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| 16 set 2023 | 06:01

Sentenza Tateo, l'Apss travolta dalle critiche (anche interne). Demagri: "Incapacità di governance a spese dei cittadini", Degasperi: "Malessere ignorato dei vertici"

Il giudice nel proprio dispositivo ha stabilito che Tateo deve essere reintegrato come direttore dell'unità operativa di ginecologia e ostetricia dell'Ospedale Santa Chiara. Emanuela Pedri a chi ha avuto il coraggio di denunciare: "Non arrendetevi, continuate a lottare e non solo per voi stesse ma per diventare un esempio, infondendo fiducia e speranza in un mondo miglior"

Sentenza Tateo, l'Apss travolta dalle critiche (anche interne)

TRENTO. Il giudice del lavoro di Trento è stato chiaro: il dottor Saverio Tateo è stato licenziato in modo illegittimo l'8 novembre del 2021.

 

E' una sentenza pesante quella che nelle scorse ore ha travolto l'Azienda Sanitaria di Trento e che riguarda una vicenda davvero delicata che non è stata, secondo molti, gestita nel migliore dei modi.

 

Il 'caso Tateo' era esploso con la scomparsa della ginecologa Sara Pedri. Il suo licenziamento era arrivato a seguito di una indagine interna avviata dall'allora direttore Pier Paolo Benetollo e dopo il parere positivo del comitato dei garanti. A seguito di alcune testimonianze si era arrivati ad ipotizzare per il medico il reato di maltrattamenti.

 

Accuse che il diretto interessato e i suoi avvocati hanno sempre respinto. “Ci siamo trovati – ha spiegato a il Dolomiti l'avvocato Vincenzo Ferrante - a dover fronteggiare 17 contestazioni e alcune di queste anche plurime”. Contestazioni che sono state analizzate dal giudice e che ora hanno portato a questa sentenza di illegittimità nell'allontanamento del dottor Tateo.

 

Il giudice nel proprio dispositivo ha stabilito che Tateo deve essere reintegrato come direttore dell'unità operativa di ginecologia e ostetricia dell'Ospedale Santa Chiara. Accanto a questo gli dovranno essere pagate anche le retribuzioni che non ha ricevuto dal momento in cui l'Apss ha provveduto al suo licenziamento.

 

LA POLITICA

La sentenza del giudice del lavoro rischia di avere effetti devastanti sulla situazione interna dell'Azienda sanitaria già messa a dura prova da una governance più volte definita “assente”.

 

Pur sottolineando “il rispetto per le denunce che sono state registrate” spiega a il Dolomiti la consigliera provinciale di Casa Autonomia Paola Demagri, “Le decisioni sul dottor Tateo sono state prese in maniera frettolosa e senza un adeguato supporto giuridico arrivando ad una condanna mediatica del professionista e alla privazione dall'oggi al domani di un riferimento per la chirurgia ginecologica”.

 

Nel rispetto delle sentenze e dei possibili appelli, una cosa sembra essere certa: “La incapacità gestionale – spiega la consigliera di Casa Autonomia - della catena di comando da via Gilli a via Degasperi che ha distrutto una struttura assistenziale comunque impeccabile per l’utenza”.
 

Adesso se questa sentenza sarà confermata, ci saranno esborsi di danaro pubblico “per palesi decisioni incaute da parte dei dirigenti aziendali su cui necessariamente la corte dei conti dovrà agire” senza considerare quanto, tutto questo, può influire sul clima aziendale e su altre decisioni.
 

“L'azienda sanitaria è stata messa all'angolo. Un solo atto – conclude Demagri - è dovuto per il bene dell'organizzazione e della salute dei trentini: a parti invertite chi oggi governa avrebbe chiesto le dimissioni immediate, anche per situazioni meno gravi" .

 

Una linea, questa, sottolineata anche dal consigliere provinciale di Onda Filippo Degasperi. Quest'ultimo in una interrogazione del 2021, che non ha mai ricevuto risposta dalla Giunta, come tante altre, aveva sottolineato come il direttore Saverio Tateo, fosse stato giudicato positivamente dai vertici dell'ospedale nonostante ci fossero già state delle segnalazioni da parte del personale. Nella gestione delle attività il dirigente, licenziato un anno dopo, erano state registrate decisioni “coerenti con il mandato ricevuto pienamente raggiunto”.

 

“Avevamo il presentimento che sarebbe accaduto questo” spiega Filippo Degasperi. “Noi al contrario di tanti altri che hanno parlato a vuoto – spiega - siamo andati a vedere le carte in Azienda sanitaria. Le valutazioni espresse dal direttore su Tateo fino all'ultima, fatta qualche mese prima del caso Pedri, erano positive nonostante fosse noto a tutti quello che accadeva, le segnalazioni e il malumore esistente. Il direttore dell'ospedale indicava per Tateo 'obiettivi pienamente raggiunti'. Non solo a livello professionale ma anche di rapporto e gestione del personale del reparto”.

 

E' quindi chiaro, continua il consigliere Filippo Degasperi, che “il giudice guarda i documenti e questi documenti dicevano che il dipendente Saverio Tateo era eccellente per il suo datore di lavoro”. Un posizione incoerente, quindi, con la decisione dall'oggi al domani dell'Apss di licenziarlo.

 

L'APSS E L'EX DG BENETOLLO

E' pressoché un “no comment” quello che è arrivato nelle scorse ore dall'Azienda sanitaria di Trento sulla sentenza. “Apss – ha spiegato in una nota - non intende esprimere commenti, almeno fino a quando non sarà in possesso del testo con le motivazioni e avrà avuto modo di fare le valutazioni necessarie per attuare i conseguenti adempimenti”.

 

Pier Paolo Benetollo, nel 2021 direttore generale, ha confermato a il Dolomiti la correttezza nell'avviare una indagine interna” rispetto a quello che si sapeva in quel momento. “Era quello che bisognava fare” spiega.

 

Successivamente l'avvio dell'indagine è lo stesso Benetollo che, però, ha rimesso nelle mani della Giunta provinciale il proprio mandato. Una decisione che sarebbe nata da una delibera, che lui stesso ha firmato il 7 giugno di quell'anno, con la quale rinnovava l'incarico di direttore dell'Unità di ostetricia e ginecologia a Saverio Tateo.

 

“Non ho letto la sentenza – spiega ancora a il Dolomiti – e siamo davanti a questioni molto complesse. Non penso che questo sia l'ultimo passaggio, dobbiamo lasciare che la giustizia faccia la propria strada

 

I FAMIGLIARI DI SARA PEDRI

E' bene chiarire che la sentenza del giudice del lavoro deriva da una procedimento diverso da quello avviato per il caso di Sara Pedri, la ginecologa scomparsa il 4 marzo del 2021.

 

“Questa sentenza riguarda una questione puramente giuslavoristica tra Tateo e l'Apss – spiega Emanuela Pedri – e riguarda esclusivamente il suo contratto di lavoro con l'azienda. Sara e le altre venti parti offese non c'entrano nulla con questo procedimento. Noi andiamo avanti per la nostra strada e attendiamo l'udienza preliminare del processo penale che si terrà a novembre nei confronti di Tateo e Mereu. È sempre stata questa la giusta strada a cui ci siamo sempre affidati, cioè quella giuridica”.

 

Emanuela Pedri si rivolge poi ai professionisti che hanno testimoniato la propria esperienza e il proprio malessere nel reparto diretto da Teteo. “Il mio senso civico ed empatia mi portano a pensare alle 20 parti offese, ancora vive – spiega la sorella di Sara Pedri - che hanno avuto il coraggio di esporsi e denunciare. Alcune di loro lavorano ancora al Santa Chiara dove finalmente stavano cominciando a respirare, per cui mi rivolgo proprio a loro: 'Non arrendetevi, continuate a lottare e non solo per voi stesse ma per diventare un esempio, infondendo fiducia e speranza in un mondo migliore' e ricordiamoci sempre che siamo tutti parte dello stesso sistema e che da soli non si può 'vincere'. Nessuno si salva da solo”.

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