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Coronavirus, numeri bassi ma in 3 giorni contagi cresciuti di quattro volte in Trentino. L'ex rettore: ''Se Iss non cambia parametri tra poco zona gialla e rossa a Ferragosto''

L'ex rettore Davide Bassi: "Probabilmente nelle settimane precedenti c'è stato un impegno relativo a ricercare i positivi perché un aumento così importante è fin troppo alto dal punto di vista statistico. E' necessario vaccinarsi, altrimenti la circolazione del virus può raggiungere nuovamente le persone più fragili"

Di Luca Andreazza - 17 luglio 2021 - 06:01

TRENTO. La curva del contagio è ritornata a crescere: 92 i casi trovati tra lunedì 12 e venerdì 16 luglio, circa quattro volte tanto rispetto alla settimana (completa) precedente e il doppio se si guarda dal 1 all'11 di queste mese con il 5 un azzeramento dei positivi trovati nell'arco delle 24 ore.

"Fermo restando che i numeri in Trentino sono ancora contenuti, probabilmente nelle settimane precedenti c'è stato un impegno relativo a ricercare i positivi perché un aumento così importante è fin troppo alto dal punto di vista statistico. L'evidenza - commenta Davide Bassi, l'ex rettore dell'università di Trento - è che la variante Delta è senz'altro più contagiosa rispetto a quella Alpha, così come a quella isolata originariamente a Wuhan. Siamo comunque già in presenza di un'altra ondata, in autunno in caso ci potrebbe essere un ulteriore picco. Se l'Iss non cambia i parametri, ci si trova in zona gialla in due settimane e in zona rossa per Ferragosto".

 

In questa fase dell'emergenza Covid sono state gradualmente tolte le misure di limitazione, ma tra vacanze estive, distanza interpersonale non sempre rispettata, guardia abbassata sull'indossare la mascherina e assembramenti vari, come quelli per festeggiare la vittoria dell'Italia agli Europei, il rischio è quello dell'accelerazione nella propagazione dei contagi indotti dalla variante Delta.

 

"Il trend è in crescita dalla settimana scorsa. Fortunatamente, nella maggior parte dei Paesi - dice Bassi - i vaccini sono stati inoculati con priorità alle persone più anziane o comunque più fragili a causa della presenza di altre patologie. Questo ha coperto, sia pure non completamente, quella fascia della popolazione che, se non vaccinata, sarebbe stata più esposta al rischio di ospedalizzazione in caso di contagio. Certo, l'attenzione deve restare ancora alta per non farsi sorprendere e non dover ritornare a limitazioni eccessivamente stringenti nel breve periodo. Non bisogna farsi illusioni sul periodo estivo: Israele ha avuto la peggior ondata in agosto e il clima è più caldo e secco che in Trentino per esempio".

 

A livello nazionale i casi di coronavirus sono in crescita, in lieve aumento anche le ospedalizzazioni e l’età media dei contagi è scesa a 28 anni. "I dati relativi a questo ceppo virale - aggiunge l'ex rettore - sono ancora incompleti e talvolta vengono male interpretati. Gli studi provenienti dalla Scozia mostrano che per le persone non vaccinate il rischio di ospedalizzazione in caso di contagio con la variante Delta è quasi doppio rispetto a quello misurato con la variante Alpha. Per quanto riguarda la protezione offerta dai vaccini: tutti gli studi dimostrano che una sola dose vaccinale (per i prodotti che prevedono due somministrazioni) garantisce una scarsa protezione perché servono entrambe le dosi".

 

Dopo aver puntato molto sulla prima dose per aumentare le somministrazioni, anche in Trentino si è tornati a ridurre i tempi sui richiami, proprio per la preoccupazione legata alla variante Delta. "Due settimane dopo la seconda dose - evidenzia Bassi - il livello di protezione contro i contagi sintomatici è buono, ma molto minore rispetto a quello verso la variante Alpha. Molto dipende dalla circolazione del virus, se aumenta numerose persone a rischio vengono esposte a Covid e la protezione vaccinale non basta per salvare la vita a tutti. Ovviamente, senza vaccini, i decessi sarebbero molti di più".

 

La soluzione resta quella di puntare sulla campagna vaccinale. "Una persona non vaccinata - continua l'ex rettore - corre, in caso di contagio con la variante Delta, un rischio circa doppio di finire in ospedale rispetto a quello che correva in presenza della precedente variante Alpha. Una persona completamente vaccinata può essere contagiata in caso di esposizione alla variante Delta, ma la probabilità di finire in ospedale è sensibilmente ridotta. Finché i contagi riguardano le fasce di popolazione più giovani, non ci dovrebbero essere criticità sul sistema sanitario. Se la circolazione del virus però aumenta, diventa più facile che le persone più anziane e fragili vengano esposte".

 

Non dovrebbe esserci un effetto drammatico sui ricoveri come quello avvenuto in occasione delle precedenti ondate in assenza di vaccini, ma i numeri potrebbero diventare significativi. Il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Bursaferro, durante la conferenza stampa sull’analisi dei dati del "Monitoraggio regionale Covid-19 della Cabina di Regia" ha spiegato che l’evoluzione nel mese di agosto si prospetta con una crescita dell’occupazione in terapia intensiva e area medica ma comunque inferiore alle soglie critiche del 30% e 40%, ma è possibile che si superi il 10% di occupazione.

 

"E' quello che avviene in Gran Bretagna: i ricoveri (anche in terapia intensiva) non aumentano in modo proporzionale rispetto ai contagi, anche se ormai l'incremento è evidente. Il vaccino abbatte le probabilità - - ma non si può eliminare completamente i rischi: oggi a fronte di oltre 40 mila casi giornalieri, ci sono una cinquantina di morti e sarebbero stati migliaia senza le vaccinazioni. I non vaccinati sono ancora troppi in Trentino, i numeri sono tra i più bassi d'Italia con Alto Adige e Sicilia. E' necessario implementare la campagna, se c'è una copertura ottimale l'epidemia non sarà una banale influenza ma non avrà l'impatto dell'autunno scorso. Questo significa convivere con il virus e permettere all'economia di ripartire con maggior fiducia".

 

La richiesta delle Regioni è quella di rivalutare i parametri e ricorrere in particolare a quelli che definiscono la pressione sul sistema sanitario e c'è stata l'apertura del governo in questo senso. "Chi in Italia si illude di tenere tutto aperto semplicemente contando i ricoveri invece dei contagi potrebbe trovarsi brutte sorprese, anche a causa della significativa presenza di persone anziane o fragili che non si sono ancora vaccinate. Certo alcuni cambiamenti devono essere previsti: l'Rt non è indicativo e fotografa, tardivamente, una situazione passata e non quanto può avvenire nel futuro. I tassi di ospedalizzazione possono essere più utili in questa fase ma devono essere abbassate le soglie: il 30% in terapia intensiva e il 40% nei normali reparti è troppo alto. Poi ci deve essere responsabilità e un controllo capillare: si rischia che i pazienti non vengano classificati Covid oppure vengano, per così dire, nascosti nelle cliniche private", conclude Bassi.

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