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| 02 nov 2021 | 06:52

''Gli applausi al Senato per la bocciatura del ddl Zan? Come coltelli conficcati nel petto'', Eris Ferrari transgender trentina: ''Il mio impegno in politica per chi non ha voce''

Oggi a Trento sono decine e decine le associazioni che si ritroveranno in piazza Duomo a partire dalle ore 18 per ribadire quanto il ddl Zan sia importante. Eris Ferrari ha iniziato il suo percorso di transizione nel 2018 e la scorsa settimana è entrata a far parte del direttivo Pd dopo essere stata anche la promotrice per l'adesione del Comune di Pergine alla rete Re.a.dy

Gli applausi al Senato per la bocciatura del ddl Zan?

TRENTO. “Quegli applausi sono stati come dei coltelli conficcati nel petto. Alla sera quando ho rivisto le immagini mi sono venute le lacrime agli occhi”. Eris Ferrari quando ne parla ha quasi la voce che trema. Lei che da anni lotta per il riconoscimento dei diritti della comunità Lgbt aveva sperato fino all'ultimo che il ddl Zan passasse al Senato. Tutto inutile. “Se non siamo riusciti ad approvare questo provvedimento, abbiamo poca speranza noi transgender di vedere ulteriori passi in avanti'' ci dice.

 

Donna transgender di 37 anni vive a Pergine dove ha deciso da qualche anno di impegnarsi in politica arrivando anche a far approvare con l'aiuto di alcuni consiglieri, l'adesione del Comune alla rete Re.a.dy. La scorsa settimana è entrata a far parte del direttivo locale del Pd.

 

Proprio oggi a Trento sono decine e decine le associazioni che si ritroveranno in piazza Duomo a partire dalle ore 18 per ribadire quanto il ddl Zan sia importante.

 

E lo è anche per i transgender. In un punto del provvedimento, infatti, era prevista l’estensione della legge Mancino e quello che riguarda la protezione delle persone transgender. In un altro, invece, l’identità di genere era definita dall’articolo 1 come “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione” inserendo quindi un importante concetto: una persona transgender, anche se non ha ottenuto il cambio di genere sui documenti, può essere oggetto di discriminazioni e violenze in quanto tale.

 

Eris Ferrari, il ddl Zan è stato bloccato al Senato il 27 ottobre scorso. Era un provvedimento importante che ha riacceso un forte dibattito. Lei cosa ne pensa?

Il ddl Zan era in primis l'estensione delle legge Mancino. Fondamentalmente era il minimo sindacale che chiedevamo. Quello che è successo in Senato non è degno per un'istituzione che porta quel nome. Un tifo da stadio per togliere dei diritti alle persone la dice lunga sulla situazione che abbiamo in Italia. Nel resto dell'Europa, escludendo i paesi dell'Est, destra e sinistra litigano ben poche volte sui diritti della comunità Lgbt. Noi persone transgender abbiamo anche la necessità che venga riformata la legge 164 del 1982 che ci impone di andare in un tribunale per cambiare i documenti e avere l'autorizzazione agli interventi. E per farlo viene richiesta anche la pronuncia di un psichiatra. Se non è passato il ddl Zan io mi chiedo come facciamo a portare in Parlamento altre questioni così importanti?

 

A quanti anni hai iniziato la transizione da uomo a donna?

Io ho iniziato la mia transizione nel 2018. La stavo elaborando da diverso tempo e sempre di più mi stava crescendo una consapevolezza forte. Una sorta di urlo interno che mi ha fatto intraprendere nell'ottobre di quell'anno questo percorso. Tardi, perché molti iniziano a 20 anni. Le persone che mi stavano attorno hanno avuto diverse reazioni. Alcuni hanno continuato a starmi vicino, altri, invece, si sono trovati in difficoltà e si sono allontanati prendendo le distanze. Con il passare del tempo poi alcuni hanno capito e si sono riavvicinati altri sono ancora in stand-by.

 

Si sono allontanate persone a cui era legata, lei in quel momento cosa ha provato?

Sono le difficoltà che incontra tutto il mondo transgender, mettiamo davanti alle persone il nostro cambiamento e per quanto uno possa essere aperto, ci può essere una destabilizzazione. Io ho provato una grande tristezza perché sono sempre la stessa persona, anzi sono più felice di prima.

 

Lei ha fatto un coming-out come donna transgender a Pergine e si è impegnata anche in politica candidandosi alle elezioni del 2020. Era la sua prima esperienza?

Si, era la prima volta. Ho preso pochi voti, in pochi mi conoscevano, ma per me è stato comunque molto importante. C'era da tempo il mio interesse verso la politica. Non è stato semplice percorrere la mia transizione a Pergine, paese in cui vivo dalla nascita. Quindi ho deciso di impegnarmi anche per dare voce a quelle persone che possono trovarsi nella mia stessa situazione, a quelle persone che hanno paura di rendersi visibili e che magari si sentono obbligate a rimanere nascoste. Ci sono persone che hanno paura di tenersi anche solo per mano in strada. Io, nel mio piccolo, voglio impegnarmi anche per loro a cui dico di non avere paura.

 

Tu hai subito degli attacchi come donna transgender?

Si, purtroppo nella mia Pergine è successo. Sono stati attacchi verbali e fortunatamente non fisici ma fanno male lo stesso. Ricordo due episodi soprattutto. Il primo in cui alcuni uomini mi hanno fermata prendendomi in giro perché portavo la gonna e in un secondo episodio quando invece dei ragazzini di 12 anni mi hanno deriso.

 

Il tuo impegno nella politica, pur non essendo stata eletta, prosegue. A Pergine è stata approvata una importante mozione di adesione del comune alla rete Re.a.dy.

E' una mozione approvata negli scorsi mesi e che porta la firma della consigliera Marina Taffara e del consigliere Giuseppe Facchini. Ho contribuito a scriverla ed è stato un risultato davvero importante quando è stata approvata in consiglio comunale. Stiamo portando avanti una battaglia di civiltà a Pergine a sostegno della comunità Lgbt ed ora attendiamo che la Giunta assuma ufficializzi l'adesione con tutto quello che ne consegue. Il mio impegno è anche all'interno del Partito Democratico, la scorsa settimana sono entrata nel direttivo di Pergine e anche in questo caso l'obiettivo è quello di portare avanti l'impegno per i diritti civili.

 

Credi che la società trentina sia aperta nei confronti della comunità Lgbt?

Nel capoluogo i problemi sono minori. Le situazioni più difficili, purtroppo, sono nelle valli, nei centri più piccoli. Qui le cose cambiano e sono molti quelli che si trovano a rimanere nascosti. E' a queste persone che dobbiamo guardare nell'impegno come attivisti, per non lasciarli soli.

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