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Coronavirus, Trentino arancione e impianti chiusi. Fugatti: ''Non potevamo prevederlo''. Ghezzi: ''Perché l'Abetone lo sapeva? Qui fulmine a ciel sereno: le ordinanze sarebbero atti seri''

Un durissimo colpo assestato al sistema turismo. L'ordinanza del 10 febbraio diventa improvvisamente carta straccia. Cristian Gasperi: "Siamo basiti, un fulmine a ciel sereno. Non abbiamo mai messo in dubbio che ci saremmo potuti trovare a chiudere gli impianti e le piste in caso di peggioramento della situazione epidemiologica ma non sapevamo che il problema poteva essere così immediato"

Di Luca Andreazza - 12 febbraio 2021 - 20:25

TRENTO. "Siamo stupiti. I nostri colleghi dell'Abetone già 1 settimana fa ci avevano spiegato che non avrebbero preparato nulla perché sarebbero rientrati in zona arancione. Possibile che qui non abbiamo avuto indicazioni?". E' dura Valeria Ghezzi, presidente di Anef-associazione nazionale esercenti funiviari e delle funivie e seggiovie San Martino di Castrozza, che aggiunge: "Mi domando perché farci lavorare, sapendo della situazione economica in cui versano le nostre società. Noi ci siamo preparati e poi è arrivata questa indicazione del cambio di classificazione".

 

L'assessore Roberto Failoni assente all'ultimo punto stampa, un po' come avvenuto grossomodo in primavera, mentre il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, si è detto naturalmente dispiaciuto (Qui articolo). La tanto sospirata ordinanza per aprire gli impianti dopo mesi di attesa è stata firmata con giorni di anticipo, forse troppi e forse senza avere nemmeno la corretta contezza della situazione epidemiologica sul territorio provinciale. Dati che vengono comunque forniti dal Trentino a Roma con l'Istituto superiore di sanità che poi li usa per costruire i 21 indicatori.

 

Il governatore ha poi spiegato che "Noi non sappiamo come si calcola l'Rt, sarebbe anche sbagliato saperlo. Il calcolo non è conosciuto e dico anche giustamente dalle Regioni". Insomma, l'Rt è un atto di fede per la Giunta Fugatti.

 

 

L'ordinanza di appena 2 giorni fa che dispone l'apertura degli impianti da mercoledì 17 febbraio diventa improvvisamente carta straccia. "Un provvedimento di questa portata è un atto giuridico. E' un documento serio. In Toscana già erano a conoscenza dell'ingresso in zona arancione, possibile che qui non ci fossero avvisaglie e che non avessimo idea che avremmo potuto cambiare classificazione? Anzi, ci hanno lasciato portare avanti i preparativi".

 

In poche ore le località sciistiche si trovano a dover compiere un passo indietro dopo aver annunciato l'inizio dell'inverno. "Speriamo che ci sia una prossima stagione e faremo il possibile ma il momento è veramente complicato. Non abbiamo ricavi da un anno e per altri 12 mesi restiamo a zero. La partita sui ristori è fondamentale. Speriamo che la situazione epidemiologica non tracolli per il via libera agli impianti. Il Cts nell'ok ai protocolli aveva sottolineato che la decisione è politica perché c'è un peggioramento dell'epidemia e si deve fare attenzione".

 

Un improvviso e doloroso fermi tutti. "Siamo basiti, un fulmine a ciel sereno". Queste invece le parole di Cristian Gasperidirettore generale delle funivie Folgarida Marilleva e vice presidente di Anef-sezione Trento. "Non abbiamo mai messo in dubbio che ci saremmo potuti trovare a chiudere gli impianti e le piste in caso di peggioramento della situazione epidemiologica ma non sapevamo che il problema poteva essere così immediato".

 

"Siamo ancora scioccati nell'apprendere le informazioni così, adesso ci prendiamo qualche giorno per le valutazione e per smaltire la delusione. Ci siamo attivati con fiducia - dice il direttore generale di funivie Folgarida Marilleva - per rimettere in moto la macchina e portare avanti i preparativi. Non eravamo preparati a dover bloccare tutto ancora prima di avviare quel che resta della stagione invernale. Abbiamo pianificato tutte le diverse attività per prepararci nel migliore dei modi, purtroppo vanamente".

 

Il messaggio più volte veicolato è stato quello dell'imminente apertura delle località sciistiche, tanto che diverse stazioni sono uscite allo scoperto. Perfino la macchina provinciale si è mossa con Trentino Marketing. Ma il semaforo è rosso, la zona arancione non consente passi nelle direzione dell'avvio degli impianti.

 

"Noi ci siamo organizzati - evidenzia Gasperi - oltre 60 operai sono stati coinvolti per preparare tutto, oltre 150 unità nell'intera ski area. Ci siamo attivati con le strutture ricettive, le categorie come Unat e Asat, i vari attori del sistema. Finalmente c'era un piccolo spiraglio di ottimismo, pur nella difficoltà del momento. Un fulmine a ciel sereno, ora ci troviamo a lasciare le persone a casa dopo appena pochi giorni. Ci siamo spesi per organizzarci: c'era entusiasmo da parte dei clienti, i centralini continuavano a suonare e sono arrivate molte e-mail".

 

Nel corso della giornata sono poi sono iniziate a emergere le prime indiscrezione di un Rt alto, un Trentino che sarebbe potuto diventare arancione. "In tarda mattinata - dice Gasperi - abbiamo appreso dai media questa possibilità. A mezzogiorno avremmo dovuto attivare l'e-shop ma abbiamo bloccato la vendita in quanto aspettavamo risposte. Ora la marcia indietro. C'è rammarico, tantissimo. Adesso i ristori diventano ancor più fondamentali per tutelare la stabilità delle società impianti e per sostenere i lavoratori".

 

Un quasi game over sulla stagione invernale, che rischia di andare totalmente in bianco. "A oggi sembra difficile pensare di ripartire a marzo", conclude Gasperi.

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