Coronavirus, l'ex rettore: ''Iniziata risalita del contagio. Quarta ondata con l'apertura delle scuole se non si individuano e isolano eventuali focolai''
La variante Delta prosegue la sua diffusione anche in Italia, una mutazione destinata a diventare prevalente. L'analisi dell'ex rettore dell'università di Trento, Davide Bassi: "L'Iss deve decidere di cambiare indicatori, altrimenti molte Regioni rischiano di trovarsi in zona arancione o rossa"

TRENTO. "Rischiamo di trovarci sul picco di una quarta ondata in coincidenza con l'apertura delle scuole all'inizio di settembre". Così l'ex rettore Davide Bassi. "Questo se la futura dinamica della pandemia in Italia dovesse seguire l'andamento della Gran Bretagna nella prima metà di maggio".
La variante Delta prosegue la sua diffusione anche in Italia, una mutazione destinata a diventare prevalente. Le vaccinazioni però funzionano, anche per questa ragione l'Azienda provinciale per i servizi sanitari ha concesso la possibilità di anticipare il richiamo.
"L'aumento, anche in Italia, della diffusione della variante Delta è ormai un fatto assodato e questo si riflette in una evidente risalita dei contagi. Il dato sui nuovi ricoveri in terapia intensiva - prosegue Bassi nel suo blog - è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al valore della settimana precedente. Il numero complessivo di persone ricoverate nei reparti Covid degli ospedali italiani mostra ancora una tendenza alla diminuzione. Anche per i decessi si osserva ancora una tendenza alla riduzione".

La situazione epidemiologia in Trentino appare sotto controllo con una curva ancora bassa e gli ospedali del territorio liberi da pazienti affetti da Covid. E le vaccinazioni proseguono ma in vista dell'autunno ci sono continui appelli delle autorità per aderire alla campagna.

"Il dato dei decessi - dice l'ex rettore dell'Università di Trento - risente occasionalmente di picchi legati a 'conguagli' che le Regioni causano riportando in ritardo casi risalenti a settimane o addirittura mesi precedenti. Questo rende i dati meno affidabili perché non è sempre possibile capire se eventuali inversioni di tendenza siano reali o siano legate solo a ritardi nella trasmissione dei dati".

L'ex rettore analizza gli andamenti della progressione della variante Delta nel Regno Uniti e il trend sul territorio nazionale. "In pratica, la situazione attuale della pandemia in Italia ricorda quella della Gran Bretagna nella prima metà dello scorso mese di maggio. Nel corso delle prossime settimane osserveremo probabilmente una forte crescita dei nuovi contagi, specialmente tra le persone non vaccinate. I contagi riguarderanno, in maggioranza, persone di giovane età, in gran parte asintomatiche o pauci-sintomatiche".

Anche per questa ragione le Regioni hanno chiesto al governo di valutare una revisione dei meccanismi che portano alle limitazioni delle varie classificazioni. L'ipotesi è quella di basarsi sul tasso di ospedalizzazione.
"Se la futura dinamica della pandemia in Italia dovesse seguire lo stesso andamento registrato fino ad oggi in Gran Bretagna - evidenzia Bassi - rischiamo di trovarci sul picco di una quarta ondata pandemica più o meno in coincidenza con l'apertura delle Scuole, all'inizio del prossimo mese di settembre. Quello che succederà in Italia nel corso dei prossimi mesi dipenderà dalla capacità di individuare e isolare i focolai epidemici, cosa tecnicamente fattibile (se c'è la volontà politica di farlo) finché il livello complessivo dei contagi rimarrà sotto il livello di alcune migliaia di casi giornalieri".
La sorveglianza sanitaria resta fondamentale per fronteggiare un'eventuale risalita della curva. "Ovviamente - spiega l'ex rettore - i contagi trovati dipenderanno criticamente dalla volontà di cercarli: se i tamponi si faranno solo ai casi sintomatici e non si tracceranno i contatti, si potrà tenere basso il numero dei contagi "ufficiali", ma si tratterà solo di un escamotage per fare apparire una situazione migliore rispetto a quella reale".
In Italia si è registrato recentemente un aumento dell'indice Rt da 0,63 a 0,66. I casi sono passati da 9 a 11 ogni 100 mila abitanti. "Si tratta ovviamente di un dato vecchio, risalente alla seconda metà del mese di giugno, assolutamente inadatto per descrivere l'attuale dinamica della pandemia. Potremmo dire che cambiano le varianti, ma all'Istituto superiore di sanità continuano a perdere tempo con indicatori di scarso significato. Paradossalmente, tra 2 o 3 settimane anche l'indice Rt tanto caro all'Iss mostrerà una forte risalita e buona parte dell'Italia rischierà di finire in zona arancio-rossa. A meno che, nel frattempo, all'Istituto superiore di sanità non si decidano a utilizzare indicatori diversi", conclude Bassi.













