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| 20 lug 2021 | 15:52

"Cup in affanno, a rimetterci sono i più deboli", i sindacati contro l'immobilismo dell'Apss. "È solo la punta dell’iceberg, il problema è molto più ampio"

Cgil, Cisl e Uil denunciano le difficoltà del Cup e chiedono una reazione da parte dell'Azienda. I segretari: "La situazione era nota  il problema della sospensione degli esami risale già al primo lockdown e non è stato totalmente recuperato"

"Cup in affanno, a rimetterci sono i più deboli", i sindacati contro l'immobilismo dell'Apss
di Mattia Sartori

TRENTO. La situazione in cui si trova il centro prenotazione dell’Azienda sanitaria era prevedibile. Stupisce che solo ad intasamento avvenuto, con centinaia di cittadini e cittadine che non riescono a fissare l’appuntamento per la prestazione medica di cui hanno bisogno, si sia tentato di correre ai ripari”. Così i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil denunciano la situazione in cui si trova il Cup, che non riuscirebbe a stare dietro alle prenotazioni dei cittadini.

 

Secondo quanto riportano le tre firme sindacali “gran parte di visite, esami e accertamenti diagnostici sono rimasti sostanzialmente bloccati a causa dell’emergenza sanitaria. Una situazione che ha portato all’allungamento consistente delle liste d’attesa, già in difficoltà per molte prestazioni sanitarie”.

 

Non si tratterebbe, però, di una situazione improvvisa, dato che l’emergenza coronavirus dura ormai da più di un anno. “La situazione era nota – spiegano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil - il problema della sospensione degli esami risale già al primo lockdown e non è stato totalmente recuperato. Gpi, l’azienda che gestisce il Cup, non doveva essere colta di sorpresa. In questa situazione, però, riteniamo sia importante anche che l’Apss sostenga in modo adeguato la società, per garantire ampliamento degli organici e risolvere così le attuali criticità senza gravare su lavoratori e lavoratrici già oberate”.

 

“Dal nostro punto di vista – specificano le tre firme sindacali -, il problema del Cup è solo la punta dell’iceberg di un problema organizzativo molto più ampio. Suscita molte perplessità l’immobilismo dell’Azienda sanitaria e dell’assessorato competente che sulla questione non hanno preso posizione né si sono mossi per tempo per assicurare, sul piano organizzativo, una regolare ripartenza delle visite. È l’ennesima dimostrazione della situazione di confusione in cui si trova la sanità trentina, con una giunta più impegnata a disegnare discutibili scenari futuri che a risolvere concretamente i problemi che affliggono il settore, a cominciare dalla carenza di medici, di personale sanitario e assistenziale”.

 

“Ciò che preoccupa è il fatto che questa disorganizzazione e questi disservizi avvengono sulla pelle dei cittadini e delle cittadine più fragili, gli anziani in primis. Oltre al fatto che una gestione di questo tipo ha conseguenze pesanti in termini di tempestività della cura, ma soprattutto di prevenzione. La nostra comunità ha pagato un costo altissimo, anche in termini di vite umane, a causa del Covid e delle patologie non curate tempestivamente. Crediamo sia tempo di cambiare rotta”, concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.

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