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| 07 apr 2021 | 15:46

Coronavirus, da Roma arriva il no ai tamponi obbligatori per andare a scuola. Kompatscher: "La circolare non modifica l'attuale base giuridica, l'ordinanza rimane in vigore"

Il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, aveva firmato un'ordinanza in cui si prevedeva l'obbligatorietà di due test nasali alla settimana per gli studenti in presenza. Roma non si dice d'accordo e blocca tutto: "L'attuale quadro legislativo non prevede la possibilità di subordinare la didattica in presenza all'effettuazione obbligatoria di screening diagnostici"

Coronavirus, da Roma arriva il no ai tamponi obbligatori per andare a scuola
di Mattia Sartori

BOLZANO. Il Ministero dell’Istruzione boccia l’iniziativa della Provincia di Bolzano che prevede l’obbligatorietà del test nasale anti-Covid per fruire delle lezioni in presenza. "L'attuale quadro legislativo nazionale - precisa il Ministero - non prevede la possibilità di subordinare la fruizione in presenza dei servizi scolastici all'effettuazione obbligatoria di screening diagnostici".

 

L’ordinanza del presidente Kompatscher prevedeva per oggi, mercoledì 7 aprile, la riapertura delle scuole con le superiori in presenza addirittura al 75 per cento. L’insegnamento in presenza era però legato ad una condizione: il test nasale (cosiddetto fai da te), un tampone progettato appositamente per i ragazzi, in modo che sia poco invasivo e semplice da utilizzare. Gli studenti avrebbero dovuto farlo due volte a settimana per poi continuare a usufruire della didattica in presenza, per chi non vi si sottoponeva sarebbe scattata la Dad.

 

Questa iniziativa avrebbe quasi sicuramente portato ad una maggior sicurezza nelle aule e, per estensione, nelle case degli altoatesini, in quanto i loro figli sarebbero stati più controllati e si sarebbe potuto intervenire tempestivamente in caso di positività.

 

Sono tanti però i genitori agguerriti che non ne vogliono sapere di dover far fare i tamponi ai figli per poterli mandare a scuola. Le proteste non sono mancate, ma non è stato solo quello il problema. Secondo il consigliere di Fratelli d’Italia, Urzì, molte scuole non avrebbero avuto le scorte necessarie di tamponi e avrebbero quindi, ottemperando all’ordinanza della Provincia, disposto automaticamente la didattica a distanza, nonostante le riaperture permesse dal Governo.

 

Le dispute però possono ormai cessare, Roma ha deciso per tutti e ha bocciato l’obbligatorietà dei test. Tutti gli studenti potranno tornare in presenza senza doversi sottoporre a tampone. Secondo Kompatscher la situazione però non è così: "La circolare del Miur non modifica l'attuale base giuridica", precisa interpellato dall'Ansa, ribadendo la validità della sua ordinanza.

 

"La circolare - aggiunge il presidente della Provincia autonoma - evidenzia che a livello statale non ci sono ordinamenti che prevedono l'obbligatorietà dei test". Secondo Kompatscher, "la base giuridica è infatti rappresentata da un'ordinanza provinciale, tuttora in vigore. Le normative statali - prosegue - più volte e in modo esplicito prevedono provvedimenti specifici locali in determinanti situazioni. Per questo motivo l'ordinanza provinciale è pienamente conforme alle normative statali", conclude Kompatscher.

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