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| 03 apr 2021 | 19:30

Coronavirus, in Alto Adige si torna a scuola ma solo con due tamponi alla settimana, altrimenti c'è la Dad. Urzì: ''Ci sono istituti che non li hanno e non riaprono''

La provincia di Bolzano su ordinanza del presidente Kompatscher ha previsto che dal 7 si può tornare in presenza ma solo se monitorati costantemente perché, come appurato in gran parte d'Europa, il virus corre anche tra i ragazzi soprattutto con la variante inglese. Inghilterra e Germania seguono lo stesso modello (due test settimanali per gli studenti) e la Francia è tornata a chiudere tutto

di Redazione

BOLZANO. Scuola in presenza ma solo con le garanzie necessarie per tutelare la salute degli alunni e, di conseguenza, dei loro genitori, nonni, insegnanti. In Alto Adige dal 7 aprile la possibilità di insegnamento in classe sarà limitata agli alunni e alle alunne che si sottoporranno al tampone antigenico (il cosiddetto test fai da te) e chi non vorrà partecipare le attività didattiche e scolastiche proseguiranno attraverso la didattica a distanza. Il progetto altoatesino segue quanto stanno facendo altri Stati europei ben consci del fatto che il contagio, soprattutto con l'ormai dominante variante inglese, corre anche nelle scuole.

 

E così mentre la Francia ha dovuto richiudere tutto, comprese le scuole, perché ''il virus sta circolando anche lì'' ha spiegato Macron in conferenza stampa annunciando il ritorno in presenza dal 3 maggio se i dati lo permetteranno, l'Inghilterra le ha riaperte dall'8 marzo ma introducendo i due tamponi alla settimana di controllo per ciascuno studente.

 

In Germania si è proceduto con il lockdown almeno fino al 18 aprile dopo che a metà marzo il Robert Koch Institut aveva lanciato l'allarme sulla terza ondata con uno studio dove si dimostrava che il Covid si stava diffondendo tra i ragazzi e le ragazze sotto i 15 anni in maniera molto rapida. Il Rki scriveva esplicitamente che asili nido, scuole e posti di lavoro erano corresponsabili della ripresa dei contagi. E così è stato deciso che per quanto riguarda scuole e asili, in caso di incidenza superiore ai 100 contagi su 100 mila abitanti, scatta la chiusura se i territori e gli istituti non siano in grado di sottoporre a tampone studenti, docenti e altro personale almeno due volte la settimana.

 

Quest'ultimo è il modello seguito dall'Alto Adige: mascherine sempre indosso e possibilità di aprire le superiori in presenza anche fino al 75% ma solo se per gli studenti che si sottopongono a test continui e costanti per tenere monitorati i bambini e i ragazzi seguendo una politica fatta di razionalità (QUI DOMANDE E RISPOSTE sul tema) e lontana dalla battaglie ideologica che si è sviluppata nel resto del Paese su scuola aperte/scuole chiuse a prescindere. La retorica del ''il virus a scuola non corre'' che viene usata praticamente per qualsiasi categoria e settore interessato da chiusure e restrizioni pare superata dagli eventi e con la variante inglese rischia di trasformarsi in un pericoloso boomerang per tutto il sistema. In Alto Adige, dove corrono anche la variante sudafricana e nigeriana, oltre all'inglese, si è deciso di procedere autonomamente aumentando gli standard di sicurezza e tutela di tutti. 

 

Sul tema, però, non tutti sono d'accordo. Nel territorio italiano dove si registrano, storicamente, più resistenze ai vaccini, sono tanti i genitori agguerriti che non ne vogliono saperene di far fare i tamponi ai loro figli a scuola. Sul tema è intervenuto il consigliere di Fratelli d'Italia Alessandro Urzì che spiega: ''Alcune scuole stanno comunicando di non avere a disposizione le scorte sufficienti per i tamponi e che quindi dal 7 non verranno somministrati. Ma invece di aderire, come previsto dal decreto legge del Governo del 1.4.21 alla didattica in presenza per tutti dispongono la didattica a distanza per tutti. Non è chiaro evidentemente che sulle disposizioni che riguardano il diritto allo studio prevalgono le norme statali alle ordinanze del Presidente della Provincia ed alle decisioni dei presidi o direttori. E fare stare a casa tutti quando si è detto che devono andare a scuola tutti è una forzatura difficile da accettare. Troppo timore reverenziale verso il Presidente della Provincia, ossia: non ho i tamponi e pur di non riaprire senza potere rispettare le condizioni poste da Kompatscher faccio stare tutti a casa. Non va. Spero che qualche genitore non la pensi in modo diverso. Sarebbero grane per chi ha deciso di non riaprire le scuole al solo fine di non farlo a condizioni diverse da quelle imposte arbitrariamente da Kompatscher''.

 

In realtà anche in questo il sistema altoatesino mostra che senso di responsabilità e criteri di precauzione vincono su posizioni ideologiche e facili scorciatoie. Tornare a scuola è la priorità di tutti ma sbagliare adesso, a un passo, ci si augura, da un netto miglioramento della situazione legata alla pandemia grazie ai vaccini e al ritorno del caldo, sarebbe davvero imperdonabile e a farne le spese, ancora una volta, sarebbe tutta la società. 

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