosi Covid-correlata. I sintomi infatti sono sono simili e chi li dovesse lamentare deve esser sottoposto a tampone per escludere il rischio Covid con la concreta possibilità di mandare in tilt il sistema sanitario già sottoposto a stress e di creare allarme nella popolazione”.
Per quanto riguarda i virus influenzali comunque, in aumento come detto con l'arrivo del freddo, le autorità mediche contano su una possibile riduzione della circolazione causata non solo dalla vaccinazione, ma anche dal rispetto delle norme anti-Covid. Distanziamento, igienizzazione delle mani e mascherina insomma “funzionano anche contro l'influenza” spiega Ioppi. Non a caso, secondo il presidente dell'ordine dei medici, proprio in quei Paesi dell'Est Europa dove i vaccini sono guardati con diffidenza e le normative anti-contagio sono spesso ignorate dalla popolazione, vengono segnalati parecchi casi d'influenza con sintomatologia più seria.
“Nell'Europa orientale – specifica Ioppi – la fiducia nei vaccini è più bassa e le misure di sicurezza anti-Covid non sono mai state rispettate con rigore e con un piano preciso come nel nostro Paese. Qui il concetto di prevenzione è attuato a livelli più alti e quindi noi, che siamo più vaccinati e più protetti, dovremmo essere meno esposti a queste forme gravi. Speriamo che continuando su questa strada si possa arrivare ad un Natale più 'tranquillo' sia sul fronte Covid-19 che su quello dell'influenza”.


















