Caso Pedri, i Nas in sopralluogo al Santa Chiara. Nel 2015 già una causa avviata da un operatore dell'Unità operativa di ostetricia e ginecologia
Il sopralluogo è avvenuto mercoledì. Secondo le ultime informazioni i carabinieri avrebbero verificato alcuni aspetti che sono emersi nel corso delle 110 testimonianze raccolte tra i dipendenti del reparto. Un'indagine interna dell'Apss lo scorso 10 luglio aveva portato al trasferimento il primario di ginecologia di Trento Saverio Tateo e la dirigente Liliana Mereu

TRENTO. Nella giornata di mercoledì i Nas di Trento hanno effettuato un sopralluogo all'ospedale Santa Chiara nel reparto di Ginecologia e Ostetricia.
Si tratta di un nuovo tassello nel complicato e delicato caso che riguarda la scomparsa della ginecologa Sara Pedri e che ha completamente travolto la Sanità trentina.
Il sopralluogo da parte delle forze dell'ordine arriva a seguito dell'indagine interna dell'azienda sanitaria che ha raccolto le testimonianze di numerosi professionisti e professioniste che lavorano nel reparto e dell'approfondimento fatto con gli ispettori inviati dal Ministero della Salute, Roberto Speranza.
Un ulteriore passo voluto dalla Procura su un caso che si sta portando avanti, dal punto di vista delle indagini, con il massimo riserbo.
Lo scorso 10 luglio la commissione interna d'indagine aveva portato al trasferimento il primario di ginecologia di Trento Saverio Tateo e la dirigente Liliana Mereu (QUI L'ARTICOLO). Una decisione che era stata presa accompagnata da una corposa documentazione e testimonianze di più di 110 persone. Il sopralluogo fatto mercoledì, secondo alcune notizie, avrebbe come obiettivo quelli di verificare la situazione all'interno del reparto anche a seguito proprio delle testimonianza raccolte di alcuni dipendenti dell'azienda sanitaria.
Alla richiesta di poter visionare le conclusioni della prima indagine interna condotta subito dopo la scomparsa della dottoressa Pedri, il dirigente generale dell'Apss, Antonio Ferro, ha fatto sapere di non poterle divulgare dal momento che sia le informazioni che la documentazione richiesta da Il Dolomiti “rivestono carattere riservato, trattando dati personali di terzi ed essendo allo stato oggetto di indagine penale e di valutazioni istruttorie da parte della commissione ministeriale incaricata e dell’ufficio per i procedimenti disciplinari dell’Azienda”.

L’attuale Dg facente funzione però conferma l’esistenza di una causa (conclusasi nel 2015) avanzata da un membro del personale assegnato all’Unità operativa di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Trento.














