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Caso Pedri, i ginecologi italiani: ''Indurre la paura nei collaboratori e nelle collaboratrici crea un clima non positivo e di diffidenza''. Si muove la commissione disciplinare

La presidente dell'Aogoi ha deciso di scrivere una lettera inviata a tutti i colleghi d'Italia “anche alla luce di fatti recenti che purtroppo hanno coinvolto colleghe e colleghi di un ospedale con una ottima e lunga tradizione di ostetricia e di ginecologia”. Intanto l'Azienda sanitaria trentina si starebbe muovendo con alcuni approfondimenti da parte della commissione disciplinare sull'ex primario di ginecologia e ostetricia di Trento 

Di G.Fin - 21 luglio 2021 - 08:59

TRENTO. “La violenza, verbale o fisica o psicologica, è sempre da condannare, e a maggior ragione in ambiente di lavoro sanitario, luogo dove per definizione ci si deve sentire accolti, dove la collaborazione è essenziale”. E' questo uno dei passaggi della lettera che la presidente dei ginecologi italiani, Elsa Viora ha deciso di scrivere a tutti i colleghi con riferimenti ai fatti che hanno riguardato l'ospedale di Trento e la dottoressa Sara Pedri.

Una presa di posizione importante che va ad unirsi al passaggio fatto dall'azienda sanitaria con la conclusione delle indagini interne, la decisione di spostare l'ormai ex primario del reparto di ostetricia e ginecologia di Trento, Saverio Tateo, e un'altra dirigente. Una lettera che arriva proprio quando l'Apss si starebbe anche muovendo con un ulteriore passo, quello della commissione disciplinare per un approfondimento sul caso.

Nella lettera la presidente dei ginecologi italiani mette nero su bianco alcune riflessioni “anche alla luce di fatti recenti che purtroppo hanno coinvolto colleghe e colleghi di un ospedale con una ottima e lunga tradizione di ostetricia e di ginecologia”.

 

Chi di noi ha i capelli bianchi, si legge nella lettera, ha assistito all’inizio del proprio percorso formativo a scene non edificanti quali lanci di bisturi, urla ed insulti, e si è capito fin da subito che non era così che si voleva diventare. “Il rispetto della persona – scrive Viora - è la base di ogni società, di ogni comunità, piccola o grande che sia”. Si fa poi riferimento alla necessità di un “clima sereno e disteso” l'unico che possa permette ai medici, alle ostetriche, a tutti gli operatori sanitari di lavorare in sintonia ed alle persone che necessitano di assistenza di ricevere una accoglienza adeguata, non solo in termini medici ma anche e soprattutto umani.

 

“Un leader deve saper cogliere gli aspetti positivi di ogni elemento del gruppo, ognuno può e deve essere una risorsa: solo in questo modo è possibile creare un vero team che lavora in modo soddisfacente e coordinato. La differenza fra il “boss” e il “leader” - spiega la presidente - è la stessa che passa fra autorità e autorevolezza: la prima è data dalla posizione gerarchica, la seconda si conquista sul campo, giorno dopo giorno. La leadership può essere gestita in molti modi, ma certamente indurre la paura nei collaboratori e nelle collaboratrici, creare un clima di diffidenza non porta a risultati positivi”.

 

Infine un invito: “Credo davvero che dobbiamo sempre ricordarci che il nostro è un lavoro che richiede impegno, dedizione, voglia di imparare, ma anche e soprattutto empatia verso chi ci sta accanto, sia essa collega o persona che richiede cure”.

 

Qui la lettera completa

Carissime, carissimi,

desidero condividere con voi alcune riflessioni, anche alla luce di fatti recenti che purtroppo hanno coinvolto colleghe e colleghi di un ospedale con una ottima e lunga tradizione di ostetricia e di ginecologia.

Chi di noi ha i capelli bianchi ha assistito all’inizio del proprio percorso formativo a scene non edificanti quali lanci di bisturi, urla ed insulti, e abbiamo capito fin da subito che non era così che volevamo diventare.

Il rispetto della persona è la base di ogni società, di ogni comunità, piccola o grande che sia.

La violenza, verbale o fisica o psicologica, è sempre da condannare, e a maggior ragione in ambiente di lavoro sanitario, luogo dove per definizione ci si deve sentire accolti, dove la collaborazione è essenziale.

Quando siamo malati, quando ci troviamo in una situazione di fragilità abbiamo tutti, anche coloro che sembrano “duri”, bisogno di essere ascoltati, di essere accolti, di essere rispettati.

Solo un clima sereno e disteso permette ai medici, alle ostetriche, a tutti gli operatori sanitari di lavorare in sintonia ed alle persone che necessitano di assistenza, nel nostro caso le donne, di ricevere una accoglienza adeguata, non solo in termini medici ma anche e soprattutto umani.

Un leader deve saper cogliere gli aspetti positivi di ogni elemento del gruppo, ognuno può e deve essere una risorsa: solo in questo modo è possibile creare un vero team che lavora in modo soddisfacente e coordinato.

La differenza fra il “boss” e il “leader” è la stessa che passa fra autorità e autorevolezza: la prima è data dalla posizione gerarchica, la seconda si conquista sul campo, giorno dopo giorno. La leadership può essere gestita in molti modi, ma certamente indurre la paura nei collaboratori e nelle collaboratrici, creare un clima di diffidenza non porta a risultati positivi.

Credo davvero che dobbiamo sempre ricordarci che il nostro è un lavoro che richiede impegno, dedizione, voglia di imparare, ma anche e soprattutto empatia verso chi ci sta accanto, sia essa collega o persona che richiede cure.

 

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