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Coronavirus, Fugatti: “L’algoritmo dell’Rt? Se le Regioni lo conoscessero farebbero in modo di non entrare in una classificazione elevata”

In conferenza stampa Fugatti dà per scontato che se le Regioni conoscessero l’algoritmo per calcolare l’Rt “tutti si comporterebbero di conseguenza per fare in modo di non entrare in una classificazione elevata”. Per il presidente della Pat l’unica spiegazione della zona arancione è che si tratta di “una beffa”

Foto d'archivio
Di Tiziano Grottolo - 13 febbraio 2021 - 19:44

TRENTO. Riferendosi al Trentino finito in zona arancione il presidente della Provincia parla ancora di quella che lui considera una “beffa”, anche se fa sapere di non volere mettere in discussione i criteri che hanno portato alla classificazione specificando però che si tratta di “una decisione che viene fatta dall’Istituto Superiore di Sanità”. E ci mancherebbe verrebbe da dire anche perché è lo stesso Fugatti a sollevare dei seri dubbi sulla rettitudine delle Regioni, dando per scontato che se ci fosse la possibilità in molti imbroglierebbero.

 

Per giustificare questa “zona arancione” che a qualcuno sembrerà caduta dal cielo ma come Il Dolomiti spiega da mesi era attesa, soprattutto nel momento in cui anche i positivi all’antigenico sono stati inseriti nel conteggio dell’Rt, Fugatti ha sostenuto nuovamente di non conoscere il modo in cui viene calcolato l’indice. Eppure, come è stato dimostrato il calcolo dell’Rt non è un oggetto del mistero o un segreto di Stato. Anche l’ex rettore dell’Università di Trento ha spiegato come calcolare l’indice in questione: “Di fronte a questa imbarazzante situazione – afferma Davide Bassii vertici politici e sanitari trentini si sono inventati spiegazioni improvvisate ‘sarebbe tutta colpa della variante inglese’ oppure hanno parlato di ‘evento imprevedibile’, come se l’Istituto Superiore di Sanità agisse nell’ombra, usando formule misteriose per elaborare le sue classificazioni”.

 

Ancor più assurda quella che per il presidente della Pat dovrebbe essere una prova della bontà delle sue affermazioni: “Noi non conosciamo l’algoritmo con cui si forma l’Rt, com’è giusto che sia, perché se le Regioni lo conoscessero, tutti si comporterebbero di conseguenza per fare in modo di non entrare in una classificazione elevata”. In altre parole si lascia intendere che qualora si conoscesse un metodo efficace si proverebbe a imbrogliare l’Iss sulla classificazione, magari proprio per restare in zona gialla. Impossibile non notare come tutto ciò suoni vagamente inquietante soprattutto quando a fare discorsi simili è il presidente di una Provincia. Senza dimenticare la questione mai risolta dei tamponi di controllo, in Trentino effettuati con almeno 8 giorni di ritardo rispetto alle indicazioni del Ministero della Salute.

 

Non convince nemmeno la spiegazione legata all’indice di positività che per il Trentino viaggia intorno al 7%, al di sopra della media nazionale. Secondo Fugatti è dovuto al fatto che in Provincia questo tipo di test viene effettuato sui sintomatici, ma ciò avviene nella stragrande maggioranza delle altre Regioni peraltro nel rispetto delle indicazioni del Ministero. Il motivo ormai è arcinoto: un tampone antigenico effettuato su una persona asintomatica ha una sensibilità minore, pertanto c’è il rischio concreto che un positivo sfugga al controllo. Almeno Fugatti ammette che “pare difficile” che l’incidenza più elevata rispetto ad altre Regioni sia sufficiente per spiegare il perché si è finiti in zona arancione.

 

Il presidente della Pat però, proprio non riesce a spiegarsi come sia possibile “essere riusciti a restare gialli quando la tempesta era alta e diventare arancioni ora che siamo scesi sotto la soglia delle terapie intensive”. Chi legge Il Dolomiti invece avrà sicuramente una risposta a questa domanda. Al Trentino comunque non resta che “la teoria della beffa” anche se gli unici a rimanere davvero con il cerino in mano sono gli esercenti, bar, ristoranti e impianti da sci in primis. Quest’ultimi proprio quando sembrava tutto pronto per la ripartenza dovranno rimanere chiusi mentre al contrario in Lombardia e Veneto sarà possibile tornare a sciare.

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