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Caso Pedri, trasferiti due dirigenti. L'avvocato della famiglia: ''In tanti si sono girati dall'altra parte mentre sarebbero potuti intervenire prima''

L'avvocato Nicodemo Gentile è anche presidente dell'associazione Penolope d'Italia e sta seguendo il caso che riguarda Sara Pedri. Dopo la decisione da parte dell'Azienda sanitaria di trasferire ad altro incarico il primario di ginecologia di Trento e un altro dirigente, spiega: “C'è un dispiacere nel constatare che tante persone si sono girate dall'altra parte rispetto una situazione che era pre-esistente all'arrivo di Sara e che avrebbero potuto intervenire prima in maniera più incisiva e determinata”

Di Giuseppe Fin - 11 luglio 2021 - 06:01

TRENTO. “E' solo un primo passo verso la verità. Noi rimaniamo della nostra idea, non vogliamo la testa di nessuno ma chiediamo chiarezza e il nostro non è certamente un attacco alla sanità trentina fatta anche di grandi professionisti”.

C'è soddisfazione ma anche tanta amarezza nelle parole di Nicodemo Gentile, l'avvocato che segue la famiglia di Sara Pedri, dopo la decisione presa dall'Azienda sanitaria di trasferire il primario di ginecologia di Trento Saverio Tateo e la dirigente Liliana Mereu, ad altro incarico già a partire da lunedì 12 giungo (QUI LA NOTA DELL'APSS). Amarezza perché tutto quello che si è scoperto ora si poteva sapere ben prima

 

La decisione di trasferimento dei due dirigenti è arrivata al termine di una commissione d'indagine che ha portato a raccogliere decine e decine di testimonianze con le quali si è potuto ricostruire una situazione definita dalla stessa Apss, “critica”. Un primo passo verso quella verità che la famiglia della giovane ginecologa scomparsa il 4 marzo scorso chiede da tempo. Una verità per una vicenda che fino ad oggi, giorno dopo giorno, sembra averci portato tante domande e poche risposte.

 

“Si tratta di un primo passo - spiega a ilDolomiti.it l'avvocato Gentile - perché siamo contenti di sentire che la commissione si esprime parlando di dati oggettivi. Noi eravamo già a conoscenza di una serie di dati sinceramente oggettivi che riguardano tutta una serie di soggetti che subito dopo la scomparsa di Sara hanno spontaneamente contattato la sua famiglia”.

 

Testimonianze che, sotto il profilo ambientale, hanno descritto il reparto come “una vera e propria polveriera”. “E' giusto – continua Nicodemo Gentile - che ci siano non solo indagini, ancora in corso di natura penale, ma che anche la politica e l'Azienda sanitaria approfondiscano e facciano pulizia. Sara era stata più volte offesa, schiaffeggiata in sala operatoria e allontanata cadendo in uno stato depressivo forte”.

 

Si attendono ora i risultati delle indagini ancora in corso da parte della magistratura. Allo stesso tempo, però, rimanere anche un'amarezza. “C'è un dispiacere nel constatare che tante persone si sono girate dall'altra parte rispetto una situazione che era pre-esistente all'arrivo di Sara e che avrebbero potuto intervenire prima in maniera più incisiva e determinata”.

 

Sara Pedri, 31enne ginecologa di Forlì è scomparsa il 4 marzo scorso dopo essersi dimessa dall'ospedale di Cles dove era stata da poco assunta come dirigente medico. Da allora nessuno più ha avuto sue notizie. Tra le ipotesi quella che possa essersi tolta la vita a causa di quello che ha subito durante il suo servizio. Laureata a pieni voti all'Università di Catanzaro a Trento sembra che la sua vita sia stata bloccata. Bloccata da umiliazioni, attacchi pesanti, il tutto dentro il reparto dove lavorava. Ipotesi sulle quali stanno lavorando sia la magistratura che gli ispettori del Ministero della Salute.

 

Di certi, al momento, ci sono solo i numeri che l'assessora Stefania Segnana ha fornito nel corso di una delle ultime convocazioni del Consiglio provinciale rispondendo ad una interrogazione del consigliere Filippo Degasperi (QUI L'ARTICOLO). Tra il 2016 e il 2021 ci sono state una serie notevole di dimissioni dal reparto di ginecologia del Santa Chiara, nel dettaglio: 12 medici, 3 infermieri, 47 ostetriche. Troppe dimissioni che dimostrano che qualcosa di strano c'è o comunque c'è stato.

 

“Quando è scoppiato il caso di Sara – spiega l'avvocato Gentile – sono stati molti i colleghi che si sono rivolti alla famiglia e che hanno descritto alcune situazioni anche preesistenti. Noi abbiamo fatto una serie di memorandum e li abbiamo consegnati in mano alla Magistratura”.

 

GLI SCRITTI DI SARA PEDRI

“Finora i risultati ottenuti sono solo terrore; sono stata addirittura chiamata a colloquio da Tateo perché ho perso troppo peso”. Questo uno dei drammatici passaggi che sono stati ritrovati in alcuni scritti che i carabinieri hanno rinvenuto nell'appartamento della dottoressa Sara Pedri. Scritti che dimostrano uno spaccato di come si poteva sentire la giovane ginecologa.

 

Dalle parole scritte si percepisce il senso di angoscia nato proprio nel capoluogo trentino. "L'esperienza a Trento - infatti - doveva essere formativa, purtroppo ha generato in me un profondo stato d'ansia a causa del quale sono completamente bloccata e non posso proseguire".

 

“La vita da ospedaliero – scrive - non sarà da tutti e ne prendo atto, ma devo riconoscere che anche io sono stata piuttosto sfortunata a causa delle contingenze e non è stato possibile per me intraprendere una strada con un determinato obiettivo”. E ancora: “Al lavoro in ospedale vivo nell'ansia e nel terrore”. (QUI L'ARTICOLO)

 

L'AZIENDA SANITARIA

Il 2 luglio scorso il direttore dell'Azienda sanitaria, Pier Paolo Benetollo ha rimesso il proprio mandato nelle mani del presidente Fugatti. Una scelta che sarebbe scaturita dal via libera da parte del direttore di una delibera nella quale l'Apss ha rinnovato nel proprio ruolo il direttore dell'Unità di ostetricia e ginecologia dell'ospedale Santa Chiara di Trento. Una scelta, questa, della quale la Provincia ha detto di essere venuta a conoscenza solo successivamente.

 

Successivamente l'assessora Stefania Segnana ha confermato la sua fiducia al direttore generale dell'Apss Pierpaolo Benetollo che a sua volta, però, nelle scorse ore in un incontro con il governatore Fugatti, ha confermato di voler lasciare il proprio ruolo. Decisione che ieri mattina il direttore ha messo nero su bianco con una lettera inviata a tutti i dipendenti.

 

Nel parlare del proprio incarico Benetollo ha spiegato che “E’ un lavoro complesso, che si può fare solo se si ha serenità d’animo; forse anche appartengo ad un’altra generazione, in cui i sistemi di relazione erano diversi. In piena serenità quindi ritengo sia meglio per l’azienda e per me tornare al mio lavoro consueto, magari dopo un periodo di ferie, di cui ora ho bisogno; per questo ho riconfermato nei giorni scorsi la mia volontà di dimettermi dall'incarico” (QUI L'ARTICOLO)

 

LE INDAGINI

La famiglia chiede verità. Le indagini sul caso di Sara Pedri vanno avanti su più livelli. Ci sono quelle portate avanti dalla magistratura. La Procura di Trento ha ricevuto la copia forense del telefono di Sara Pedri dalla quale potranno arrivare altri importanti elementi su quello che è successo quel 4 marzo (e non solo), giorno in cui Sara è scomparsa. Il telefono era stato trovato nella sua auto parcheggiata al confine tra il comune di Cis e quello di Cles. I suoi contenuti saranno ora valutati dal pubblico ministero.

Negli scorsi giorni si è conclusa anche la visita degli ispettori mandati dal Ministro Roberto Speranza e che hanno raccolto le testimonianza di numerosi operatori. Si attendono le audizioni dell'Ordine dei medici di Trento, previste alla fine di luglio. Come già detto, invece, è terminato venerdì sera il lavoro della commissione d'indagine dell'Apss con la decisione del direttore dell’ostetricia e ginecologia di Trento ad altra unità operativa e di un altro dirigente medico ad altra struttura ospedaliera dell’Apss.

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