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| 29 dic 2021 | 18:24

''Fatti inesistenti, devono essere reintegrati'', il giudice annulla i licenziamenti di Tomazzoli e Pederzolli, condannata Cantina Toblino a risarcire gli enologi

Alla base una divergenza sul conferimento e sulla selezione delle uve, per la società una decisione incompatibile con il ruolo di enologo. La sentenza del giudice del lavoro condanna la Cantina Produttori Toblino e accetta i ricorsi di Lorenzo Tomazzoli e Marco Pederzolli

Fatti inesistenti, devono essere reintegrati'', il giudice annulla i licenziamenti di Tomazzoli e Pederzolli

TRENTO. "Il licenziamento è stato intimato per fatti inesistenti e difettando la giusta causa addotta quale presupposto giustificativo del recesso". Così la sentenza del giudice del lavoro, Giorgio Flaim, che annulla il provvedimento di allontanamento preso dalla Cantina Produttori Toblino nei confronti di Lorenzo Tomazzoli e Marco Pederzolli. Non solo, l'enologo dovrà anche essere risarcito con 73 mila euro e la società cooperativa agricola dovrà pagare le spese legali.

 

La vicenda prende le mosse nell'ottobre del 2020 con Tomazzoli e Marco Pederzolli che vengono messi alla porta dalla storica cantina sociale della valle dei Laghi. Alla base una divergenza sul conferimento e sulla selezione delle uve, per la società una decisione incompatibile con il ruolo di enologo. E se la cooperativa si era trincerata nel silenzio dopo il provvedimento di licenziamento, i due enologi avevano da sempre ribadito di aver applicato esclusivamente il disciplinare che regola il settore del vino

 

"Ci siamo trovati costretti a difenderci per un'accusa infondata - aggiunge - ci siamo sempre rapportati con gli uffici Repressione frodi e il Consorzio dei vini per rispettare con rigore le norme. Poi ci siamo sempre rapportati con la direzione per le decisioni del caso". 

 

Qualcosa si incrina con il cambio di direttore nel 2016 e la materia di scontro è quella del 9% vol. cui corrisponde la gradazione zuccherina naturale. La cantina era così arriva al licenziamento "per giusta causa" adducendo a ragione un rifiuto di Tomazzoli e Pederzolli di accettare in ingresso delle uve destinate alla spumantizzazione con un valore ritenuto troppo basso. La direzione aveva evidenziato un danno ingiustificato perché il difetto poteva essere legalmente corretto in modo da garantire il posizionamento del prodotto sul mercato.

 

La correttezza delle procedure portate avanti dai due enologi vengono inoltre confermate dai tecnici chiamati a testimoniare nel corso del processo. "Abbiamo sempre seguito i regolamenti - dice Tomazzoli - abbiamo sempre cercato di reperire le informazioni sulle normative e abbiamo seguito le indicazioni aziendali ma siamo stati messi alla porta. Inizialmente abbiamo anche tentato di aprire un dialogo con il Consiglio d'amministrazione ma è stato impossibile ottenere un confronto. Ci è dispiaciuto dover ricorrere alle vie legali ma è stato necessario per dimostrare la bontà del nostro operato". 

 

Un doppio licenziamento che nel settore aveva causato una certa tensione, anche perché il lavoro degli enologi aveva portato fino a quel momento ottimi risultati sul profilo della remunerazione dei soci e dal punto di vista dei riconoscimenti, su tutti i "Tre bicchieri" per il Vino Santo 2003 e la Nosiola L'Ora 2015. Ora il giudice del lavoro ha annullato tutto: le giustificazioni addotte dall'azienda sono "inesistenti" e quindi la cantina deve procedere al reintegro alla remunerazione dei due anni andati persi: 6.280 euro al mese per 12 mensilità

 

"E' stato uno schiaffo dopo 38 sempre nella stessa azienda. Una decisione insopportabile per un nostro modo di operare prudente. Il ricorso è stato presentato per salvaguardare e per tutelare la nostra professionalità e la famiglia, ma anche la categoria degli Enologi che altrimenti avrebbero potuto subire il nostro stesso trattamento", conclude Tomazzoli.

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