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Trentino in zona 'arancione'' e gli impianti sciistici costretti a rimanere chiusi. "Failoni si dimetta'' la richiesta del sindacato, "Perché ha alimentato speranze?''

La tanto sospirata ordinanza per aprire gli impianti dopo mesi di attesa era stata firmata con giorni di anticipo, forse troppi e forse senza avere nemmeno la corretta contezza della situazione epidemiologica sul territorio provinciale.

Di GF - 13 febbraio 2021 - 09:25

TRENTO. Il Trentino che da lunedì sarà “arancione” è un durissimo colpo assestato al sistema turismo. Ieri sera, a seguito della notizia del cambio di colore, proprio dalle pagine del Dolomiti avevamo dato voce a Valeria Ghezzi, presidente di Anef-associazione nazionale esercenti funiviari e delle funivie e seggiovie San Martino di Castrozza che esprimeva la rabbia e il rammarico per la drammatica situazione. "Siamo stupiti. I nostri colleghi dell'Abetone – ha spiegato - già una settimana fa ci avevano spiegato che non avrebbero preparato nulla perché sarebbero rientrati in zona arancione. Possibile che qui non abbiamo avuto indicazioni?". (QUI L'ARTICOLO)

 

Ed è proprio questo che si chiedono anche i sindacati. Il rischio del cambio di colore era nell'aria da qualche giorno, perché allora alimentare speranze di riapertura con un'ordinanza che annunciava l'avvio della stagione invernale diventata carta straccia dopo poche ore? “Si sarebbe dovuta usare quella prudenza che di solito si usa in simili casi” spiega anche Stefano Montani della Filt Cgil che, attraverso una nota, chiede le dimissioni dell'assessore Failoni.

 

“Dopo la girandola di annunci dell'assessore Failoni, iniziati già l'8 dicembre – spiega Montani - con l'ipotizzata apertura dei impianti sciistici, tutti regolarmente disattesi, l'ennesima speranze per i lavoratori del trasporto a fune e delle società si è sciolta come la neve al sole di primavera con il passaggio in zona arancione del trentino”.

 

La tanto sospirata ordinanza per aprire gli impianti dopo mesi di attesa era stata firmata con giorni di anticipo, forse troppi e forse senza avere nemmeno la corretta contezza della situazione epidemiologica sul territorio provinciale. Dati che vengono comunque forniti dal Trentino a Roma con l'Istituto superiore di sanità che poi li usa per costruire i 21 indicatori.

 

Adesso, però, in poche ore le località sciistiche si trovano a dover compiere l'ennesimo passo indietro dopo aver annunciato l'inizio dell'inverno. “Sarà forse un caso – si domanda l'esponente della Cgil - che Anef, l'associazione datoriale degli esercenti a fune, abbia sempre tenuto un basso profilo, improntato alla responsabilità, che strideva con i annunci dell'assessore competente?”

 

Gli effetti per il comparto e per l'intera filiera saranno molto duri. Proprio per questo la Filt Cgil chiede le dimissioni dell'assessore provinciale Roberto Failoni. “Vista l'importanza anche economica del settore funiviario che fa da traino a tutto il turismo d'alta quota – conclude il sindacato - indotto compreso, ed i risultati ottenuti dalla politica locale, non sarebbe il caso che chi in consiglio provinciale chiedesse dimissioni dell'assessore Failoni?

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