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Impianti sciistici: giorni e giorni di annunci, la propaganda lascia il Trentino a piedi mentre gli altri aprono. Ma non erano a conoscenza dei dati prima dell'ordinanza?

Messaggi a indurre ottimismo, illudere gli attori, che ora devono giocoforza ripiegare. Un durissimo colpo di matrice provinciale inferto al sistema, ancor prima della conferma dell'inserimento del Trentino in zona arancione

Di Luca Andreazza - 12 febbraio 2021 - 18:36

TRENTO. La fretta dell'annuncio è un tragico boomerang. Messaggi a indurre ottimismo, illudere gli attori, che ora devono giocoforza ripiegare. Un durissimo colpo di matrice provinciale inferto al sistema, ancor prima della conferma dell'inserimento del Trentino in zona arancione

Ora gli altri aprono: Lombardia, Veneto e valle d'Aosta. Il Trentino resta a guardare, cancellata la data di mercoledì 17 febbraio. L'Alto Adige non è mai entrato in partita.

 

"C'è delusione. Sono quelle cose che ti toccano e che dispiace. Ovviamente - dice il presidente Maurizio Fugatti - crediamo che quei ristori che abbiamo chiesto valgono anche per queste due settimane che vengono toccate da questa decisione. Per senso di responsabilità avevamo deciso di partire qualche giorno dopo. I protocolli valgono a livello nazionale e quanto contenuto ha tanto del lavoro svolto in Trentino".

 

La tanto sospirata ordinanza per aprire dopo mesi di attesa gli impianti è stata firmata con giorni di anticipo, forse troppi e forse senza avere nemmeno la corretta contezza della situazione epidemiologica sul territorio provinciale. Dati che vengono comunque forniti dal Trentino a Roma con l'Istituto superiore di sanità che poi li usa per costruire i 21 indicatori.

Un inverno di annunci, sempre rispediti indietro da Roma e dal Comitato tecnico scientifico. Ospedalizzazioni e terapie intensive oltre le soglie d'allerta del ministero? Una curva del contagio alta e senza considerare i risultati positivi dei test antigenici per oltre un mese? Poco è importato. Mesi a chiedere una data certa, mesi a lamentarsi contro il governo per aprire gli impianti sciistici. Una campagna promozionale sospesa, però tutti pronti a rafforzare la comunicazione per accogliere i turisti. 

A poche settimane da quello che è idealmente il via alla stagione invernale, la Provincia si è sbilanciata a garantire l'apertura. Non è avvenuto. E si è assistito a un periodo particolarmente nervoso e teso tra linee guida non approvate, uscite per rilanciare una data di semaforo verde (7 gennaio e 15 gennaio per esempio), poi la chiusura degli impianti è stata prorogata più volte. Questo fino alla data, quella certa: lunedì 15 febbraio.

La Pat ha giocato di difesa e d'anticipo. Via libera da mercoledì 17 febbraio, ordinanza arrivata in largo anticipo, senza aspettare la classificazione. Ci si è vantati della zona gialla a ripetizione, senza però intraprendere nessuna azione per fronteggiare un contagio che, purtroppo, comunque si diffonde. La "battaglia" si è spostata sulla mobilità tra Regioni. Si è cercato di sbloccarla almeno tra zone gialle, però è passata la linea più prudente. Si è chiesto una deroga per consentire gli spostamenti da zona gialla per quelle persone che prenotano gli skipass. Gli spostamenti restano bloccati fino al 25 febbraio.

Il messaggio più volte veicolato è stato quello dell'imminente apertura delle località sciistiche, tanto che diversi territori sono usciti allo scoperto. Perfino la macchina provinciale si è mossa con Trentino Marketing.

Il risultato è quello che proprio nel momento clou e tanto atteso, ecco che il Trentino diventa zona arancione e il motore si deve già fermare. Il danno si aggiunge alla beffa, la smania di annunciare e la voglia di propaganda si sono scontrati con i dati. Il settore viene gettato direttamente nel baratro, forse la stagione mai iniziata finisce qui e va in bianco perché inizia a essere tardi.

Sembra di essere tornati a marzo scorso: l'invito ai turisti di venire in Trentino perché non c'è il coronavirus. Scuole chiuse, zone rosse dichiarate e una decisione procrastinata. Ieri ci aveva pensato il ministro Francesco Boccia a intervenire d'imperio; oggi la zona arancione.

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